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Giardino come ecosistema: le siepi

di Eraldo Antonini
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  • (Foto Eraldo Antonini)
  • (Foto Eraldo Antonini)
  • (Foto Mario Giannini)
  • (Foto Mario Giannini)
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  • (Foto Mario Giannini)
  • (Foto Mario Giannini)

La siepe nel giardino svolge diverse funzioni. Delimita la proprietà, nasconde da sguardi indiscreti creando intimità, nasconde alla vista costruzioni o intorni poco piacevoli posti al di là della proprietà, crea un ostacolo per i malintenzionati che volessero entrare furtivamente, proteggere dal vento quando è intenso. Le siepi che solitamente si vedono nei giardini di oggi sono per lo più monospecifiche costituite, cioè da un’unica specie vegetale. Le più gettonate sono state ligustro, lauro, x Cupressocyparis leylandii, oggi anche carpino, viburno tino, fotinia ‘Red Robin’, tutte rigorosamente squadrate dalle forbici del giardiniere. Di fatto, si creano dei muri verdi che, oltretutto, non hanno un aspetto naturale e mal si adattano ai giardini “informali”.

 

La siepe e la biodiversità

La siepe, se ben pensata, ha invece sia grosse potenzialità estetiche sia funzioni migliorative dal punto di vista ambientale. La siepe monospecifica impoverisce la varietà biologica ed è vulnerabile in caso di attacco di parassiti o patogeni che colpiscono la specie di cui è fatta. Le siepi, invece “miste” formate, cioè da più specie di piante, offrono la possibilità di maggiore reazione, da parte della siepe, all’azione dei patogeni, ma allo stesso tempo, se le specie sono scelte con attenzione, possono creare, soprattutto in campagna dei microambienti in cui la fauna, in particolare la microfauna, può vivere e moltiplicarsi. La siepe del giardino, offre, così, un proprio contributo al tentativo di riequilibrare ecosistemi compromessi favorendo la presenza di una fauna più numerosa sia dal punto di vista delle specie presenti, sia dal punto di vista della quantità di individui di una stessa specie.

 

I frequentatori delle siepi

Le siepi miste possono dare rifugio e alimento a una vasta gamma di animali. Molti di essi sfuggono all’osservazione perché molto piccoli o difficili da scorgere per le loro abitudini di vita o per il colore della loro livrea, altri invece, si possono notare se si sta qualche tempo, in posizione riparata, ad osservare la siepe. Farfalle e uccelli sono quelli che più gratificano l’osservazione, ma la siepe può ospitare anche insetti, piccoli mammiferi (ad esempio i ricci), lucertole, ragni, che concorrono, tutti, ad un migliore equilibrio tra le popolazioni presenti sul territorio. Tra gli insetti che popolano la siepe vi sono anche quelli utili all’agricoltura, insetti cioè, che si nutrono di altri insetti parassiti delle piante agrarie e alcuni insetti pronubi che, come indica il nome, favoriscono il trasporto del polline per l’impollinazione delle specie vegetali entomofile. Tra gli uccelli le averle e alcune specie di silvie sono state messe a dura prova dalla scomparsa delle siepi e dei boschi e le siepi misti favoriscono un loro ritorno.

 

Le piante della siepe

Per consentire o facilitare la biodiversità di cui sopra è necessario scegliere le piante in funzione di ciò che possono dare non solo in termini estetici, ma anche in tema di opportunità per la fauna. Le siepi, innanzitutto possono essere costituite da soli arbusti oppure da alberi e arbusti. Le siepi arborate sono più efficaci dal punto di vista naturalistrico in quanto possono servire anche agli uccelli per nidificare. Le siepi arborate possono prevedere, a seconda dello spazio disponibile per realizzare la siepe, alberi di prima grandezza come querce, pioppi, frassino maggiore (Fraxinus ecelsior) e alberi più piccoli come, spaccasassi (Celtis australis), acero campestre, olmi, salici, gelsi, melo e pero selvatico. Tra gli arbusti capaci di fornire cibo si ricordano prugnolo, rosa canina, Viburnum opulus, sambuco, nocciolo, corniolo, melograno, olivello spinoso, sorbi, ligustro Ligustrum vulgare, lentaggine (Viburnum tinus), tasso (Taxus baccata), biancospino (vietato in  alcune regioni tra cui Emilia Romagna e Trentino Alto Adige) e agazzino (Pyracantha coccinea). Bisogna poi ricordarsi di utilizzare, nella siepe mista, non solo piante spoglianti ma anche sempreverdi che servono per creare un rifugio invernale alle specie animali. Tra questi il tasso e il bosso, anche se sono piante a crescita lenta, l’agazzino e l’agrifoglio.

Le specie utili da impiegare nella siepe sono, tra le tante, ligustro, sanguinello (Cornus sanguinea), prugnolo, lillà (Syringa vulgaris, sensibile al mal bianco), buddleia, ibisco.

 

Per le farfalle

La siepe dovrebbe avere più specie utili per le farfalle, scelte in modo tale da ottenere una scalarità di fioritura e questo per ottenere il più lungo periodo possibile di disponibilità di nettare per le farfalle (che in generale, sono attive dalla primavera ad inizio autunno).

 

E per ultimo un’avvertenza … cercare di non effettuare trattamenti chimici; e, se proprio si deve, meglio utilizzare prodotti selettivi che colpiscono solo gli insetti e i funghi da eliminare.

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

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Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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