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Camelie invernali

di Paolo Cottini
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Uno dei problemi più gravosi, per chi desidera avere un giardino o un terrazzo fioriti per tutto l’anno, è di procurarsi piante che siano in grado non solo di resistere alle temperature invernali, ma addirittura di fiorire o almeno di presentare in qualche misura colori luminosi e piacevoli. Ormai da qualche tempo le soluzioni non sono poche: alcuni Prunus, Hamamelis, viburni, ma soprattutto numerose piante dai frutti persistenti e brillanti, come i meli, i sorbi, i biancospini. I giardinisti più pretenziosi, tuttavia, non s’accontentano di questo già ricco patrimonio e vanno alla ricerca di qualcosa in più, soprattutto di fiori più grandi e più colorati, possibilmente profumati: magari anche, perché no?, accompagnati da foglie sempreverdi, che non lascino i rami e i tronchi nudi come stecchi. E non basta: essi vogliono anche che le piante non siano troppo esigenti in fatto di coltivazione, che chioma e portamento siano eleganti, che sia assicurata la resistenza al gelo e ai parassiti, che… Insomma, pretendono la luna? Forse sì, ma la natura è dotata d’un carniere provvido e variato, tale da riuscire a soddisfare anche il più noioso dei perfezionisti. Insomma, per i brontoloni, ecco pronta la ‘luna’: le camelie invernali, una delle meraviglie del mondo vegetale, create appositamente per gli incontentabili. Non solo, ma le specie e le varietà ‘invernali’ pongono termine alle loro migliori prestazioni verso marzo, proprio quando entrano in scena le loro compagne primaverili, così che mediante una scelta oculata è possibile avere un giardino di camelie fiorite per circa otto mesi, da settembre ad aprile.

 

Camellia sasanqua e le altre

Quando si parla di camelie a fioritura invernale, il pensiero va subito a Camellia sasanqua, una specie originaria dell’isola giapponese di Okinawa, dove è chiamata “sazankwa” (che significa ‘”fiore del tè di montagna”) e dove viene coltivata da parecchi secoli, anche per scopi alimentari. Dotata di foglie piuttosto piccole e strette, oltre che di fiori leggermente profumati a corolla semidoppia, con petali di color rosa carico o bianco, la specie fu introdotta in Europa verso la metà del ‘700. Ben presto sfruttata da ibridatori e vivaisti, sia per la rusticità, sia per il pregio di fiorire fra ottobre e marzo (secondo le varietà), C. sasanqua ha generato centinaia di nuove forme, spesso assai diverse fra loro. Altre specie o ibridi naturali sono tuttavia di grande importanza, in primo luogo C. x hiemalis e C. x vernalis, due camelie tuttora “sospettate” di esser varianti naturali di C. sasanqua. Non meno interessante è C. sinensis, che non è solo la nota pianta del tè, ma anche una splendida ornamentale, soprattutto per il portamento cespuglioso senza prevalenza d’un solo fusto. E ancora: C. oleifera, che in pieno inverno è carica di numerosissimi fiori bianchi; C. granthamiana, con fiori larghi fino a 14 cm che si aprono verso Natale; C. caudata, dotata d’una fioritura non abbondante ma molto attraente.

 

