I cinque sensi in giardinoIl grande scienziato e docente americano Alex Shigo, scomparso solo pochi mesi fa - propugnatore e profeta di una nuova biologia dell’albero - ci ha lasciato una messe di conoscenze e leggi biochimiche che per anni sono state intuite, ma fino a lui solo in parte dimostrate. Basterebbe questo per tramandarne la memoria alle future generazioni, ma, per noi che l’abbiamo conosciuto di persona, non è meno importante ricordare la sua figura di uomo, di naturalista convinto, di fedele discepolo delle leggi che governano il mondo vegetale. L’approccio di Shigo alle piante non era per nulla sussiegoso, di chi cioè sa già tutto, ma al contrario di chi indaga con rispetto per capire e sapere di più e per ricavare conclusioni da sottoporre sempre al vaglio del dubbio e della critica. Più di una volta egli ci disse che alle piante ci si deve avvicinare con umiltà ed amore, se desideriamo imparare a fondo le loro esigenze e i loro modelli di vita. Afferrammo bene il suo metodo di lavoro quando egli, volendo dar voce a chi voce non ha, fece appendere sui tronchi di un bosco tanti cartellini con il motto-invito “touch me” (toccami), ad indicare che gli alberi, e le piante in genere, vanno studiati non solo con il rigore della ragione, ma anche e soprattutto con le emozioni e con le abilità che ci vengono assicurate dai nostri sensi. Non esitiamo, dunque, ad accogliere la lezione di Shigo ed entriamo qualche volta in giardino senza le armi in pugno, tenendo in disparte vanghe e segacci, e lasciamo che udito, vista, tatto, olfatto e gusto ci accompagnino verso una migliore conoscenza del nostro piccolo grande regno. Tutti ne trarranno beneficio: noi e le piante stesse. |
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