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Ceanothus

di Paolo Cottini
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Non ricordo la prima volta che ebbi l’occasione di vedere un esemplare di Ceanothus, ma so molto bene quando potei ammirarne uno in tutto il suo incanto. Fu circa vent’anni fa, in un giardino speciale e in compagnia di un uomo molto speciale. Il giardino di Vico Morcote (lago di Lugano) apparteneva a sir Peter Smithers, che mi faceva spesso da guida fra le sue diecimila specie di piante rare provenienti da ogni area del mondo. Di sir Peter è già stato scritto molto, ma, per chi ha avuto il privilegio di frequentarlo a lungo, ancora adesso, ad un anno dalla scomparsa, sarebbe possibile rievocare mille aneddoti in grado di rimarcare la sua “unicità”. Quel giorno, egli mi mostrò un magnifico esemplare di Ceanothus ‘Trewithen Blue’, legandone il ricordo al celebre vivaista inglese Hillier. Fu poi lo stesso Smithers a ricordare, nella sua autobiografia Adventures of a Gardener, che all’inizio della sua avventura ticinese egli aveva pregato sir Harold Hillier di consigliargli alcune specie delicate da coltivare in un clima mite come quello del lago di Lugano. La lista, prontamente compilata da Hillier - amico di Smithers da oltre 40 anni - comprendeva appunto il Ceanothus, dal quale furono poi prelevate per anni innumerevoli talee, alcune delle quali donate ad amici e giardinieri. Sir Peter era orgoglioso del suo arbusto, che s’inseriva perfettamente in quel contesto, fiorendo precocemente accanto alle innumerevoli varietà di camelie e rododendri, con cui creava un contrasto cromatico piacevolissimo, grazie alle nuvole di fiori di un azzurro così intenso da non temere rivali. Questo è appunto il maggior pregio dei Ceanothus: una fioritura incredibilmente abbondante, ma mai opprimente, perché si esprime con un portamento leggiadro e vaporoso.

 

Un sogno americano

Il genere C. appartiene al patrimonio vegetale degli USA, che lo condividono solo parzialmente con il Canada ed il Messico. Si tratta di una sessantina di specie che vivono nelle aree temperate o calde della costa occidentale, con una concentrazione particolare in California. Il turista che (non per caso) ha l’occasione, in primavera, di veleggiare lungo le coste settentrionali delle isole che fronteggiano Santa Cruz, ma anche Santa Catalina e Santa Barbara, può godere di uno spettacolo impressionante, messo in scena da una gran quantità di enormi esemplari di C. arboreus, una specie che in quei luoghi può raggiungere gli 8 m d’altezza e i 7 m d’ampiezza. Una seconda specie arborea (fino a 6 m) è C. thyrsiflorus, che invece vive sui dossi che vanno da Mendocino County fino alla valle di San Luis Rey River, sempre in California, mostrando una predilezione per i versanti ombreggiati ed il limitare delle foreste. Quasi tutte le altre specie sono originarie delle coste californiane o anche di altri Stati (Dakota, Oregon ecc.).

 

Molte ragioni per coltivarli

In Italia i C. non sono ancora molto popolari, anche se vi sarebbero diversi motivi per sfruttarne

l’esuberanza e la scenografica bellezza.

  • In primo luogo, va apprezzata la loro adattabilità a qualsiasi terreno: argilloso, acido o alcalino che sia.
  • I C. si sviluppano abbastanza velocemente, così che non occorre attendere chissà quanto tempo per vederli sfoderare tutte le loro qualità: in alcuni casi, (come avviene per C. arboreus), la crescita sfiora i 100 cm annuali, almeno nel primo periodo di vita.
  • E’ possibile trovare esemplari di ogni taglia e portamento, con un ampio ventaglio di scelta riguardo alla collocazione in giardino, nel sito giusto e con una compagnia adeguata: ve ne sono di prostrati, di eretti, di tondeggianti e di arborei.
  • Per quanto riguarda i colori dei fiori, il loro asso nella manica è il blu, davvero raro in tutto il regno vegetale, specialmente nel settore degli arbusti. Grazie alle ibridazioni, poi, i toni partono dall’azzurro più tenue e arrivano quasi al violetto, con un’ampia serie di variazioni intermedie. Altri colori molto gradevoli seppur rari, sono poi il bianco e il rosa carnicino, quest’ultimo davvero grazioso in C. ‘Marie Simon’.
  • La fioritura è abbondantissima fra aprile e maggio, ma può prolungarsi anche fino a giugno, senza contare che vi sono specie o varietà che fioriscono una seconda volta in piena estate. Pure estiva è la fioritura di molte specie decidue.
  • Anche il fogliame è delicato ed elegante, potendo inoltre scegliere fra specie decidue (poche, in verità) e sempreverdi. Queste ultime però sono anche le meno rustiche. Alcuni ibridi, come ‘Pershore Zanzibar’, hanno foglie variegate di giallo.
  • Per converso, va accettato fin dall’inizio che i C. non sono longevi e che la loro età massima arriva a circa 15 anni. Si può, peraltro, allungare la speranza di vita con una potatura regolare, da effettuarsi annualmente ed al momento opportuno. 

