TricyrtisCerte piante hanno avuto in sorte un destino tanto bizzarro quanto difficile, a volte fin dal momento della loro scoperta in natura. Prendiamo come esempio le Tricyrtis, che oggi si vanno gradualmente rivalutando dopo ben centocinquanta anni dal loro arrivo nel mondo occidentale: una lunga parentesi durante la quale non hanno mai vissuto momenti di vera gloria, come invece meriterebbero. A studiarle per primo fu un botanico illustre, il medico danese Nathaniel Wallich, che ai primi dell’Ottocento, ricoprendo la carica di direttore del Giardino Botanico di Calcutta, si recò più volte sulle montagne himalayane alla ricerca di piante nuove. Nel corso delle sue esplorazioni botaniche, il Wallich era solito raccogliere semi di specie preziose per poi spedirli in Inghilterra con un sistema tutto suo, inserendoli cioè in barattoli di zucchero di canna per meglio proteggerli durante il viaggio per nave. Fu così che, fra una Gentiana ornata e un Cornus capitata, nel 1851 sbarcò in Europa anche Tricyrtis elegans, la prima rappresentante di questo genere ristretto. Attualmente, le T. stanno compiendo passi da gigante nelle mostre internazionali e nazionali che si svolgono in autunno (a Courson, ma anche a Masino), anche se qualche problema sorge dalla confusione che tuttora regna a livello scientifico, tanto che la medesima specie o il medesimo ibrido talvolta sono presentati con denominazioni differenti. Inoltre, gli orticoltori non hanno esitato ad avviare campagne d’incroci a tutto campo, così che il settore si sta allargando a dismisura: partendo dalle 10-15 specie naturali si è oggi arrivati a non meno di 60-70 cultivar, non tutte ben definite. In ogni caso, gli hobbisti a caccia di succose novità con le Tricyrtis avranno pane per i loro denti.
In breveTipo di pianta: Erbacea perenne Famiglia: Convallariaceae (Liliaceae) Parenti stretti: Convallaria, Liriope, Ophiopogon, Polygonatum Dimensioni massime: 80-90 (altezza) x 60-90 cm Portamento: Steli eretti o talvolta arcuati Foglie: Alterne, ovate o lanceolate Colore foglie: Verde chiaro o medio, a volte maculato Fiori: Forma insolita, con sfondo bianco o giallo e macchie rosa-viola-porpora Profumo: Assente Fioritura: Molto prolungata, da agosto a ottobre Rusticità in Italia: Ottima In naturaL’areale in cui vivono le T. è molto vasto, estendendosi dalla regione himalayana in direzione est, fino all’isola di Taiwan, ma concentrandosi soprattutto in Giappone (Hokkaido, Honshu, Shikoku). Gli habitat sono diversi secondo le specie, ma di norma sono costituiti da boschi e forre muscose, senza escludere i pendii rocciosi, quasi sempre in luoghi umidi e ben ombreggiati, in aree di montagna fino a 3000 m di quota. Il fioreNel genere Tricyrtis l’attrattiva morfologica più valida risiede sicuramente nel disegno curioso e seducente dei fiori, così come avviene per le orchidee, che appartengono a tutt’altra famiglia, ma in qualche misura sono un po’ simili. In generale, essi hanno una forma di stella, ma anche di campanella o di piccolo imbuto e sono composti da 3 tepali interni e 3 esterni. I primi sono nastriformi e divergenti nella porzione superiore, mentre i secondi terminano in basso con una piccola sacca rigonfia. Non meno curiosi sono i 6 stami, che sono uniti alla base ma curvati all’infuori in cima.
Le due colonne
Vecchie e giovani promesse
Ibridi e cultivarLe notevoli variazioni cromatiche, che caratterizzano i fiori di T., rappresentano uno dei maggiori punti di forza di questo genere, tanto che numerosi ibridi e varietà sono stati costituiti giocando appunto su tale prerogativa.
Perché coltivarle
Esigenze colturaliTerreno. Un suolo ricco di humus e molto ben drenato, ma che in pari tempo sia costantemente umido, è ciò che le T. desiderano maggiormente. Il pH deve essere tendenzialmente neutro o un po’ acido, possibilmente arricchito da concime organico ben maturo. La concimazione deve poi essere ripetuta una volta l’anno. Clima. Le T. sono assolutamente rustiche, tollerando temperature invernali anche fino a -15°/-20°C: sono quindi coltivabili in quasi tutto il nostro territorio nazionale. Tuttavia, qualche attenzione, almeno nei primi tempi, può riguardare alcune varietà di T. formosana, ma anche tutte le altre specie se, durante un inverno particolarmente rigido, non dovesse verificarsi una nevicata “protettiva”. In tal caso, occorre ripararle con uno strato di pacciamatura organica. Esposizione. Sono piante da mezz’ombra o anche da ombra assoluta, dove fioriscono per lunghi periodi. Se il terreno è adeguatamente umido in misura costante (ma curando sempre il drenaggio!), possono tollerare anche alcune ore di sole pieno (specialmente T. hirta). Coltivazione. I siti d’impianto ideali sono le bordure miste non soleggiate, magari sotto la protezione di alberi o arbusti alti, i sentieri ombrosi, i margini delle boscaglie. D’inverno possono scomparire anche completamente, per poi rispuntare in primavera. La concimazione con fertilizzante a lenta cessione è raccomandata ogni tre mesi circa. Durante il periodo vegetativo, se necessario, occorre annaffiare in modo regolare, ma badando a non creare ristagni. Preventivamente, è bene irrorarle in primavera con un insetticida ed un fungicida ad ampio spettro. Propagazione. Il metodo migliore è la divisione effettuata in primavera o anche la talea. Le specie botaniche si sviluppano molto bene da seme, al coperto a febbraio, usando contenitori da 10 cm e un miscuglio di torba e terriccio con l’aggiunta di sabbia. Si consiglia di stendere un velo di graniglia sulla superficie del vaso, allo scopo di allontanare licheni e muschi. I semi germogliano a metà primavera e spesso le piante fioriscono già il primo anno. |
Erbacee
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