Anemoni giapponesi autunnaliUno dei più famosi “cacciatori di piante” anglosassoni della prima metà del XIX secolo fu lo scozzese Robert Fortune, che nel 1842 intraprese un lungo viaggio in Cina, dove era stato inviato con compiti precisi, fra cui quello di mettere le mani sui peschi coltivati a Pechino nel giardino dell’imperatore. Compiuta la missione, egli tornò a Londra nel 1846, carico di piante nuovissime che furono subito introdotte nel giardino della Horticultural Society, allora a Chiswick. Qualche tempo dopo, quando Fortune ebbe occasione di ammirare in quel luogo una massa di anemoni tardivi, in piena fioritura, che lui stesso aveva portato in patria, non poté trattenersi dallo scrivere che essi: “…erano belli e rigogliosi tali e quali li avevo visti crescere sulle tombe dei cinesi, nei pressi dei bastioni di Shangai”. Si trattava di Anemone hupehensis var. japonica, una varietà probabilmente spontanea dotata di un numero di petali assai maggiore rispetto alla specie-tipo, che di norma vive fra le rocce dei rilievi montuosi di alcune province cinesi, fino alla quota di 2.500 m. Entrambe le piante, in ogni caso, hanno la proprietà di fiorire tra agosto e novembre, quando tutti gli altri anemoni sono andati a riposare ormai da un pezzo. Se infatti esiste, in natura, un genere con un amplissimo spettro dei tempi di fioritura per i suoi numerosi membri, questo è proprio Anemone, che apre la stagione primaverile con alcune specie precocissime, come A. nemorosa, e la chiude appunto verso novembre, dulcis in fundo, con altre piante (le due citate, ma anche A. tomentosa ed A. vitifolia) e con tutti gli ibridi tardivi ottenuti mediante pazienti incroci.
Una precisazione botanicaI fiori degli anemoni sono dotati di un anello di foglie dall’aspetto di petali, che circondano il centro occupato dagli organi sessuali (stami e pistilli). Tali “foglie” vengono chiamate “tepali”, perché non è ben chiaro se siano da considerarsi “petali” veri e propri oppure “sepali”, cioè gli elementi che costituiscono il calice.
Una precisazione storica e lessicaleGli anemoni tardivi sono detti genericamente “giapponesi”, perché la prima pianta menzionata in epoca moderna fu un esemplare registrato nel 1695 come “pianta del Giappone”, in quanto scorrettamente ritenuto originario di quel Paese. L’errore fu tuttavia accettato anche dai botanici dei secoli seguenti, peraltro consapevoli che invece A. hupehensis var. japonica era una varietà sfuggita alla coltivazione e poi naturalizzatasi sia in Cina sia in Giappone.
I tre moschettieri
In giardinoPartendo dalla constatazione che A. hupehensis e anche A. vitifolia, in natura, vivono nelle boscaglie aperte e piuttosto umide, spesso ad una quota dove gli alberi non riescono più a vegetare, queste perenni – includendo nel discorso tutti gli ibridi e le altre specie – sembrano nate per formare le bordure autunnali, in una notevole varietà d’impieghi. Poiché amano i siti ombreggiati almeno parzialmente, durante le ore di sole, le varietà a fiore bianco, come la rinomatissima ‘Honorine Jobert’, illuminano a lungo anche gli angoli più scuri del giardino. Inoltre, la successione dei fiori si prolunga alquanto nel tempo, consentendo così anche di utilizzarli nei mazzi recisi. Si ottiene un ottimo effetto mettendoli a dimora contro una parete o un muro, su cui si arrampichi una Clematis a fioritura autunnale: per es., A. ‘Hadspen Abundance’ e C. ‘Kermesina’ rappresentano un matrimonio ben riuscito. Un’altra piacevole associazione autunnale si ottiene accostando gli anemoni con arbusti in grado di fornire colorazioni rosse o cremisi: in tal caso, la scelta è molto ampia, per es. usando Cornus sanguinea o Cornus alba ‘Sibirica’, ma anche molti Viburnum oppure le foglie e i cinorrodi di Rosa glauca. Eccellenti contrasti si ottengono accoppiando gli anemoni a fiore violaceo-cremisi con foglie variegate, sia di erbacee (le Hosta, per es.) sia di arbusti (Euonymus sempreverdi). Nelle bordure erbacee, le migliori compagne sono specie piuttosto alte, come le Cimicifuga e gli Aconitum. ColtivazioneIl terreno prediletto dagli anemoni giapponesi è piuttosto alcalino (con pH intorno a 7), piuttosto umido e in ogni caso mai del tutto asciutto. E’ inoltre importante che esso sia profondamente lavorato, fertile, ricco di humus e di sostanze organiche. L’esposizione ideale, come si è visto, è a mezz’ombra, evitando quindi l’insolazione pesante delle ore centrali della giornata. La temperatura invernale, anche piuttosto rigida, non rappresenta un problema, anche se in caso di eventuali geli prolungati occorre ripararli con un buono strato di pacciamatura. Se tutte queste condizioni vengono osservate, gli anemoni si propagano a volte anche in modo esagerato, ma se, per es., il suolo è troppo arido, è anche facile che stentino o addirittura muoiano. Trascorso il primo anno, per la coltivazione non sorgono più difficoltà. Basta eliminare le foglie più vecchie e, se necessario, dare un limite alla loro facilità nel diffondersi a scapito di altre piante. La moltiplicazione delle specie si effettua con semi freschi, ma con gli ibridi il metodo può non funzionare ed è quindi meglio ricorrere alla divisione in primavera (che non sempre ha successo) o, meglio ancora, al prelievo di talee radicali ricoperte di numerose gemme.
Principali varietà
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Erbacee
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