 

In giardino

Una bella caratteristica dei C. consiste nella loro versatilità, perché è possibile utilizzarli per diversi scopi in diverse situazioni.

  • La collocazione più tradizionale li vede accostati ad un muro, con il duplice fine di rivestirlo e in pari tempo di ottenere un riparo sicuro in caso di eventuali gelate poco gradite.
  • Similmente, si coltivano anche contro una recinzione o contro un graticcio, magari intrecciandone i rami con Clematis rampicanti.
  • Una volta accertato il grado di rusticità, alcune varietà s’inseriscono bene nelle bordure arbustive o anche miste, insieme con erbacee perenni, specialmente accanto alle aromatiche, e con bulbose.
  • Gli esemplari nani o striscianti sono perfetti tappezzanti, utili per ricoprire terreni brulli accanto agli argini, così come i massi dei giardini rocciosi. 

 

Piante d’accompagnamento

Non è difficile scegliere altre specie che vivano in armonia con i C., perché sono arbusti di grande e comprovata socievolezza. Se si è propensi ad accostare piante che anche allo stato spontaneo sono loro compagne naturali, è bene pensare ad alcuni arboscelli come Arctostaphylos uva-ursi o a specie erbacee sempreverdi, come le Yucca. Se invece si preferiscono combinazioni più decisamente decorative, sono indicati arbusti ed alberi dalle colorazioni perfettamente contrastanti con l’azzurro e il blu, quali Ribes sanguineum e Cercis canadensis. In un contesto di gusto mediterraneo, si ricorrerà ai corbezzoli (Arbutus unedo), ai rosmarini, ai cisti, alle lavande (Lavandula stoechas). Il blu, si sa, è ancor più apprezzato se messo a confronto con il giallo: allora, si può pensare agli Hypericum e alle Phlomis. Fra le perenni e le bulbose, invece, vanno scelte piante piuttosto alte, come gli Eremurus e gli Allium di grandi dimensioni (A. christophii e simili). Altri effetti ornamentali si ottengono mediante l’accostamento con alberi sempreverdi, come le sequoie, i cipressi e soprattutto gli eucalipti, dotati di un bel fogliame grigio-argenteo.

 

Coltivazione

Terreno. I C.. tollerano il suolo acido come quello alcalino, a condizione che il pH non ecceda nell’uno o nell’altro senso. Se vi è troppo calcare, le foglie ingialliscono (clorosi). E’ invece importante che vi sia un ottimo drenaggio.

Esposizione. Nel nostro Paese, è meglio coltivarli in mezz’ombra, anche se nelle regioni settentrionali il pieno sole è ugualmente accettato.

Temperatura invernale. La maggior parte dei C. sopravvive anche a temperature che vanno ben sotto lo zero, ma è bene proteggere le specie sempreverdi dai venti gelidi. In ogni caso, alcune specie si dimostrano più rustiche (C. ‘Autumnal Blue’, C. thyrsiflorus var. repens, C. ‘Gloire de Versailles’, C. x pallidus), sopportando anche i -15°C. Con altre (come C. incanus, C. integerrimus, C. impressus, C. thyrsiflorus) occorre maggiore attenzione, ma si è in ogni caso sicuri fino a -10°C. Le cure più assidue vanno dedicate agli esemplari di recente impianto.

Messa a dimora. E’ forse il momento di maggior importanza, in primo luogo per un’accurata scelta del sito e poi per le operazioni di scavo. Un’attenzione particolare va infatti data al drenaggio, se necessario aggiungendo argilla espansa, ciottoli e sassolini per modificare il suolo troppo pesante. Dopo l’impianto, è bene aggiungere uno strato di foglie secche e pacciamatura di corteccia. Il trapianto è poco gradito.

Annaffiature. Sono necessarie solo nel primo anno o in caso di siccità prolungata, ma in seguito, quando la pianta si è ben consolidata, l’acqua eccessiva rischia di favorire i marciumi radicali.

Potatura. Le varietà e specie che fioriscono in primavera vanno potate subito dopo la fioritura. Quelle che fioriscono d’estate (soprattutto le decidue), devono essere potate prima, in marzo. Per entrambi i gruppi, è bene tagliare i getti della stagione precedente fino alla seconda coppia di gemme, a condizione che si tratti di esemplari ben consolidati. Se allevati contro un muro, i C. tollerano di essere potati come se fossero piante da siepe.

Moltiplicazione. I sempreverdi si propagano con talee semi-mature di 6-8 cm, prelevate a fine estate dai getti della stagione. Le talee vanno coltivate in un miscuglio di terriccio, sabbia, torba e perlite o corteccia, con l’aggiunta di ormoni radicali. Si userà un cassone chiuso, coperto da una pellicola opaca di polietilene; quindi, a radicazione avvenuta, le talee saranno rinvasate nella primavera successiva. 

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