Primule orientali
I proprietari di giardini aridi, molto soleggiati e oppressi da temperature africane abbandonino subito i loro sogni, perché le primule raffigurate in queste pagine non potranno mai vivere in ambienti di quel tipo, nemmeno con il massimo impegno del giardiniere più determinato. Tutti gli altri, viceversa, non si curino di certe narrazioni mitologiche secondo cui si tratta di piante “difficili”, perché invece è vero il contrario, a patto che non vengano mai meno le condizioni di base per una coltivazione corretta. Come sempre si tratta di “capire” le esigenze delle specie di cui ci siamo invaghiti, ricordando in primo luogo le caratteristiche dei territori da cui esse provengono. Le primule orientali, in natura, sono perenni che nascono e vivono in una vastissima area montuosa dell’Asia centrale, comprendente zone di enorme interesse botanico, come il Tibet, il Sikkim e lo Yunnan, o in Giappone. Gli habitat da loro preferiti sono costituiti da terre poste a quote molto elevate, ma sempre ricche d’acqua, sia meteorica sia stagnante al suolo: prati umidi, acquitrini, aree paludose e così via. In sostanza, per avere successo con queste primule, occorre ispirarsi a tali ambienti e riproporli in piccolo nei nostri giardini, ricorrendo a tutti i “trucchi” di cui l’armamentario del perfetto giardiniere non è mai sprovvisto. Se ci s’impegna in questo senso, avremo una carta in più da giocare e non di scarso valore. Le primule orientali, nel loro complesso, sono infatti stupefacenti per la delicatezza dei colori e per la profusione dei fiori, in alcuni casi riuniti ad ombrella o a globo sulla cima dello scapo fiorale, in altri casi distribuiti invece in verticilli distanziati fra loro in modo regolare. Infine, scegliendo bene fra i vari gruppi coltivati, avremo fioriture da marzo a luglio, che non è poco.
Le primule “Candelabra”Le “Candelabra” non sono una sola precisa specie botanica, ma un gruppo di specie differenti o di loro ibridi, poiché esse s’incrociano facilmente tra loro. Fra le specie, sono note P. japonica, P. beesiana, P. bulleyana ecc, ma anche P. polyneura e P. cortusoides. Perlopiù originarie della Cina e del Giappone, la loro principale caratteristica è costituita dagli spettacolari “anelli” (o verticilli) di fiori che si distribuiscono lungo lo scapo sopra le foglie.
Principali specie e gruppi di ibridi
ColtivazioneLe condizioni di base per coltivare con successo le primule asiatiche sono un suolo costantemente umido, ma non con acqua stagnante nei mesi invernali, una posizione in ombra o mezz’ombra. Il terreno deve essere sempre sciolto, possibilmente torboso, anche se non è strettamente necessario che sia ricchissimo di humus. Di norma, il loro sito ideale s’identifica con le rive di un laghetto o di uno stagno ben ombreggiato da alti alberi decidui.
Ogni specie ha poi esigenze particolari:
Per la moltiplicazione, il metodo migliore è dividere le piante più robuste e più grandi, rimettendole subito a dimora: l’operazione va effettuata ogni tre anni, all’inizio della primavera, quando esse riprendono a vegetare. Le “Candelabra” di norma s’incrociano facilmente fra loro, dando vita ad individui ibridi fertili.
In giardinoLe specie più piccole (P. rosea, P. denticulata e P. sieboldii) sembrano essere state create appositamente per decorare i giardini rocciosi, mentre le specie e gli ibridi alti sono indicati per altri ruoli, nelle aiuole e nelle bordure. In considerazione della struttura particolare delle ‘Candelabra’ – con scapi allungati e snelli, dotati di giri di fiori regolari ma non enormi – occorre essere generosi nella messa a dimora, formando ampie ondulazioni o strisce, anche a diverse quote, così da sfruttarne in pieno le architetture molto ritmate e le combinazioni cromatiche. Fra le loro compagne preferite – sempre tenendo presente la natura del sito, umido e ombreggiato – possiamo scegliere soprattutto fra le specie con foglie molto colorate e variegate: Hosta, Heuchera, Iris pseudacorus, Carex e graminacee in genere (soprattutto Hakonechloa e Milium). Alla loro base, sembra ideale un tappeto di Lysimachia nummularia ‘Aurea’. |
Erbacee
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