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Belamcanda chinensis

di Maurizio Vecchia
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  • Belamcanda chinensis

Una pianta dalla doppia insolita bellezza: fiori e semi decorativi

È una “bulbosa” facile e piacevole da coltivare nei nostri giardini. Parente degli Iris, è tuttavia  esteticamente molto diversa da questo diffuso genere di rizomatose.

La Belamcanda ha un fiore più piccolo, dalla forma regolare: sei petali color arancio disposti regolarmente, iscritti in un cerchio virtuale in cui sembrano disegnati con un compasso. La sua regolarità geometrica contrasta con una maculatura disordinata, di solito di colore rosso, malva o violetto, sparsa sulla superficie dei petali.

Così in questo fiore ritroviamo perfezione mescolata ad un pizzico di fantasia, di originalità e di... “trasgressione”.

La Belamcanda è interessante anche perché, finita la fioritura, all’approssimarsi dell’autunno, continua ad essere decorativa con i suoi mazzi di semi lucidi e neri.  Era di moda nel sec. XIX, godeva di grande favore ed era largamente coltivata. Poi, inspiegabilmente, è andata in disuso, pian piano sempre più trascurata ed ignorata.

Negli U.S.A è sorta ora un’associazione di cultori di questo genere, delle sue varietà e dei suoi ibridi: American Pardanthus Society, e questo è il suo sito: http://www.geocities.com/belamcandra/

Per la sua indiscussa eleganza, per la sua rusticità e facilità di coltivazione merita di essere di nuovo presente nei nostri giardini o coltivata in vaso sui terrazzi e sui balconi.

 

Caratteristiche botaniche

Nell’ India occidentale (Malabar) è denominata ‘Belam-canda’, e da questa denominazione locale è derivata quella botanica ufficiale. È comunque diffusa, in Asia, fino alla Cina e al Giappone. Tra i suoi numerosi sinonimi c’è molta confusione; uno di questi, ancora in uso, è il suggestivo Pardanthus (Fior di leopardo), per le maculature a ‘leopardo’ della sua corolla.

È un’erbacea perenne  alta circa mezzo metro. L’apparato radicale, stolonifero, è costituito da un corto rizoma, mentre il robusto stelo è caratterizzato da lunghe foglie ensiformi, simili a quelle di Iris. I  fiori, riuniti in corimbi terminali, hanno il diametro di circa 5-6 cm. La corolla è costituita da sei elementi, di cui tre alternativamente più corti, di solito di color arancione con maculature e screziature rosso porpora. Vi sono tuttavia  varietà che presentano sfumature e contrasti sul violetto, sull’arancione, sul rosa e sul giallo.

I semi, di forma sferica, neri e lucidi, sono contenuti in una capsula loculicida che si apre a maturazione. Per questa sua peculiarità, nel mondo anglosassone, è denominata anche Blackberry Lily.

Un’altra specie appartenente allo stesso genere è la B. flabellata, molto simile alla B. chinensis. Esistono numerosi interessanti ibridi, denominati  x Pardamcanda norrisii ottenuti con la   Pardanthopsis dichotoma, una specie affine. 

 

La coltivazione

Non richiede cura alcuna, non soffre di malattie ed è in grado di naturalizzarsi nei giardini. Sopporta terreni drenati e poveri, tuttavia nei terreni ricchi  diventa più alta e più rigogliosa e con colorazioni più intense.

L’esposizione migliore è in ombra parziale o in pieno sole. In gruppi è molto decorativa, specialmente se si riescono a trovare piante con fiori di colori diversi.

Può essere utilizzata lungo le bordure, mescolata ad altre perenni come elemento verticale, insieme a piante più basse e più larghe. Si presta alla coltivazione in vaso, perciò è adatta anche ad abbellire balconi e terrazzi.

Si moltiplica facilmente sia per divisione dei rizomi, sia per seme. In questo caso richiede la germinazione che è facilitata se viene seminata all’aperto d’autunno così da attraversare un periodo di freddo invernale (stratificazione). In giardino infatti si ottengono nuove piante, spontaneamente, dai semi caduti.

In piena terra ci si può dimenticare di irrigarla e di concimarla: bastano le piogge. In vaso occorre più attenzione e trarrà giovamento da innaffiature periodiche da effettuare quando il terriccio diventa asciutto e da concimazioni liquide settimanali.

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