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Aquilegie

di Paolo Cottini
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Un arguto orticoltore inglese, con humour tipicamente britannico, sosteneva che le aquilegie (in latino Aquilegia) sono dotate di una “condotta morale alquanto riprovevole”, perché sono forse le piante che maggiormente amano accoppiarsi e incrociarsi fra loro, senza troppo badare ai vincoli inviolabili sanciti dal matrimonio canonico. L’ovvia conseguenza è che, così facendo, la procreazione di “figli” ne risulta elevatissima, con una produzione ampiamente differenziata di forme, di taglie e soprattutto di colori, che rappresentano una fonte di autentica gioia per il giardiniere hobbista incurante di questo incessante balletto variopinto, ma in pari tempo costituiscono un grattacapo per tutti coloro che sono intenzionati a far conto con certezza sulla medesima varietà. Spesso accade che, dopo aver seminato in giardino alcuni ibridi dal volto ben definito, nel volgere di pochi anni ce ne troviamo di fronte molti altri, simili ai primi ma non identici. Ovviamente, il fenomeno non avviene con le aquilegie botaniche, che invece si riproducono mantenendo intatto il proprio volto, a condizione che non mescoliamo fra loro le diverse specie. In ogni caso, le aquilegie godono giusta fama di magnifiche erbacee perenni di metà primavera, con la non trascurabile prerogativa di non scomparire sotto terra dopo la fioritura, perché sfoggiano un fogliame attraente fino ai primi geli.   

 

In breve

Tipo di pianta: Erbacea perenne di vita breve

Famiglia: Ranunculaceae

Parenti stretti: Aconitum, Anemone, Clematis, Delphinium, Ranunculus

Dimensioni massime: altezza: 10-30 / 60-90 (200) cm; ampiezza: 30 / 50 cm

Portamento: Eretto, ramificato

Foglie: Basali picciolate e composte con 1-3 lobi, simili ai capelveneri; le superiori ridotte

Colore foglie: verde brillante o scuro, glauco

Fiori: multicolori, spesso penduli ma anche eretti, con curiosi speroni

Profumo: dolcissimo in A. fragrans e A. viridiflora

Fioritura: molte sono primaverili, altre estive

Rusticità in Italia: ottima ovunque

 

Un fiore speciale

La più efficace arma di seduzione delle aquilegie consiste proprio nel fiore, la cui struttura è talmente curiosa da sembrare artificiale. In sostanza si tratta di due cerchi, tecnicamente detti “verticilli”: quello esterno è costituito da falsi petali (in realtà sono “tepali”) a forma di spatola, mentre quello interno è fatto da una serie di “nettarii” (infatti contengono il nettare), pure di aspetto petaloide, alternati ai tepali. Ogni nettario sembra un cappuccio o un copricapo medievale, che termina in uno sperone spesso ricurvo ad uncino. Nel gran gioco della natura, solo i calabroni riescono con la loro glossa a penetrarlo fino in fondo alla ricerca di nettare. Gli altri insetti, invece, fanno meno fatica a bucare la punta dello sperone.

 

