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Giardini del Parco Floral in alta Bretagne

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini
  • Giardini da visitare
  • Felci, Phormium, graminacee, sofora pendula, Ficus benjamina, aceri, querce e grandi conifere si raccolgono in una grafica di diverse tonalità di verdi intorno al ponte di legno che delimita i confini fra la storia esotica del giardino e fiume e campagna circostante.
  • Massi e rocce posti lungo il corso d’acqua formano saltelli e piccole cascate che scivolano fra le forme arrotondate di graminacee, bambù nani, falaschi, canne e aceri giapponesi. Nonostante questa parte della valletta sia meno soleggiata e umida, alcuni alberi e arbusti notoriamente freddolosi, come Embothrium coccineum dalla fioritura scarlatta in aprile ed Edgeworthia chrysantha, a fine febbraio rivestita di ombrelle gialle deliziosamente profumate, si sono molto ben acclimatati – un’idea per i nostri giardini non troppo assolati.
  • Lungo il viale d’accesso al giardino sotto la ricaduta dell’Hydrangea paniculata o Ortensia a pannochia – una specie di ortensia dalle grandi foglie e grandi pannocchie coniche di fiori bianco madreperla (a fine estate rosso porpora) molto resistente – il microgiardino asiatico con intagli di sempreverde, bambù nani e vegetazione di bordura incorniciano un Buddah meditativo.
  • Nell’aiuola dedicata all’Africa scandita dalla perfezione naif dell’essenzialità potature sferiche di sempreverdi, cotognastri, getti di veronica e ananas contornano un’idea-giardino bordata di pietra con un parterre sabbioso (o di brecciolino) arredato da ciottoli e scarde di roccia crescenti.
  • Una panoramica della valletta che annida nella cinta degli altofusti secolari e parentesi di bambù la suggestione esotica di architetture e giardini zen e meditatvi.
  • All’interno della piccola valle, ispirata ai giardini del Giappone, s’incontra subito il giardino- d’ingresso, espressione figurativa della sacralità della natura, riproduzione miniaturizzata dell’universo : alberi (conifere) e arbusti (cotognastri, mirto, bosso, fotinia etc…) intagliati a forma di “nuvole”, il terreno è tappezzato di muschi e le pietre (i passi giapponesi – possono essere piastrelle, mattoni, scarde di pietra, ciottoli) hanno simbologie e valore come i vegetali.
  • Il candore del paesaggio pietrificato emerge dal muschio circondato da getti di narcisi, azalee, ortensie e piccoli intagli di mirto.
  • L’affascinante prospettiva del Ponte Rosso che si staglia sul tessuto brillante e lucente di aceri, Ficus benjamina, sofora, ortensie, rododendri e i grandi ventagli crespi delle Gunnera manicata.
  • Un angolo destinato al « giardino del the » é formato da una piccola vasca rituale, (tsukubai), all’ombra di un’Hydrangea serrata ‘Oamacha’ - usata come infuso  da sorseggiare all'anniversario della nascita di Buddha (8 aprile) – precede il dorso breve del Ponte Rosso che cavalca il ruscello alimentato dalla cascata mentre intorno si affollano specie diverse di Hydrangea macrophylla – ortensie troppo poco valorizzate nei nostri giardini invece bellissime rustiche e resistenti, così giapponesi, con infiorescenze a forma di cupola violazzurre, arancio, rossoporpora - aceri, Gunnera manicata, pruni e agapanti.
