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Pratoline

di Paolo Cottini
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Più la vita si fa difficile e stracarica di problemi d’ogni tipo, più siamo indotti a perlustrare strade meno intricate, che ci aiutino a recuperare un attimo di respiro per consentirci di ricaricare le pile e di affrontare, se proprio è necessario, nuovi problemi e nuove complicazioni. In giardino, per esempio, dopo aver subito per anni l’invasione di fiori dalle forme più bizzarre e dai colori più insoliti, un giorno ci scopriamo a desiderare un tuffo nel passato, nel tentativo di ritrovare quella semplicità che per lungo tempo ci è sembrata fin troppo scontata. Le pratoline (o margheritine o primavere), (Bellis perennis) fanno parte di quel bel mondo che fu, che per anni avevamo infilato nel dimenticatoio e del quale invece siamo oggi sempre più assetati. In altre parole, dopo orge di piante e fiori esotici, ci rendiamo conto che in fondo l’impiego di alcuni fiorellini di campo, magari sotto forma di varietà coltivate, è qualche volta sufficiente per soddisfare anche i palati più raffinati. Gli inglesi – talvolta un po’ aristocratici, in tema di giardinaggio – chissà perché le chiamano “English daisies”, o “margherite inglesi”, quasi che la specie Bellis perennis fosse stata inventata da Guglielmo il Conquistatore, il quale l’avesse poi elargita generosamente al resto del mondo. Non è così, come sappiamo, perché se c’è un fiore ampiamente “europeo”, questo è appunto la pratolina, che nasce spontanea in tutti i prati e pascoli del Continente, fatta eccezione per le isole Baleari e le Svalbard. Diffusissima in tutte le regioni italiane, questa erbacea perenne, solitamente non più alta di 15 cm, possiede un solo capolino, con “bottone” centrale giallo e “petali” (in realtà sono fiori ligulati) bianchi, ma spesso soffusi di rosa-rosso. Anche in natura, gli ibridi e le varietà non si contano, tanto da facilitare enormemente il lavoro di chi invece si dedica alla costituzione di cultivar ornamentali. Con le umili ma graziosissime pratoline, è possibile decorare senza tanti fronzoli alcune aree del nostro giardino, utilizzando piante assolutamente rustiche e senza troppe esigenze.

 

Principali varietà

 

Denominazione
Fiori
Note

 ‘Aucubaefolia’

Semplici

Foglie variegate di verde e giallo-oro, simili alle aucube

 

‘Carpet’ [serie]

Piccoli, doppi, molto numerosi

Ottime per le aiuole

 

‘Dresden China’

Piccoli, rosa intenso

Taglia nana

 

‘Galaxy’ [serie]

Semidoppi, a pompon  con centro

Portamento molto compatto

 

‘Habanera’ [serie]’

Capolini molto grandi (6 cm), rossi, rosa, bianchi

Fioritura in tarda primavera

 

‘Medicis’ [serie]

Doppi, pieni, larghi 3 cm.

Altezza 15 cm, ottime nelle bordure

 

‘Pomponette’ [serie]

Doppi, capolini fino a 4 cm, rosa, bianchi, rossi

Petali incurvati e pieghettati

 

‘Prolifera’ [‘Hens and Chickens’]

Doppi, bianchi, chiazzati di rosa, con un anello supplementare di fiorellini penduli

Taglia nana

 

‘Radar’ [serie]

Molto grandi (fino a 5 cm), bianchi, rosa, rossi

 

Altezza 10 cm, adatti anche per vasi

 

‘Shrewly Gold’

Semplici

Foglie giallo vivo

 

‘Tasso’ [serie]

Doppi, rosa, bianchi, rossi, fino a 6 cm

Petali incurvati e pieghettati

 

             

 

In giardino

L’impiego in giardino delle pratoline da sempre divide in due il mondo dei paesaggisti più esperti e raffinati. Molti di loro sostengono che l’uso più indicato è quello ‘naturale’, vale a dire nei prati, dove in effetti esse risaltano con grande vivacità, anche se poste al piede di alberi e grandi arbusti. Un secondo indirizzo di pensiero – capeggiato dalla celeberrima Vita Sackville-West – afferma invece, e forse non a torto, che il prato è consigliabile solo per la specie-tipo, Bellis perennis, che però rischia d’infestare l’intera area. Le varietà più delicate, come quelle a fiore doppio o pieno, a suo avviso sono più adatte per le aiuole, in particolare per definire i bordi, specialmente se accompagnate da altre specie di pari ‘freschezza’ primaverile, come le primule e i nontiscordardimé (Myosotis). Poche cultivar dal fiore minuto, come ‘Dresden China’, sembrano indicate anche per il giardino roccioso. Va ricordato infine che la vecchia e sempre valida scuola francese di giardinaggio raccomandava che, al fine di avere bordure sempre ben ‘ricche’ e fiorite, è bene rifare il lavoro delle bordure tutti gli anni, o al massimo ogni due, di preferenza nei mesi primaverili.

 

Coltivazione

Di norma, la coltivazione delle pratoline non riguarda la specie-tipo Bellis perennis, che è spesso considerata un’infestante dei tappeti erbosi, quindi da combattere con diserbanti e da estirpare. Le numerose varietà, invece, sono dotate di un elevato valore ornamentale, ma, poiché con il passare del tempo il loro aspetto tende ad impoverirsi, si preferisce trattarle come biennali. Sono piante molto rustiche, che tollerano temperature anche inferiori a -15°C., pur preferendo un’esposizione soleggiata o in mezz’ombra; viceversa non amano le estati roventi. Gradiscono un terreno non troppo fertile e ben drenato, che non s’inaridisca eccessivamente durante i mesi caldi. La messa a dimora di pianticelle in piena terra si effettua in autunno, fra ottobre e novembre, oppure anche in marzo-aprile. La moltiplicazione da seme, se questo è disponibile, va fatta all’aperto all’inizio dell’estate, avendo cura di ricoprire i semi con poca terra. Le pianticelle vanno poi ripicchettate, per essere poi collocate a dimora definitiva verso settembre. Le varietà a fiore pieno (come ‘Alice’, ‘Dresden China’ e ‘Prolifera’) producono pochissimi semi fertili o anche nessuno, così che il metodo migliore per la loro riproduzione è la divisione delle piante, che si effettua dopo la fine della fioritura, mettendo subito a dimora i nuovi getti. Le cure principali consistono in primo luogo in un paziente lavoro di eliminazione dei capolini sfioriti, allo scopo di prolungare la fioritura. Infine, d’inverno occorre proteggere  le varietà più delicate, a fiori doppi o pieni, con foglie secche, paglia, felci o tessuto non tessuto. 

 

In fitoterapia

Se nel XVI secolo i principi attivi contenuti nella pratolina erano ritenuti validi per combattere “scrophole.. ferite della testa…sciatiche” e quant’altro, ai nostri giorni si usano ancora le parti verdi essiccate, in preparati astringenti, lassativi, depurativi e sudoriferi. Un infuso di fiori al 2-3% è utile come collirio contro le blefariti, mentre un decotto al 4-5% va bene nei gargarismi e in funzione antiemorragica.

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