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Melograno

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • Melograno (Punica granatum), disegno di Gabriella Gallerani
  • I semi sono contenuti in chicchi traslucidi, ricchi di succo
  • Fin dall’inizio della formazione del frutto il calice persiste nella porzione distale
  • I fiori sono portati in posizione terminale sui rami o su brindilli fruttiferi isolati o in numero di due o tre
  • Il fiore ha da cinque a otto petali intensamente colorati con il centro a contrasto di colore
  • Esistono anche melograni da fiore in diverso colore o con fiori doppi

Melograno (Punica granatum)
 
Il melograno (Punica granatum) ha origini antiche: furono i coltivatori neolitici a portarlo dall’Asia occidentale. Parlano del melograno tutte le fonti antiche: la Bibbia, le tombe egizie, Omero e i testi romani di agronomia. Lo coltivarono per primi nell’Africa del nord i Fenici, instabili navigatori, sempre alla ricerca di nuove merci di scambio, e il frutto del melograno, serbevole e dotato di una robusta scorza, si prestava ottimamente all’uso. Con loro si sparse e naturalizzò in tutto il Mediterraneo.
 
In natura
Il melograno, per quanto non comune, è presente ovunque si presentino condizioni pedoclimatiche adatte, dalla costa si è spinto anche verso l’interno, diffuso come pianta coltivata e ornamentale.
Habitat ideale sono le terre assolate, dotate di scheletro, a volte addirittura sassose e dirupate, senza ristagni. Si accompagna alla flora tipica della macchia mediterranea, alle querce e ai pini d’Aleppo.
 
In giardino
Ovunque si scelga di porlo deve essere sempre in pieno sole, ben esposto, protetto dai venti freddi.
Allevato come arbusto, ha rami ricadenti che formano un ricco cespuglio decorativo di forma quasi sferica con un diametro pari all’altezza (dai 2 ai 3 m), ma può assumere anche il portamento di piccolo albero raggiungendo, e superando, i 5 metri d’altezza.
Il tronco è spesso contorto, avvitato, comunque irregolare, quasi mai ha un portamento perfettamente eretto e andamento lineare. Le foglie sono lucide, di forma lanceolata, a margine intero. I fiori compaiono all’estremità dei rami o di brindilli fruttiferi. Sono grandi, riuniti spesso in numero di due-tre, ed ermafroditi. La corolla di color rosso intenso ha un numero di petali variabile da cinque ad otto. La fioritura è scalare e inizia nel mese di luglio per protrarsi fin quasi all’autunno.
Caratteristico è il calice di color rosso corallo a forma di tubo con il margine superiore inciso in lobi triangolari. E’ persistente e costituirà la parte terminale del frutto.
Esistono varietà da fiore a fiori rosso, rosso scarlatto (‘Provence’), rosa, gialli, bianchi (‘Albescens’), ed anche bicolori (‘Legrelleae’).
 
I frutti
Compaiono dal quarto anno e maturano all’inizio dell’autunno, crescendo appesantiscono i rami che assumono un portamento ricadente ed evidenziano così le preziose sfumature della scorza che da verde diviene chiara e infine rossastra. Tecnicamente la melagrana è una bacca detta balusto, con moltissimi semi immersi in chicchi traslucidi dalla polpa succosa, dolce e acidula.
Per la presenza di numerosi setti membranosi richiede tempo e pazienza per essere gustata.
 
Come coltivarlo
Il melograno teme il freddo anche se può resistere per brevi periodi. In autunno occorre proteggere il colletto con una ricca pacciamatura di foglie e paglia. Spesso muore per gelo quando è impiegato come pianta ornamentale anche al di fuori del suo areale naturale.
Resiste invece bene al secco e la pianta deve essere irrigata solo in caso di eccezionale siccità o in terreni superficiali dove il suo apparato radicale non può spingersi in profondità.
Teme il ristagno, l’ideale è quindi un terreno sabbioso, con scheletro, ben drenato, profondo, non argilloso e subacido.
Per evitare la clorosi fogliare, causa del tipico ingiallimento delle foglie, è bene somministrare un concime ricco in ferro e altri microelementi. La concimazione azotata deve essere effettuata a primavera e dopo la formazione dei frutti con un prodotto solo parzialmente a lenta cessione.
 
Per le giovani piante
L’inserimento di un melograno si fa precedere dallo scavo di una buca ampia e profonda che andrà riempita con il terreno originario mescolato a letame molto maturo e sabbia, per migliorare il drenaggio. Occorre particolare attenzione nello stendere le radici per rispettarne la naturale inclinazione. Nell’anno di impianto si annaffia con regolarità senza far mai asciugare completamente il terreno.
 
Molto produttivi
Una pianta da frutto di grandi dimensioni arriva a produrre 50 kg di melagrane. La cultivar ‘Granada’ si segnala per la precocità di maturazione e la rusticità, ‘Wonderful’ per la pezzatura dei frutti, i fiori tendenti all’arancione e i semi teneri, ‘King’, a fiori rosa, per i frutti con la tendenza a spaccarsi restando a disposizione degli uccelli.
 
 

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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