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Lilium

di Paolo Cottini
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E’ un po’ come con i cantanti di successo, o con i politici cosiddetti “carismatici”: quando un fiore viene caricato di troppe responsabilità e di una marea di significati allegorici, appare poi impossibile sganciarlo dalla veste che il pubblico gli ha cucito sulle spalle. Non solo, ma talvolta avviene che alla fine cada dal piedestallo e chi riesce a tirarlo in piedi di nuovo è davvero bravo. Il giglio - è curioso che anche il meno informato spesso usi il termine latino, Lilium, e non quello italiano - è stato associato a tanti e tali personaggi storici, leggende e immaginette religiose (da san Luigi Gonzaga a Carlo Magno e da sant’Antonio a madame Bovary) che è veramente arduo concepirlo in un altro ruolo. In verità, ancora oggi, il suo principale uso decorativo lo vede inserito in un bel vaso di cristallo, magari mescolato con un po’ di “verde”, dove continua a fare la sua bella figura di fiore statuario e intensamente profumato: un omaggio sempre gradito, non c’è che dire. Anzi, questa forma d’impiego è così diffusa (e redditizia) che alcuni sagaci orticoltori hanno creato varietà con stami privi di polline, notoriamente pericoloso per gli abiti e per gli apparati respiratori. Tuttavia, a nostro modesto avviso, il suo compito primario sarebbe di tornare a “scendere in campo”, dove, sia pure con l’usuale piglio del leader di razza e quindi signoreggiando un po’ sui compagni d’avventura, raggiunge traguardi impareggiabili. Cosa c’è di più commovente di una scena d’inizio estate, dominata da una massa di civettuoli gigli martagoni, le cui campane pendule fluttuano dolcemente al tocco di un soffio di vento?

 

Fiore difficile?

Forse, il destino di eterno fiore reciso assegnato al giglio è in parte dovuto alla fama di pianta un po’ difficile da coltivare in giardino e, in non pochi casi, anche dotata di scarsa longevità. Come sempre, si tratta di mezze verità, che si possono ampiamente smentire con una selezione assennata delle varietà più appropriate, una scelta accurata del sito di messa a dimora e soprattutto con una coltivazione attenta ad ogni necessità. Un lavoro nemmeno troppo impegnativo, che viene poi ampiamente ripagato da non poche soddisfazioni. La prima regola da seguire è che, poiché i gigli sono molto diversi fra loro, di conseguenza non hanno le medesime esigenze: occorre perciò informarsi bene circa l’origine della varietà o della specie che intendiamo coltivare, con le relative norme colturali.

 

Partire dagli ibridi…

Il compito prioritario del giardiniere accorto consiste nella scelta della pianta che meglio si adatta alla situazione dove intende operare. Va subito detto che è inutile e frustrante, almeno inizialmente, cimentarsi con le specie botaniche più insolite, mentre appare opportuno orientarsi verso gli ibridi che di norma si ammirano nei giardini altrui. In genere, si suggerisce l’impiego dei cosiddetti “Asiatici”, che meglio si adattano alla vita nelle bordure, ma in seguito è possibile passare ad altri gruppi di ibridi. Per chi non è esperto, i gigli da cui partire sono i seguenti:

  • “Asiatici”: inizio estate; fiori rivolti in alto, non profumati, colorati di rosso, giallo, arancione; esigono sole e sono indicati per bordure o per il reciso.
  • “Orientali”: estate; corolla a coppa, nei toni di rosso e scarlatto; molto profumati; amano una buona concimazione.
  • “Bellingham”: inizio estate; fino a 20 fiori per stelo; tinte: dal giallo al rosso-arancione con macchie scure; gradiscono mezz’ombra e suolo acido.