Le campionesse europee

  • A. alpina. Vive in un areale non troppo vasto, sulle Alpi, prediligendo le aree rupestri e i pascoli sassosi, ad una quota variabile fra i 1500 e i 2600 m. Alta circa 20-30 (80) cm, è dotata di fusti molto robusti e poco ramificati con foglie dai lobi più lunghi che larghi. I fiori sono penduli e brillano per il loro blu intenso, mentre gli speroni sono diritti o poco pronunciati. Una sua famosa forma orticola è ‘Hensol Harebell’, considerata una delle più eleganti aquilegie da giardino.
  • A. vulgaris. E’ una delle specie più note, diffusa in quasi tutta Europa in habitat boscosi, specialmente sotto i faggi. Alta fino a 80 cm, possiede un fusto eretto, foglie basali con segmenti a ventaglio e numerosi fiori penduli di colore azzurro-violetto, dagli speroni ben ricurvi ad uncino. Dotata di grande variabilità, è madre di moltissime forme orticole, con colori che vanno dal bianco puro al rosso scuro, anche con fiori doppi; celebre è, per es. ‘Nora Barlow’.
  • A. chrysantha. Spontanea in diversi stati americani - dal Grand Canyon giù fino al New Mexico e al Messico settentrionale – dove ama vivere in luoghi molto umidi, è una splendida pianta, robusta e alta fino a 1 m, ha foglie basali a 3 lobi, fiori grandi, eretti, rivolti verso l’alto e stami che fuoriescono dalla corolla. Fin dal XIX secolo è stata impiegata come genitore di numerose forme orticole, fra cui emerge soprattutto ‘Yellow Queen’, di un giallo superbo.
  • A. coerulea. Originaria del Colorado e del Montana, dove trova rifugio nelle radure che si aprono fra alti boschi, viene considerata da tutti come la “tipica” aquilegia. Alta fino a 60-70 cm, ha foglie basali doppiamente trilobate, fiori eretti con sepali aperti e ovati, di un azzurro-cielo intenso al pari degli speroni, e stami inclusi nella corolla. Come le sorelle, si ibrida facilmente e per averla “pura” occorrono semi sicuri. Diverse forme orticole ottenute da incroci con altre aquilegie.

 

Due capisaldi U.S.A.

 

Dall’Asia e da altre parti

  • A. flabellata (Asia). Specie molto robusta e con sviluppo veloce, raramente supera i 30 cm d’altezza, con fogliame dai riflessi azzurrastri. I fiori, di 4-5 cm, hanno speroni brevi e appaiono attraenti perché spesso bicolori, sui toni del bianco e dell’azzurro-lilla. E’ una pianta molto compatta e perciò adatta per il roccioso. Inoltre, fiorisce più tardi, anche in primavera avanzata.
  • A. canadensis (Canada, U.S.A.). Dotata di un fogliame leggiadro, simile alle felci, questa specie è molto fiorifera (fino a 20 fiori per racemo). Ogni fiore, piccolo e pendulo, è formato da sepali scarlatti diretti in avanti e da petali giallo-rossi con speroni eretti. L’altezza arriva anche al metro.
  • A. micrantha e A. longissima. Con l’associazione di queste due specie, entrambe americane, si mettono a confronto le potenzialità dimensionali del genere: la prima ha speroni di 1,5 cm, la seconda di 10-15 cm! Si tratta però di piante raramente reperibili sul mercato.
  • A. pyrenaica (Pirenei). Alta fino a 30 cm, vive sulle pareti rocciose fino a 3000 m di quota. I fiori penduli sono splendidi, non tanto per gli speroni di 15 mm, quanto per il colore blu vivo, che forse supera in intensità quello di A. alpina. La fioritura è tardo-primaverile ed estiva.

 

 

Gli ibridi

La facilità con cui le aquilegie si ibridano fra loro ha consentito una produzione amplissima di varietà, che di norma sono raggruppate in “serie”, perché in ogni caso la variabilità cromatica resta una peculiarità tipica di questo genere. La serie ‘McKana’ è formata da ibridi robusti, alti circa 70 cm, con fiori grandi e lunghi, molto abbondanti. Le forme di ‘Musik’, invece, sono compatte e alte meno di 50 cm, con fiori lungamente speronati e vivacemente colorati. Ancor più spettacolari sono le ‘Songbird’ (F¹): fiori grandi, bicolori, vivacissimi rappresentano la miglior caratteristica di ‘Dove’, ‘Robin’ ‘Blue Bird’ e altre varietà.

 

Perché coltivarle

In questo caso, è facile limitarsi a riportare sinteticamente una serie di osservazioni della paesaggista inglese Vita Sackville-West, che sembrano essere assolutamente esaustive.

La naturale variabilità non va considerata per nulla come un difetto, bensì come un pregio di cui approfittare, perché al loro fascino intrinseco si aggiunge la possibilità di veder spuntare nuove piante dalle tinte inaspettate.