In giardino e in terrazzo

Rispetto alle primaverili C. japonica e C. reticulata, le specie invernali e soprattutto C. sasanqua si adattano meglio a differenti modi d’allevamento, anche perché possiedono un legno giovane più flessibile e sono maggiormente disponibili a lasciarsi potare. Di conseguenza, fatta salva la forma d’uso principale, che la vede messa a dimora nelle aiuole con esemplari singoli per le varietà più alte o in piccoli gruppi per le più “nane”, C. sasanqua si presta senza problemi alla formazione di siepi. In questo caso, occorre che le piante siano distanziate fra loro di circa 80-100 cm, potandole in seguito con cesoie o tagliasiepi per conferire la forma voluta e rimuovendo rametti deboli o malformati. Se si sceglie una siepe formale, sarà bene utilizzare la medesima cultivar (ad esempio: ‘Shishi-Gashira’ o ‘Jean May’), mentre se si propende per l’informalità, si potranno mescolare altre varietà, come ‘Bettie Patricia’, ‘Kanjiro’, ‘Yuletide’, ‘Plantation Pink’ e così via. Con le camelie invernali è anche possibile rivestire la facciata d’un edificio, con esposizione a sud, mediante l’allevamento a spalliera, addossando alla parete un traliccio su cui si legheranno i rami in due direzioni, facendo sì che la pianta non si sviluppi in profondità. Per tale uso, Andrea Corneo (v. box sulla coltivazione) consiglia: ‘Jennifer Susan’, ‘Bonanza’ e ‘Sparkling Burgundy’. Infine, chi possiede solo un terrazzo può collezionare alcune varietà in vaso (con diametro di almeno 20 cm), orientandosi verso varietà a crescita lenta e portamento compatto e basso, come ‘Hiryu’ e ‘Brooksie Anderson’.

 

Coltiviamo le camelie invernali con Andrea Corneo

Andrea Corneo, giovane dottore agronomo e attuale presidente della Società Italiana della Camelia, è nato con le camelie accanto alla culla e probabilmente non se ne separerà mai. Basti pensare al giardino della dimora di famiglia (Villa Anelli a Oggebbio, Lago Maggiore), dove prospera una splendida collezione di “invernali”, di C. japonica e di C. reticulata, tra cui brillano uno dei più notevoli esemplari di ‘Vergine di Collebeato’ e una rara ‘Giovanna Barbara’, creata da Antonio Sevesi e dedicata alla mamma di Corneo. A lui chiediamo i ‘segreti’ per una buona coltivazione di C. sasanqua e specie o varietà affini.

Partiamo dall’ambiente ideale

Le camelie in genere non amano i climi eccessivamente caldi e assolati e ancor meno quelli gelidi, così che è meglio servirsene in aree relativamente temperate, fresche o almeno in cui non manchino altre piante che le possano ‘proteggere’. In ogni caso, le ‘sasanqua’, rispetto alle ‘japonica’,hanno foglie più piccole e coriacee che sopportano meglio il caldo e la conseguente disidratazione.

Che tipo di terreno vogliono?

Anche il suolo deve essere fresco,ben lavorato e ancor meglio drenato,ricco di sostanza organica e con un pH acido o neutro,privo di calcare, anche se la ‘sasanqua’ in una certa misura riescono a tollerarlo.

Come va preparato il sito d’impianto?

Per evitare la temuta asfissia radicale è bene evitare qualunque tipo di ristagno idrico, assicurando in pari tempo una buca di almeno 60 x 60 cm. Se la presenza di calcare nel suolo è eccessiva, occorre abbassare il pH aggiungendo prodotti a base di solfato di ferro o chelato di ferro. Non meno utile è l’uso di torba acida o aghi di pino, che andranno forniti annualmente come pacciamatura. Va invece evitato il letame, soprattutto se posto a diretto contatto con le radici. E’ meglio metterle a dimora nei pressi d’altre piante,per la protezione dal freddo, dal sole pieno e dal vento.

Altre attenzioni al momento dell’impianto?

Sì. Bisogna ricordare che l’apparato radicale, che è piuttosto superficiale, va protetto dal caldo e dal gelo con una pacciamatura piuttosto spessa. Viceversa, l’esemplare non va sprofondato nel terreno, perché si rischiano marciumi e asfissia: le radici della camelie “amano il suono delle campane”.

In cifre, qual è la temperatura minima sopportabile?

Le ‘sasanqua’ non hanno problemi fino a –10° C, ma le radici non devono mai essere a contatto con il gelo.

Necessitano d’acqua?

Sì, di norma vanno bagnate di sera in misura abbondante, ma tutto dipende dalla varietà e dalla situazione specifica.

Vanno potate?

Sì, senza esagerare, soprattutto da giovani quando bisogna impostarne l’equilibrio della chioma. In ogni caso vanno eliminati i rami secchi o vecchi o malformati

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