LiliumE’ un po’ come con i cantanti di successo, o con i politici cosiddetti “carismatici”: quando un fiore viene caricato di troppe responsabilità e di una marea di significati allegorici, appare poi impossibile sganciarlo dalla veste che il pubblico gli ha cucito sulle spalle. Non solo, ma talvolta avviene che alla fine cada dal piedestallo e chi riesce a tirarlo in piedi di nuovo è davvero bravo. Il giglio - è curioso che anche il meno informato spesso usi il termine latino, Lilium, e non quello italiano - è stato associato a tanti e tali personaggi storici, leggende e immaginette religiose (da san Luigi Gonzaga a Carlo Magno e da sant’Antonio a madame Bovary) che è veramente arduo concepirlo in un altro ruolo. In verità, ancora oggi, il suo principale uso decorativo lo vede inserito in un bel vaso di cristallo, magari mescolato con un po’ di “verde”, dove continua a fare la sua bella figura di fiore statuario e intensamente profumato: un omaggio sempre gradito, non c’è che dire. Anzi, questa forma d’impiego è così diffusa (e redditizia) che alcuni sagaci orticoltori hanno creato varietà con stami privi di polline, notoriamente pericoloso per gli abiti e per gli apparati respiratori. Tuttavia, a nostro modesto avviso, il suo compito primario sarebbe di tornare a “scendere in campo”, dove, sia pure con l’usuale piglio del leader di razza e quindi signoreggiando un po’ sui compagni d’avventura, raggiunge traguardi impareggiabili. Cosa c’è di più commovente di una scena d’inizio estate, dominata da una massa di civettuoli gigli martagoni, le cui campane pendule fluttuano dolcemente al tocco di un soffio di vento?
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