  • Sempre nel viale d’accesso l’Europa è rappresentata da questa aiuola-giardino, bordata da basole di pietra lavorata a mano – vecchie pietre o mattoni di cotto posati di taglio ugualmente perfetti - disegnata con intagli e sculture geometriche, di mirto e bosso, che ricordano la classicità delle forme che hanno reso famosi i giardini europei.
  • Il labirinto dei bambù con più di 50 specie differenti per altezza – nani, medi e giganti (fino a 10 m) -  e colore  - aurea, nigra, verdi listati di nero, segmentati da nodi difformi e curiosi - capaci di crescere ai primi calori estivi fino a 50 cm al giorno anche in vaso. Il bambù resistente e facile da crescere anche in vaso (meglio in vaso così non diventa infestante) é un elemento vegetale che non dovrebbe mai mancare in un giardino, molto decorativo e sonante, sopporta bene (soprattutto quello gigante) anche neve e gelate – Al centro una bellissima fioritura di loti, (Nelumbo nucifera) hanno bisogno di una vasca di media misura e profondità (max 60 cm) e non meno di 1°C d’inverno, di varie specie e colori, molto decorativi non solo per i fiori carnosi ma anche grazie al grande fogliame cuoriforme idrofobo e gli imbuti dei semi, commestibili dal gusto delicato di mandorla. Gli imbuti essiccati diventano un insolito elemento decorativo.
  • Dove il ruscello, lasciato il Ponte Rosso, si allunga e inizia ad irrigare una serie di stagni si arriva alla struggente Valle dei Poeti lungo le cui rive, frastagliate da grandi felci, ortensie blu, iris giapponesi, Hosta, ligularia, astilbe, mimolo, Polygonum campanulatum e Gunnera manicata, fioriscono bouquets selvaggi di rododendri, azalee e ortensie nei toni rossovioletto.
  • Come una miniatura la simbologia meditativa di passi giapponesi, un ponticello di pietra a cavallo di un ruscello di ciottoli fra rive di muschio immersi in un “selvatico” basso di aceri, felci e piccole conifere scolpite.
  • La cuspide di una lanterna di pietra s’innalza contro il tessuto di cornioli, catalpa e Davidia involucrata fra agapanti, bignonie e l’intreccio delle buddleie.
  • Un ruscello di ciottoli – perfetti, a volerlo ripetere, ciottoli di mare o di fiume calcinati di bianco, altrettanto belli anche al naturale, da usare volendo come forma di viale - scorre sul muschio all’ombra di aceri palmati purpurei, pruni, ginepri radenti e frangipane.
  • Attraverso le maestose Gunnera manicata una veduta del corso del ruscello sul tessuto di conifere, ginepri e Sophora japonica fra la ricaduta di Phormium, oleandri, piccoli aceri, salici e macchie di rododendri.
  • Il microcosmo stretto fra muri a secco (comunque pareti) intimo e profumato dell’immaginario Giardino Persiano, solcato da un canale alimentato da getti ad arco, culminante con tre cipressi colonnari toscani e lateralmente stretto da una lussureggiante vegetazione mediterranea di cisti, mirti, rose di Damasco, cinesi e antiche, lavande, rosmarini, gelsomini, Trachelospermum – falsi gelsomini - (l’acqua polverizzata enfatizza la fragranza di aromatiche, rose e rampicanti odorosi), melograni e Delphinium sollecita i sensi cullati dal frusciare dell’acqua, gli aromi sottili e l’insieme dei colori.
  • Superato il Ponte Rosso un passaggio, all’apparenza sospeso fra sponde di bambù e piastrellato di pietre, trasborda attraverso una foresta d’aceri di ogni colore e forme e un parterre di azalee davanti a una lanterna di granito evidenziando l’importanza nel giardino giapponese di pietre e natura.

