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Ipheion

di Paolo Cottini
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Un fiore che merita di più

Ci sembra giusto parlare di un fiore che, pur dotato di tutte le qualità che vedremo, viene inspiegabilmente trascurato, o quasi, pressoché a livello internazionale. Possiamo sì reperirne i bulbi, almeno delle varietà più note, presso i migliori vivai, senza eccessive difficoltà, ma ciò che stupisce è che quasi nessuno ne parla: non i grandi magazines che a volte si occupano anche di minuzie “verdi”, non i celebrati manuali dei paesaggisti storici di fama mondiale (tanto Gertrude Jekyll quanto Vita Sackville-West lo ignorano) e neppure gli illuminati saggisti oggi di gran moda, che con serietà insegnano l’etica botanica, finalizzata a far sì che le piante vengano trattate bene, altrimenti muoiono o si arrabbiano. Silenzio perfino da parte della grande ragnatela di Internet, dove si fa molta fatica a cliccare su qualche sito che ne scriva per più di tre o quattro righe. Viene quasi il dubbio che stiamo per ingaggiare una battaglia contro i mulini a vento e che, in realtà, siamo nel torto a cercare di promuovere una bulbosa che infine non è gran cosa. Nemmeno per sogno, replichiamo noi, perché invece Ipheion è un genere piccolissimo, ma battagliero e generoso, che a nostro avviso è in grado di regalare molto al nostro giardino, senza pretendere quasi nulla in cambio.

 

Specie e varietà

Originario di alcuni paesi sudamericani (Argentina, Uruguay, Bolivia), il genere I. conta appena su una decina di specie, una sola delle quali, Ipheion uniflorum, viene utilizzata per scopi ornamentali. Poche altre specie, come I. hirtellum e I. dialystemon, al momento restano materia per pochi raffinati cultori della materia. Le cultivar più note di I. uniflorum sono quattro o cinque, cui si aggiungono un paio di ibridi, ma c’è da scommettere che questo numero sarà destinato a crescere nei prossimi anni.

  • ‘Album’ è caratterizzato da fiori bianchi, di dimensioni molto grandi (anche 5 cm)
  • ‘Alberto Castillo’ ha grandi fiori candidi con strisce scure sul lato inferiore ed è forse la varietà più rustica
  • ‘Charlotte Bishop’, una delle più recenti, si avvale di un bel colore lilla-violetto e di un profumo delicato
  • ‘Froyle Mill’ ha petali di un violetto molto intenso, che si fanno scegliere per la loro lunga durata
  • ‘Rolf Fiedler’ ha steli ben eretti e fiori regolari nella forma di colore azzurro chiaro
  • ‘Wisley Blue’ è dotato di petali azzurro-lilla pallido, con apici più scuri: famoso per la gran quantità di fiori

 

In breve

Tipo di pianta: Bulbosa erbacea perenne

Famiglia: Liliaceae (Alliaceae)

Parenti stretti: Allium, Brodiaea, Triteleia

Dimensioni massime: 20 (altezza) x 15-20 cm (una pianta)

Portamento: Scapi eretti o un po’ arcuati

Foglie: Basali, lunghe, lineari

Colore foglie: Verde grigio, glauche

Fiori: Forma a stella, 4-5 cm

Profumo: Delicato nei fiori

Fioritura: Abbastanza prolungata, tra marzo e aprile

Rusticità in Italia: Ottima

 

Un po’ di botanica

Gli I. sono piante bulbose, erbacee perenni, che appartengono alla famiglia delle Liliaceae o meglio Alliaceae, il che sottolinea la loro affinità con il noto genere dell’aglio (Allium). I loro piccoli bulbi sono provvisti di radichette piuttosto carnose. Le foglie costituiscono una parte importante della pianta, sia per la loro forma “a nastro” (stretta e allungata), sia per il colore verde un po’ glauco, sia anche per la loro persistenza. Ogni stelo (o scapo), alto circa 20 cm, porta uno o talvolta due fiori a stella, simili ad un imbuto appiattito o ad una campanula di 4 cm, con petali colorati di bianco puro, azzurro, blu o violetto.

 

Perché coltivarli

  • La forma d’impiego più usuale li vede in combinazione con altre bulbose o perenni, specialmente sul fronte delle bordure, non meno che sotto la chioma di alberi o grossi arbusti decidui e rosai
  • Se vengono messi a dimora in un angolo illuminato e tiepido del giardino, gli I. si esprimono ai massimi livelli, con una produzione di fiori e foglie davvero sorprendente. In tali condizioni, essi si propagano da soli con grande facilità.
  • La loro naturale e semplice bellezza ne suggerisce l’uso anche nel giardino roccioso oppure ai margini di sentieri e vialetti, ma non in situazioni formali.
  • Sfruttando la loro tendenza a diffondersi liberamente, si prestano magnificamente anche nella coltivazione informale in mezzo all’erba dei prati.
  • Molta soddisfazione si ottiene con una coltivazione in vaso, accanto ad altre bulbose.
  • Posti in mezz’ombra, i fiori sono soliti aprirsi in misura considerevole.
  • I fiori sono dolcemente profumati, mentre le foglie, se stropicciate, emanano un intenso aroma d’aglio (che può piacere o meno).
  • Analogamente al genere Muscari, gli I. emettono il fogliame già in autunno: per questa loro caratteristica spesso vengono utilizzati per segnalare la vicinanza di altri bulbi che invece fioriscono in estate, come i Lilium.

 

Coltivazione

Terreno. Normale terreno da giardino, possibilmente un po’ sassoso e sciolto, che non presenti problemi di ristagno d’acqua. Tollerano sia il suolo acido sia quello calcareo.

Temperatura invernale. Fino a -10°C non sorgono problemi, ma sotto questa soglia è opportuno coprire i bulbi con un buono strato di pacciamatura.

Esposizione. La mezz’ombra è la più indicata, meglio se offerta dal fogliame di piante decidue più alte. Tuttavia, è accettabile anche il soleggiamento diretto della mattina, seguito da una protezione pomeridiana.

Messa a dimora. Come per le altre bulbose primaverili, i bulbi vanno posti in masse sotto pochi centimetri di terra fra ottobre e novembre.

Cure. Durante il periodo di fioritura il suolo deve essere sempre un po’ umido. Le piante vanno in dormienza alla fine della primavera, per poi rispuntare, con il fogliame, in autunno. Durante l’estate è meglio non annaffiare, soprattutto se il terreno drena a fatica, mentre le foglie avvizzite vanno eliminate. Se dopo alcuni anni la fioritura s’impoverisce, a fine primavera occorre togliere i cespi dal terreno, dividere i bulbi e ripiantarli immediatamente.

Nemici. Gli I. sono spesso preda ambita di limacce e chiocciole.

Moltiplicazione. Si propaga da seme in primavera, ma le cultivar si ottengono solo con nuovi germogli. Ancor più indicata è, in estate, la divisione dei bulbi e il distacco dei bulbilli che vanno messi subito a dimora.

 

Etimologia

Ipheion è termine di origine incerta. Forse deriva da un nome di pianta ignota citata dal greco Teofrasto (IV-III sec. a. C.) come ifuon (gr. Ίφυον), poi ripresa e resa immortale dal botanico Constantin Rafinesque nel 1836.

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