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Primule orientali

di Paolo Cottini
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I proprietari di giardini aridi, molto soleggiati e oppressi da temperature africane abbandonino subito i loro sogni, perché le primule raffigurate in queste pagine non potranno mai vivere in ambienti di quel tipo, nemmeno con il massimo impegno del giardiniere più determinato. Tutti gli altri, viceversa, non si curino di certe narrazioni mitologiche secondo cui si tratta di piante “difficili”, perché invece è vero il contrario, a patto che non vengano mai meno le condizioni di base per una coltivazione corretta. Come sempre si tratta di “capire” le esigenze delle specie di cui ci siamo invaghiti, ricordando in primo luogo le caratteristiche dei territori da cui esse provengono. Le primule orientali, in natura, sono perenni che nascono e vivono in una vastissima area montuosa dell’Asia centrale, comprendente zone di enorme interesse botanico, come il Tibet, il Sikkim e lo Yunnan, o in Giappone. Gli habitat da loro preferiti sono costituiti da terre poste a quote molto elevate, ma sempre ricche d’acqua, sia meteorica sia stagnante al suolo: prati umidi, acquitrini, aree paludose e così via. In sostanza, per avere successo con queste primule, occorre ispirarsi a tali ambienti e riproporli in piccolo nei nostri giardini, ricorrendo a tutti i “trucchi” di cui l’armamentario del perfetto giardiniere non è mai sprovvisto. Se ci s’impegna in questo senso, avremo una carta in più da giocare e non di scarso valore. Le primule orientali, nel loro complesso, sono infatti stupefacenti per la delicatezza dei colori e per la profusione dei fiori, in alcuni casi riuniti ad ombrella o a globo sulla cima dello scapo fiorale, in altri casi distribuiti invece in verticilli distanziati fra loro in modo regolare. Infine, scegliendo bene fra i vari gruppi coltivati, avremo fioriture da marzo a luglio, che non è poco.

 

Le primule “Candelabra”

Le “Candelabra” non sono una sola precisa specie botanica, ma un gruppo di specie differenti o di loro ibridi, poiché esse s’incrociano facilmente tra loro. Fra le specie, sono note P. japonica, P. beesiana, P. bulleyana ecc, ma anche P. polyneura e P. cortusoides. Perlopiù originarie della Cina e del Giappone, la loro principale caratteristica è costituita dagli spettacolari “anelli” (o verticilli) di fiori che si distribuiscono lungo lo scapo sopra le foglie.

 

Principali specie e gruppi di ibridi

Denominazione
Altezza massima
Fioritura
Note

P. alpicola

30 cm

V-VI

Fiori bianchi, gialli o rosa in infiorescenze pendule

P. beesiana

60 cm

IV-VI

Del gruppo “Candelabra”, con verticilli di fiori rosa-carminio profumati

P. bulleyana

60 cm

IV-V

Una “Candelabra”, con 5-7 verticilli arancione intenso

P. capitata

40-50 cm

IV-VI

Infiorescenza a corona appiattita di 12 cm, violetto.

P. denticulata

30 cm

III-IV

E’ la più precoce, con cime globose di fiori bianchi o lilla

P. florindae e ibridi

90 cm

VI-VII

Dotata di cime pendule con fiori giallo-zolfo. Tollera anche il sole pieno

P. japonica e cultivar

60-70 cm

IV-VI

La più nota delle “Candelabra”, con fiori lilla, rossi, rosa o bianchi

P. pulverulenta

90 cm

IV-VI

Una “Candelabra” con fiori di un intenso cremisi

P. rosea

20 cm

III-IV

Specie “nana” da roccioso, con fiori rosa-violetto

P. secundiflora

80 cm

VI-VII

Dotata d’infiorescenze pendule purpuree, raggruppate da un solo lato

P. sieboldii e cultivar

30-40 cm

V-VI

Con infiorescenze di 6-10 fiori bianchi, rosa, violetti

P. sikkimensis

90 cm

V-VI

Ricche infiorescenze con grandi fiori gialli o bianco-crema

P. viali (o vialii) (non viallii)

30 cm

VI-VII

Splendida infiorescenza conica bicolore, cremisi e azzurrognolo

 

Coltivazione

Le condizioni di base per coltivare con successo le primule asiatiche sono un suolo costantemente umido, ma non con acqua stagnante nei mesi invernali, una posizione in ombra o mezz’ombra. Il terreno deve essere sempre sciolto, possibilmente torboso, anche se non è strettamente necessario che sia ricchissimo di humus. Di norma, il loro sito ideale s’identifica con le rive di un laghetto o di uno stagno ben ombreggiato da alti alberi decidui.

 

Ogni specie ha poi esigenze particolari:

  • P. alpicola non tollera le estati aride
  • P. beesiana, come le altre “Candelabra”, ama anche il sole a condizione che il suolo sia sempre umido
  • P. bulleyana vuole temperature piuttosto fresche
  • P. capitata gradisce il terreno torboso, ma in ogni caso non ha vita lunga
  • P. denticulata è fra le meno esigenti: le basta avere un suolo umido
  • P. florindae è fra le più rustiche e vigorose: tollera anche condizioni di eccessiva presenza d’acqua
  • P. japonica è forse la più “facile”, poiché le va bene qualunque suolo umido
  • P. rosea tollera pure qualunque situazione in grado di assicurarle umidità
  • P. sieboldii vuole suolo costantemente umido e ombra; d’estate scompare se il suolo s’inaridisce
  • P. sikkimensis sopporta anche un po’ di sole, ma con terreno umido
  • P. viali preferisce terreno torboso e ricco.

 

Per la moltiplicazione, il metodo migliore è dividere le piante più robuste e più grandi, rimettendole subito a dimora: l’operazione va effettuata ogni tre anni, all’inizio della primavera, quando esse riprendono a vegetare. Le “Candelabra” di norma s’incrociano facilmente fra loro, dando vita ad individui ibridi fertili.

 

In giardino

Le specie più piccole (P. rosea, P. denticulata e P. sieboldii) sembrano essere state create appositamente per decorare i giardini rocciosi, mentre le specie e gli ibridi alti sono indicati per altri ruoli, nelle aiuole e nelle bordure. In considerazione della struttura particolare delle ‘Candelabra’ – con scapi allungati e snelli, dotati di giri di fiori regolari ma non enormi – occorre essere generosi nella messa a dimora, formando ampie ondulazioni o strisce, anche a diverse quote, così da sfruttarne in pieno le architetture molto ritmate e le combinazioni cromatiche. Fra le loro compagne preferite – sempre tenendo presente la natura del sito, umido e ombreggiato – possiamo scegliere soprattutto fra le specie con foglie molto colorate e variegate: Hosta, Heuchera, Iris pseudacorus, Carex e graminacee in genere (soprattutto Hakonechloa e Milium). Alla loro base, sembra ideale un tappeto di Lysimachia nummularia ‘Aurea’. 

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