AquilegieUn arguto orticoltore inglese, con humour tipicamente britannico, sosteneva che le aquilegie (in latino Aquilegia) sono dotate di una “condotta morale alquanto riprovevole”, perché sono forse le piante che maggiormente amano accoppiarsi e incrociarsi fra loro, senza troppo badare ai vincoli inviolabili sanciti dal matrimonio canonico. L’ovvia conseguenza è che, così facendo, la procreazione di “figli” ne risulta elevatissima, con una produzione ampiamente differenziata di forme, di taglie e soprattutto di colori, che rappresentano una fonte di autentica gioia per il giardiniere hobbista incurante di questo incessante balletto variopinto, ma in pari tempo costituiscono un grattacapo per tutti coloro che sono intenzionati a far conto con certezza sulla medesima varietà. Spesso accade che, dopo aver seminato in giardino alcuni ibridi dal volto ben definito, nel volgere di pochi anni ce ne troviamo di fronte molti altri, simili ai primi ma non identici. Ovviamente, il fenomeno non avviene con le aquilegie botaniche, che invece si riproducono mantenendo intatto il proprio volto, a condizione che non mescoliamo fra loro le diverse specie. In ogni caso, le aquilegie godono giusta fama di magnifiche erbacee perenni di metà primavera, con la non trascurabile prerogativa di non scomparire sotto terra dopo la fioritura, perché sfoggiano un fogliame attraente fino ai primi geli.
In breveTipo di pianta: Erbacea perenne di vita breve Famiglia: Ranunculaceae Parenti stretti: Aconitum, Anemone, Clematis, Delphinium, Ranunculus Dimensioni massime: altezza: 10-30 / 60-90 (200) cm; ampiezza: 30 / 50 cm Portamento: Eretto, ramificato Foglie: Basali picciolate e composte con 1-3 lobi, simili ai capelveneri; le superiori ridotte Colore foglie: verde brillante o scuro, glauco Fiori: multicolori, spesso penduli ma anche eretti, con curiosi speroni Profumo: dolcissimo in A. fragrans e A. viridiflora Fioritura: molte sono primaverili, altre estive Rusticità in Italia: ottima ovunque
Un fiore specialeLa più efficace arma di seduzione delle aquilegie consiste proprio nel fiore, la cui struttura è talmente curiosa da sembrare artificiale. In sostanza si tratta di due cerchi, tecnicamente detti “verticilli”: quello esterno è costituito da falsi petali (in realtà sono “tepali”) a forma di spatola, mentre quello interno è fatto da una serie di “nettarii” (infatti contengono il nettare), pure di aspetto petaloide, alternati ai tepali. Ogni nettario sembra un cappuccio o un copricapo medievale, che termina in uno sperone spesso ricurvo ad uncino. Nel gran gioco della natura, solo i calabroni riescono con la loro glossa a penetrarlo fino in fondo alla ricerca di nettare. Gli altri insetti, invece, fanno meno fatica a bucare la punta dello sperone.
Le campionesse europee
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Dall’Asia e da altre parti
Gli ibridiLa facilità con cui le aquilegie si ibridano fra loro ha consentito una produzione amplissima di varietà, che di norma sono raggruppate in “serie”, perché in ogni caso la variabilità cromatica resta una peculiarità tipica di questo genere. La serie ‘McKana’ è formata da ibridi robusti, alti circa 70 cm, con fiori grandi e lunghi, molto abbondanti. Le forme di ‘Musik’, invece, sono compatte e alte meno di 50 cm, con fiori lungamente speronati e vivacemente colorati. Ancor più spettacolari sono le ‘Songbird’ (F¹): fiori grandi, bicolori, vivacissimi rappresentano la miglior caratteristica di ‘Dove’, ‘Robin’ ‘Blue Bird’ e altre varietà.
Perché coltivarleIn questo caso, è facile limitarsi a riportare sinteticamente una serie di osservazioni della paesaggista inglese Vita Sackville-West, che sembrano essere assolutamente esaustive. La naturale variabilità non va considerata per nulla come un difetto, bensì come un pregio di cui approfittare, perché al loro fascino intrinseco si aggiunge la possibilità di veder spuntare nuove piante dalle tinte inaspettate. Pur non essendo molto longeve – di norma non superano i 5 anni di vita – sono peraltro perenni e quindi danno poco da fare, anche se talvolta occorre limitarne la generosità L’ottima rusticità è un altro elemento che gioca in loro favore. Amano la mezz’ombra e i siti colpiti dal sole solo per alcune ore, ma sono disponibili a tollerare sia il sole sia l’ombra. Si ottengono facilmente da seme, se si accetta in anticipo la sorprendente varietà di altezze e sfumature cromatiche. Sono eccellenti piante da reciso, perché conferiscono ai mazzi assortiti grazia e leggerezza.
In giardino
ColtivazioneTerreno. Le A. detestano i suoli pesanti, mentre amano quelli leggeri, un po’ sabbiosi e fertili, sempre un po’ umidi ma drenati. A. longissima addirittura esige una forte umidità. Le specie alpine nane richiedono una particolare attenzione per il drenaggio. Esposizione. Il sito ideale riceve il sole per alcune ore al giorno ed è poi in ombra. La mezz’ombra, sotto la protezione di alberi ed arbusti, va benissimo, anche se esse sopportano in parte sia l’ombra assoluta sia il sole. Temperatura invernale. Tutte le A. non temono anche gli inverni più rigidi, a condizione che l’umidità dell’atmosfera non sia troppo elevata. Messa a dimora e coltivazione. Si mettono a dimora in autunno, curando una distanza minima fra un esemplare e l’altro non inferiore ai 20-25 cm, per consentire una corretta espansione del fogliame. I fiori appassiti vanno eliminati con regolarità. Annaffiature. Senza eccedere, le piante vanno bagnate generosamente durante la fase di sviluppo. Moltiplicazione. La semina è il metodo più facile, ma per le varietà “sicure” è bene ricorrere alla divisione, che si effettua in primavera. I semi vanno raccolti d’estate e subito posti in terriccio poroso, sabbioso e umido, in cassone freddo, dove rimarranno fino a quando le giovani piante possono essere maneggiate e trapiantate all’aperto in primavera. Si possono pure seminare direttamente nel terreno. Malattie. I funghi sono il peggior nemico delle A., che, se colpite, presentano macchie irregolari sulle foglie. In tal caso occorre intervenire con fungicidi. |
Erbacee
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