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Crochi primaverili

di Paolo Cottini
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“In febbraio mi trovo a rimpiangere di non aver piantato un numero maggiore di crochi, tanto affaccendati a spuntare in rapida sequenza. Sono così deliziosi e così piccoli. Coltivati in un vaso o una vaschetta, sono affascinanti per la casa: ricordano i lavori artistici in miniatura creati dal grande artista russo Fabergé, quando i ricchi potevano concedersi simili bizzarrie. Coltivati all’aperto, sui terrapieni rocciosi, sono perfettamente proporzionati all’ambiente che li circonda, mentre nelle aiuole aperte tendono a smarrirsi nel vasto spazio circostante. E’ bello ammirarli in primo piano, allo scopo di apprezzare meglio le pennellate di colore sul lato esterno dei petali: sembrano tracciate da una punta sottile, magari guidata dalla mano ferma di un copista cinese, che le sfuma nei toni del bronzo e del lilla. Non ultimo pregio dei nostri piccoli crochi è l’abitudine di aprire numerosi fiori sullo stesso stelo: quando credete che stiano per appassire, ecco una nuova produzione”. Parole sante della grande paesaggista Vita Sackville-West, scritte nei primi anni Quaranta, quando noi ci stavamo leccando le ferite della guerra e a tutto pensavamo tranne che ai crochi. Oggi, però, rileggendole, ci sembrano la sintesi perfetta dell’elogio di un consistente genere di bulbose, tanto umili e facili da coltivare quanto disponibili a regalarci grandi soddisfazioni a basso costo.

 

Primavera o autunno, a scelta

Agli occhi di molti giardinieri hobbisti, i crochi rappresentano l’emblema della primavera che sta per aprirsi, ma questo è vero solo in parte, perché non poche specie - prima fra tutte, la pianta dello zafferano o Crocus sativus - hanno scelto l’autunno come loro stagione preferita. In ogni caso, si tratta di erbacee perenni che, in grandissima parte, provengono dai territori dell’Europa meridionale o dell’Asia Minore. Dotate di un bulbo (per la precisione si chiama bulbo-tubero o ‘cormo’) ovvero un fusto ingrossato sotterraneo, esse emettono steli di una dozzina di cm, sui quali sbocciano fiori a forma di calice di grandezza variabile, prima ancora che le foglie abbiano raggiunto il massimo dello sviluppo: una lunghezza di circa 20-25 cm, cui si perviene anche molto tempo dopo che i fiori sono scomparsi.

 

Le specie primaverili

Sempre più frequentemente, fra gli appassionati di giardini, si va insinuando il dubbio se non sia meglio abbandonare qualche volta l’impiego degli ibridi creati dall’uomo, per sperimentare le piante spontanee, così come la natura le ha volute. In tal caso, la scelta nel campo dei crochi, non sarebbe difficile, poiché il numero di specie primaverili è piuttosto elevato. Se si esclude il candido (o violaceo) C. vernus - diffusissimo nei prati di montagna al termine dell’inverno, ma con fiori piuttosto piccoli – ci si può orientare verso C. chrysanthus (Turchia, giallo oro), C. flavus (Grecia, giallo albicocca), C. biflorus (Europa meridionale, bianco-lilla), C. tommasinianus (Balcani, malva violaceo), C. sieberi (Creta, bianco o malva) e molti altri.

 

Gli ibridi olandesi

Se sul mercato è un po’ difficoltoso recuperare le specie “botaniche”, viceversa è facilissimo incontrare gli ibridi, dal fiore molto grande, le cui variazioni cromatiche sono davvero straordinarie. La maggior parte di loro fa capo a due specie spontanee, C. chrysanthus e C. biflorus, sulle quali operarono fin dall’inizio del secolo scorso alcuni coltivatori olandesi, come il celebre van Tubergen di Haarlem. Attualmente, sono disponibili circa quaranta varietà, tutte affidabili, rustiche e pronte a fiorire anche in tempi diversi: ad es. ‘Saturnus’ è abbastanza precoce (febbraio), mentre ‘White Triumphator’ e ‘Prince Claus’ sono più tardivi (marzo). A loro si possono sommare le circa venti varietà di C. vernus, non meno attraenti con i loro colori decisi e luminosi.

 

In giardino

La prima virtù dei crochi, grazie alle loro dimensioni ridotte, è di riuscire ad inserirsi ovunque, anche nel giardino più sovraffollato, sia che li si metta a dimora in masse piuttosto consistenti all’ombra di alberi ed arbusti decidui, sia che si preferisca accostarli ad altre erbacee perenni, specialmente bulbose. Ad esempio, disponendo di C. sieberi ‘Violet Queen’, che forma piccoli agglomerati di fiori lilla scuro con gola gialla, è interessante l’associazione con l’origano giallo (Origanum vulgare ‘Aureum’). Viceversa, la varietà C. chrysanthus ‘Ladykiller’, che ha petali bianchi con pennellate di viola scuro, è l’ideale compagna di arbusti dai fiori precoci e gialli, quali sono le Corylopsis. Se siamo riusciti ad acquistare due specie insolite, C. ancyrensis e C. angustifolius, ne valorizzeremo le striature rosso-marrone ponendole vicine ad alcuni ellebori (Helleborus foetidus o H. viridis) dai fiori verdi. C. tommasinianus, infine, è dotato di una piccola ma importante serie di cultivar, come ‘Barr’s Purple’ (dai fiori rosso-violacei molto grandi), già valide anche da sole oppure sotto i rami di una forsizia o di un Abeliophyllum distichum.

In casa

Utilizzando ciotole o vasi appropriati, i bulbi dei crochi vanno messi a dimora in un composto ottenuto mescolando una parte di torba, una di terriccio da vaso ed una di sabbia. Dopo averli tenuti in un cassone freddo fino a metà gennaio, si spostano in casa, dove gli si devono garantire almeno quattro ore di luce solare diretta, con temperature che di notte si aggirino sui 5-10° C e di giorno possibilmente non superino i 18° C.

 

Coltivazione

Pur se delicatissimi nel loro aspetto, i crochi possiedono perlopiù una costituzione robustissima, tale da consentirgli di affrontare i rigori dei primi mesi dell’anno. La maggior parte delle specie e degli ibridi più comuni è decisamente rustica, sopportando temperature esterne fino a –20° C, a condizione che il terreno non rimanga gelato troppo a lungo. In genere, essi si accontentano di avere una posizione soleggiata o all’ombra di arbusti “leggeri”, purché riparata dai venti, con un terreno moderatamente fertile ma soprattutto ben drenato. I cormi vanno piantati non appena sono disponibili, fra ottobre e novembre, ad una profondità di circa 5-8 cm e con una distanza di 5-15 cm: più fitto è l’impianto e più piacevole è l’effetto. La profondità può essere maggiore se si ritiene che in superficie possano sopravvenire problemi climatici o di altra natura. La concimazione, effettuata con un prodotto dalla formula 5-10-5 (azoto, fosforo, potassio), non deve essere eccessiva e va conferita in autunno. La moltiplicazione si effettua dividendo i piccoli bulbi che si formano spontaneamente nel terreno, a volte con una certa abbondanza.

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