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Tagetes

di Paolo Cottini
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Se si vuole avviare il proprio bambino sulla gioiosa strada del giardinaggio, facendo in modo però che la partenza non coincida con una cocente delusione, la carta vincente per accendere il suo entusiasmo si chiama Tagetes. La coltivazione di queste variopinte “margherite” è facilissima, anche in vaso, così che  il successo è garantito al cento per cento. Sbagliare con loro è impossibile, a meno che non ci si dimentichi di…seminarle. Viceversa, accade che il giardiniere mediamente esperto – per non parlare di quello raffinato – per poco non si offende se gli proponete di realizzare aiuole e composizioni di annuali con Tagetes, appunto perché la sua dignità professionale uscirebbe quasi sminuita da una così clamorosa assenza di difficoltà tecniche. In questo senso i Tagetes sono considerati l’emblema della pianta eccessivamente popolare, se non addirittura “volgare”, da evitare o da utilizzare con molta cautela. A nostro avviso, questa percezione è errata, perché le piante ornamentali in nessun caso dovrebbero costituire una “sfida” all’abilità del giardiniere, ma limitarsi ad essere una risorsa da impiegare con intelligenza e garbo, tutte le volte che esse siano messe in grado di dare il meglio di sé. I Tagetes, oltretutto, tollerano qualunque condizione ambientale, anche la più ostile, producendo enormi quantità di fiori fin dall’inizio dell’estate, anche se la mano del giardiniere è stata infelice o sgraziata, e cessando di vivere solo dopo le prime pesanti gelate. Sinceramente, non si capisce cosa potremmo desiderare di più.

 

Due specie-madri

Le piante appartenenti al genere Tagetes sono quasi sempre annuali, o coltivate come tali, ma le specie maggiormente utilizzate sono T. erecta e T. patula: la prima è piuttosto alta e porta fiori grandi, quasi sempre con petali doppi che tendono ad arricciarsi, mentre la seconda è più bassa e presenta capolini con petali semplici o semidoppi. La facilità con cui tutti i Tagetes si ibridano fra loro ha favorito il lavoro orticolo, che oltretutto si è avvantaggiato della variabilità cromatica dei fiori, compresa tra il giallo, l’arancione e il rosso scuro di T. patula. Per antica tradizione, si è soliti suddividere le forme coltivate in due grandi gruppi: gli “africani”, che fanno capo a T. erecta, e i “francesi”, che discendono da T. patula. Gli “africani” arrivano ad un metro d’altezza e hanno grossi fiori doppi, mentre i secondi, con fiori più piccoli e raramente doppi, toccano un massimo di 40 centimetri. Tuttavia i due gruppi si sono avvicinati fra loro, dando vita a una terza categoria detta franco-africana, con caratteristiche intermedie, mentre gli ibridi più recenti vedono spesso coinvolta la specie T. tenuifolia.

 

Gli ibribi ed incroci

Gli ibridi hanno una crescita lenta ma vigorosa e una fioritura a volte tanto rapida da avvenire addirittura dopo sole cinque settimane dalla semina. La loro qualità più apprezzabile, peraltro, è la durata della fioritura, che si prolunga fino ai primi geli. L’impegno degli ibridatori, che si sono adoperati per attenuare l’odore non sempre gradevole delle foglie, si è inoltre indirizzato verso la coltivazione di forme con dimensioni e portamenti diversi così che tra i Tagetes “francesi” sono stati ottenuti gruppi di altezza normale (30 centimetri), con fiori semplici e doppi di colore giallo, arancione o rosso, ma anche semi-nani (fino a 20 centimetri), con petali giallo oro e centro rosso scuro, e altri ancora, nani, con colori che vanno dal giallo pallido al rosso mogano. Ogni anno vengono così costituite numerose forme nuove, a volte difficilmente attribuibili ad una categoria precisa, che sono il risultato di un lungo processo di incroci. Tra gli ultimi gruppi nati abbiamo i “Favourite Hybrids”, gli “Aurora” e i “Royal”, ciascuno con un buon numero di varietà intermedie. Tra quelli meno recenti va segnalato il francese ‘Solar’ a fiore doppio, che ha la proprietà di resistere bene alle intemperie. La serie “Queen” comprende il celebre ‘Queen Sophie’ (o ‘Reine Sophie’), bellissimo per i suoi petali color rosso rame bordati d’arancione.

 

In giardino

I Tagetes vengono utilizzati in molti modi, anche come fiori recisi, ma nei giardini vanno messi a dimora dopo aver ben calcolato le combinazioni dei colori, al fine di ottenere contrasti piacevoli e di grande impatto. Si consideri inoltre che questa è un’essenza da bordura, ma soprattutto tappezzante, specialmente nelle aiuole formali, dove va seminata in grandi quantità per conseguire il migliore dei risultati. Molto spesso i Tagetes vengono coltivati nelle roccaglie, così come in vasi e contenitori vari su balconi e terrazzi.

Tagete in aiuola

Poiché i Tagetes sono velocissimi ad andare a fiore, si possono seminare direttamente in giardino (o nelle cassette sui terrazzi), più o meno verso i primi di maggio. Le plantule verranno poi diradate mantenendo una distanza di circa 20-30 cm (secondo l’altezza della varietà). In questo caso,  i Tagetes fioriscono un po’ più tardi rispetto a quelli coltivati in serra, ma è probabile che siano piante più sane e più robuste. La fioritura di norma avviene entro otto settimane dalla semina e si prolunga fino alla persistenza delle gelate. Essi, infatti, non temono i primi freddi autunnali, tanto che i loro colori vivaci possono essere sfruttati, ponendoli in contrasto con le calde tinte del fogliame caduto dalle piante decidue.

Tagete in fioriera

Forse non esiste nessun’altra pianta annuale tanto facile da coltivare come Tagetes, che, al termine del suo ciclo di vita, produce una gran quantità di sottili semi di colore grigio-marrone, pronti all’uso. Se si sceglie per la coltivazione in contenitore, essi vanno piantati in una composta comune da vaso, sterilizzata, cui sia stata aggiunta una congrua quantità di sabbia fine. Il momento migliore per questo tipo di semina dovrebbe cadere circa un mese e mezzo prima dell’ultima prevedibile gelata. La quantità di seme non deve essere eccessiva, poiché la germinazione raggiunge livelli molto elevati, con una conseguente nascita di numerose plantule che vanno poi diradate. I contenitori devono essere costantemente umidi, ma non inzuppati, e coperti con una lastra di vetro o una pellicola di plastica fino alla germinazione, che solitamente avviene dopo 4-5 giorni. Le plantule vanno quindi scoperte e riposte su di un ripiano soleggiato, dove saranno lasciate sino all’emissione di quattro paia di vere foglie. In seguito, verranno trapiantate in una composta simile, molto ben drenata ma sempre umida, in posizione soleggiata.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

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