 

… ma anche da alcune specie

Non tutte le specie botaniche – quelle create dalla natura e non manipolate dall’uomo – sono di difficile coltivazione. Alcune loro sono anzi raccomandate al giardiniere amatoriale, perché è raro che possano deludere, una volta osservate le regole. Fra loro vanno segnalate:

  • L. lancifolium (o tigrinum): tarda estate; 60-150 cm; 12-20 (40) fiori penduli a “berretto turco”; colori dall’arancione rosato al rossastro, con macchie scure; tollera il calcare ma preferisce l’acido.
  • L. martagon: inizio estate; 90-200 cm; fino a 50 fiori penduli a “berretto turco”, profumati, nelle tinte del rosa e del viola; specie longeva, tollera sia il suolo calcareo sia l’acido.
  • L. pyrenaicum: tarda primavera; 40-140 cm; fino a 12 fiori penduli, gialli con macchie violacee; molto rustico si adatta ovunque, al sole e all’ombra, all’acido e al calcareo. Numerose varietà naturali.
  • L. regale: inizio estate; 50-200 cm; fino a 25 fiori imbutiformi rivolti all’esterno, profumati e colorati di bianco-rosato con gola gialla; esige mezz’ombra su qualunque suolo; richiede protezione dalle gelate tardive.

 

Specializzazioni

A causa dell’eterogeneità degli habitat, delle condizioni climatico-ambientali d’origine e delle loro caratteristiche morfologico-botaniche, i gigli possono essere scelti per soddisfare le più svariate esigenze.

  • Fiore reciso: L. formosanum, L. lancifolium, L. longiflorum, L. speciosum
  • Molto profumati: ibridi “Orientali”, L. candidum, L. regale, L. speciosum
  • Suolo acido: ibridi “Bellingham”, L. superbum, L. speciosum
  • Suolo calcareo: ibridi di L. martagon, L. bulbiferum var. croceum, L. candidum, L. henryi, L. monadelphum, L. pyrenaicum
  • Contenitore: ‘Connecticut King’, ‘Star Gazer’, L. formosanum, L. lancifolium, L. longiflorum, L. nepalense, L. pumilum, L. speciosum
  • Bordura: ibridi “Asiatici”, L. candidum, L. davidii, L. henryi, L. lancifolium, L. pyrenaicum, L. regale, L. speciosum
  • Sole: L. candidum, L. formosanum, L. longiflorum, L. pumilum, L. regale
  • Mezz’ombra: L. hansonii, L. lancifolium, L. mackliniae, L. martagon, L. superbum, L tsingtauense   

 

Coltiviamo i gigli con Pedro Minto (“Raziel bulbi”)

Il sito ideale dovrebbe essere esposto al sole per almeno sei ore il giorno, con un’adeguata protezione dal vento e dai raggi solari durante le ore più calde, magari ad opera di piante d’accompagnamento (perenni, altre bulbose, arbusti). La messa a dimora dei bulbi, possibilmente freschissimi, prevede una profondità di circa 10-15 cm, fatta eccezione per L. candidum, il cui bulbo deve avere la sommità alla superficie del terreno. Inoltre i gigli dovrebbero avere uno spazio piuttosto ampio (circa 20 cm fra l’uno e l’altro) e una buona circolazione d’aria fin dal momento in cui emergono dal suolo in primavera: un eccessivo affollamento può essere la premessa di marciumi e varie malattie, come l’oidio. E’ poi fondamentale che il terreno sia ricco, ben strutturato e sciolto, ma soprattutto perfettamente drenato. Si può incorporare nel suolo una generosa quantità di concime organico ben maturo e di composta, in aggiunta ad una parte di ghiaietto grossolano e sabbia. La maggior parte dei gigli ama un suolo moderatamente acido, così che occorre aggiungere un ammendante per contenere eccessi sia d’acidità sia d’alcalinità. Tollerano l’alcalinità se vi è un consistente strato di humus. Non bisogna esagerare con le annaffiature, perché potrebbero far insorgere problemi di oidio e di funghi: l’irrigazione a goccia è la migliore. Anche per questo scopo è indicata una buona pacciamatura, che mantiene fresco l’apparato radicale. I gigli non tollerano affatto gli spostamenti: vanno quindi messi a dimora nel sito definitivo, dove, una volta osservate tutte le regole, vivranno a lungo e in salute.

 

Web

Un bel sito per apprendere molto sui gigli: www.lilies.org

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