In Bretagna, fra la città medievale di Fougères e l’eremo di Mont Saint-Michel, il piccolo villaggio rurale di Châtellier si annida il fascino singolare e multiforme del Parc Floral de Haute Bretagne il giardino speciale di Alain Juno, la tela botanica di un appassionato viaggiatore di giardini

 

Il giardino è l’espressione gioiosa e appassionata della creatività del suo proprietario che ha fatto di questo luogo una realtà bellissima tramutando i ricordi di viaggi intorno al mondo in straordinari paesaggi, riscrivendo Parc Floral - inizialmente una secolare estensione di prati all’inglese recinta di altofusti - non solo come giardino emozionante ma raffinato e semplice punto di riferimento per spunti, idee, progetti da realizzare anche in spazi ristretti.

 

Alla fine di un viale cominciato con ranghi di querce annose e proseguito con una fantastica spalliera di Hydrangea paniculata intorno a una deliziosa scacchiera di microgiardini – tutti da copiare! – rappresentativi di varie parti del mondo, Alain Juno, affettuoso e solare, presente ovunque nel suo universo fiorito, accogliendomi ha indicato, insieme alla classicità di alcuni aspetti del sito, le sorprese esotiche inserite nel paesaggio.

 

Appena fuori la pagoda bretone dell’ingresso, pochi passi e, attraverso un cancello fra due muri a secco rivestiti di rampicanti, si entra nel piccolo mondo sonoro e profumato del Giardino Persiano. Ha la forma di una stanza intima e sensuale, come spesso sono i giardini moreschi cui si ispira, per lo più posti in corti interne alle case – ideale per chi ha uno spazio rettangolare di poco respiro – solcato da un canale bordato di laterizi e giocato da getti d’acqua arcuati. Concluso da tre cipressi toscani sui lati è racchiuso da macchia mediterranea fragrante, aromatiche e rose di Damasco.

 

Oltre un labirinto di circa 50 varietà di bambù, i cui sipari fruscianti fanno corona e formano elastiche piramidi dentro e intorno lo stagno dei loti, bellissima acquatica esotica dai fiori carnosi e i semi dal gusto di mandorla, si arriva alla culla della valletta attraversata da un corso d’acqua - ora stagno, ora cascata, ora ruscello - intorno cui Juno ha disegnato una serie di struggenti paesaggi, diversi ma legati fra loro dal filo rosso dell’anima zen “Il giardino giapponese non ha bisogno di grandi spazi,” – racconta il mio ospite – “ essendo essenzialmente un posto meditativo e di raccoglimento, anzi, e se colori, forme, profumi, calpestii (i passi giapponesi), suoni di foglie e acqua e luci delle lanterne sono disposti in delicate sovrapposizioni di grazia si ha il giardino perfetto”. Un concetto mi ricordo sottolineato anche dello scultore Eric Borja, uno dei più famosi paesaggisti europei di giardini giapponesi, “…nel giardino zen lo sguardo avanza nell’infinitamente piccolo in un illusione d’immensità”

 

Questi sono giardini evocativi - combinazioni dolci di minerali, acqua e vegetali - solitamente disposti su morbidi percorsi di muschi in cui forme diverse di pietre segnano piste minuta e ideali che raccordano i diversi punti scanditi dal ripetersi delle lanterne – minerali e lanterne facilmente reperibili in buoni vivai – All’ingresso l’immersione graduale nel raccolto tepore del microclima sonante è semplicemente emozionante! La profusione dei colori, soprattutto fogliare, abbraccia, stupisce e porta via in un universo totalmente diverso, naturale e pacificante. Una lanterna, piccole conifere scolpite in forma di nuvole e un sentiero di ciottoli accolgono e precedono il dorso breve del ponte rosso curvato sul frusciare della cascata lambito da arbusti di ortensie, pruni oscuri, catalpa, sofora, aceri verdenero, oro e rame intenso che infittiscono tonalità e rami sulla verticalità, apparentemente sospesa, di un passaggio di pietre e sponde di bambù. Poco più avanti l’Hydrangea serrata ‘Oamacha’ si ripiega accanto a una vasca d’acqua (tsukubai) a formare un simbolico giardino del the.

 

Inoltrandosi nella valle fra lanterne, sedute meditative, piccoli ponti di legno e pietra, emblematici corsi d’acqua fatti di ciottoli, accesi da aceri, pruni, ciliegi del Giappone, peschi, susini, corbezzoli, conifere e boschetti di bambù, si avvicendano, insieme alle fioriture di azalee, rododendri, peonie, arbusti di buddleia (il fiore delle farfalle) palpitanti di ali vivide in continuo movimento e molto altro, all’ombra di maestose Gunnera manicata. Queste con la moltitudine lieve di graminacee, Cortaderia selloana e piante d’acqua, disposte in bordura lungo il corso del ruscello che irriga una successione di stagni, danno vita ad improvvise mutazioni: rive selvagge, isole tropicali, declivi rocciosi e a un incantevole “giardino delle confidenze” immerso nelle collezioni di ortensie, camelie e agapanti. La carezza sensuale delle forme morbide e arrotondate della vegetazione lussureggiante accerchia l’ultimo ponte, limite fra la valle e il resto circostante, e risale esuberante al parco stringendo di colori la torricella di una colombaia.

 

La visita

Monsieur Alain Jouno - La Foltière - 35133 Le Châtellier - Tel: 02 99 95 48 32
foltiere@parcfloralbretagne.com, http://www.parcfloralbretagne.com

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Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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