Pur non essendo molto longeve – di norma non superano i 5 anni di vita – sono peraltro perenni e quindi danno poco da fare, anche se talvolta occorre limitarne la generosità

L’ottima rusticità è un altro elemento che gioca in loro favore.

Amano la mezz’ombra e i siti colpiti dal sole solo per alcune ore, ma sono disponibili a tollerare sia il sole sia l’ombra.

Si ottengono facilmente da seme, se si accetta in anticipo la sorprendente varietà di altezze e sfumature cromatiche.

Sono eccellenti piante da reciso, perché conferiscono ai mazzi assortiti grazia e leggerezza.

 

 

 

In giardino

  • La specie e le varietà di taglia nana trovano spazio soprattutto nei giardini rocciosi, specialmente se si tratta di aree esposte al sole e soprattutto un po’ umide ma perfettamente drenate.
  • Le aquilegie più alte, che di solito sono più frequentemente coltivate, sono invece adatte per le bordure miste, purché soleggiate per alcune ore.
  • Chi ha la fortuna di possedere un piccolo giardino racchiuso su tre lati (quasi un hortus conclusus), magari originato da un vecchio orto, può inondarlo con aquilegie alte, accostandole ad altre perenni o ad ortaggi.
  • Se invece si possiede un giardino così ampio da comprendervi anche un boschetto, queste piante sembrano essere state create apposta per popolare le piccole radure, dove potranno diffondersi liberamente.
  • Nei giardini di qualunque dimensione, le aquilegie amano vivere negli interstizi delle pavimentazioni, perché sono luoghi adeguati per proteggere le loro radici dall’umidità e dal gelo.
  • Specialmente nelle bordure, è bene curare gli abbinamenti cromatici con le altre piante. A titolo d’esempio, i bellissimi blu di A. alpina o A. pyrenaica si trovano in perfetta compagnia con il giallo delle corolle dei Doronicum, che fioriscono nello stesso periodo. I colori chiari – come in A. vulgaris var. alba – stanno bene contro uno sfondo scuro: non il nero, ma il verde tranquillo di una graminacea o di una melissa.
  • Se si scelgono le specie adatte, si può realizzare una successione di fioriture di aquilegie, da aprile a luglio: per es. A. coerulea >A. chrysantha >A. pyrenaica > A. alpina > A. vulgaris >A. skinneri.

 

Coltivazione

Terreno. Le A. detestano i suoli pesanti, mentre amano quelli leggeri, un po’ sabbiosi e fertili, sempre un po’ umidi ma drenati. A. longissima addirittura esige una forte umidità. Le specie alpine nane richiedono una particolare attenzione per il drenaggio.

Esposizione. Il sito ideale riceve il sole per alcune ore al giorno ed è poi in ombra. La mezz’ombra, sotto la protezione di alberi ed arbusti, va benissimo, anche se esse sopportano in parte sia l’ombra assoluta sia il sole.

Temperatura invernale. Tutte le A. non temono anche gli inverni più rigidi, a condizione che l’umidità dell’atmosfera non sia troppo elevata.

Messa a dimora e coltivazione. Si mettono a dimora in autunno, curando una distanza minima fra un esemplare e l’altro non inferiore ai 20-25 cm, per consentire una corretta espansione del fogliame. I fiori appassiti vanno eliminati con regolarità.

Annaffiature. Senza eccedere, le piante vanno bagnate generosamente durante la fase di sviluppo.

Moltiplicazione. La semina è il metodo più facile, ma per le varietà “sicure” è bene ricorrere alla divisione, che si effettua in primavera. I semi vanno raccolti d’estate e subito posti in terriccio poroso, sabbioso e umido, in cassone freddo, dove rimarranno fino a quando le giovani piante possono essere maneggiate e trapiantate all’aperto in primavera. Si possono pure seminare direttamente nel terreno.

Malattie. I funghi sono il peggior nemico delle A., che, se colpite, presentano macchie irregolari sulle foglie. In tal caso occorre intervenire con fungicidi.

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