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Sarcococca

di Paolo Cottini
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E’ il destino di molte piante. Dapprima, grande interesse al momento del loro ritrovamento o dell’inizio della coltivazione, poi un calo d’attenzione graduale sino a rasentare l’indifferenza ed infine una rimonta o fase di “riscoperta”, che in certi casi sfiora di nuovo l’entusiasmo. Un saliscendi che, nel caso delle Sarcococca, ha attraversato quasi due secoli, dalla loro prima sistemazione (1826) sino all’ultima specie arrivata (1986), con un picco di particolare successo nel primo ventennio del Novecento. Oggi, come vuole la teoria degli alti e bassi, dopo un periodo di riposo, ecco le S. meritatamente ancora sugli altari, grazie alle molteplici doti che consentono loro di guidare lo sparuto gruppo delle preziose piante da giardino invernale. Il numero di specie rinvenute e studiate è ancora modesto e la ricerca scientifica non ha ancora definito precise differenze fra loro, ma le 5-6 che troviamo sui mercati sono più che sufficienti per garantire un ottimo margine di affidabilità. Appartenenti alla famiglia del comune bosso (Buxus sempervirens), gli arbusti di Sarcococca sono tutti sempreverdi di piccole o medie dimensioni, provvisti di rami e fusti generalmente glabri, che nelle specie più piccole tendono a produrre un abbondante quantitativo di polloni. Il fogliame – costituito da lamine ellittiche o quasi ovate – ha una robusta consistenza coriacea, accentuata da venature prominenti. Le infiorescenze a spiga, alle ascelle delle foglie, sono formate da fiori privi di petali e perciò dotati di soli stami e pistilli. In genere i fiori maschili sono più alti ed evidenti, mentre quelli femminili stanno ai loro piedi; in qualche caso, addirittura, i due sessi si presentano separati su racemi diversi. I frutti sono sferici, colorati di rosso o di nero.

 

Le più note

S. confusa. Ha origini poco chiare (di qui il nome della specie), ma sembra essere un ibrido naturale, perché oggi si trova solo in coltivazione. Dotata di ottima ramificazione, tocca anche i 2 m d’altezza ed ha splendide foglie ellittiche o lanceolate. I bianchi fiori sono profumati e generano drupe nere. Perfetta come esemplare isolato, non è adatta per le siepi.

S. hookeriana var. digyna. La specie S. hookeriana nasce nelle foreste himalayane, mentre la sua varietà naturale digyna è originaria della Cina meridionale. La seconda si fa preferire per le foglie più strette ed acuminate, ma soprattutto perché è più rustica. Alta 50-100 cm, emana un profumo delizioso ed ha drupe violaceo-nerastre. Ottima per siepi, su qualunque terreno.

S. hookeriana var. humilis. La seconda varietà naturale di S. hookeriana nasce pure in Cina, fino ad una quota di 2000 m, ma ha un portamento decisamente prostrato, arrivando ad un’altezza massima di 50 cm. Le foglie sono più corte ma più larghe, mentre i fiori, sempre profumati, producono frutti decisamente neri. Tollera qualunque suolo, anche arido ed è un’ottima tappezzante.

S. orientalis. Scoperta nel 1954 e descritta nel 1979, è una delle ultime specie arrivate dalla Cina, dove vive sulle montagne della provincia dello Zhejiang. Un po’ rassomigliante a S. confusa, le sue foglie sono però assai più grandi (fino a 10 cm), mentre i fiori femminili sono di colore rossastro. Le infiorescenze profumate a volte si aprono già a novembre. Drupe nere.

S. ruscifolia. In natura cresce spontanea nei boschi e sulle rocce calcaree di collina e mezza montagna di alcune province cinesi (Yunnan e Sichuan). L’altezza può arrivare ad 1 m, mentre il fogliame, molto compatto, è di un bel verde brillante, con foglie abbastanza piccole, largamente ovate. I fiori emanano un’ottima fragranza e producono drupe rosse. Si adatta bene all’ombra su terreni asciutti. 

S. saligna. Originaria delle montagne himalayane (Afghanistan), si differenzia completamente dalle altre specie. Alta fino a 120 cm, produce abbondanti fiori giallo-verdastri che non sono profumati. Splendide però sono le foglie, lunghe fino a 12 cm e larghe 1-2 cm, acuminate e strettamente lanceolate. Ideale come pianta isolata per il caratteristico portamento ricadente.

 

In breve

Tipo di pianta: Sarcococca, arbusti sempreverdi

Famiglia: Buxaceae

Parenti stretti: Buxus, Pachysandra

Dimensioni massime: altezza 180 cm; larghezza: 1-2 m

Portamento: arbustivo, globoso o espanso

Foglie: alterne, intere, lanceolate od ovate

Colore foglie: verde da chiaro a scuro, lucenti

Fiori: maschili e femminili separati, senza petali, con lunghi stami

Profumo: molto intenso e dolce

Frutti: sferici e brillanti, neri o rossi

Fioritura: invernale

Rusticità in Italia: ottima

 

Perché coltivarle

La forma e la lucentezza delle lamine, in aggiunta alla compattezza del fogliame, sono uno dei richiami più evidenti di questi arbusti sempreverdi.

I fiorellini, che sbocciano d’inverno, non possiedono dimensioni ragguardevoli, ma il loro profumo (fatta eccezione per S. saligna) è eccezionale, tanto che è possibile avvertirlo anche da lontano. Tuttavia, è preferibile mettere a dimora le S. nei pressi della casa, in modo che se ne possa fruire tutte le volte che si apre la finestra sul giardino.

Un’altra loro attrattiva, sia pure minore, è costituita dalle belle drupe globose, nere o rosse secondo la specie che le produce.

Quasi tutte le specie o varietà si prestano ottimamente alla formazione di bordure miste, al cui interno rappresentano la ‘struttura’ portante, accanto alle perenni che invece scompaiono nei mesi freddi.

Se si cerca una tappezzante sempreverde insolita e profumata, si può ricorrere a S. hookeriana var. humilis, la cui altezza massima non supera i 50 cm. Produce una buona quantità di polloni, ma non è infestante.

Un’apprezzabile caratteristica delle S. è di gradire l’ombra o la mezz’ombra, così che anche il lato settentrionale della casa non sarà mai sguarnito.

Con S. hookeriana var. digyna è possibile formare una siepe davvero inusuale: alta fino a 120 cm, fitta, compatta, profumata d’inverno e verde tutto l’anno.

 

Coltivazione

Terreno. Preferiscono un suolo neutro o leggermente alcalino, in ogni caso ricco di humus. Un certo grado di aridità viene accettato se il terreno è calcareo.

Esposizione. Sono piante che gradiscono molto la mezz’ombra o anche l’ombra piena. In pieno sole tendono ad ingiallire e a ‘bruciarsi’, ma resistono meglio se è garantito una certa umidità.

Temperatura invernale. Le S. sono piante generalmente rustiche, soprattutto S. hookeriana con le sue varietà e S. confusa, tollerando anche -10° C. e più. Una certa protezione invernale va invece assicurata a S. ruscifolia e a S. saligna nelle regioni più settentrionali e con un gelo prolungato.

Coltivazione. Il suolo va accuratamente drenato, magari aggiungendo un abbondante quantitativo di pacciamatura di foglie, che garantisce anche un buon livello di umidità. Occorre riparare le piante dai venti gelidi invernali, che oltretutto rendono il suolo più arido.

Moltiplicazione. S. hookeriana e soprattutto S. saligna hanno radici rizomatose e pollonanti, che possono esser utilmente divise specialmente in primavera. Il metodo di propagazione più praticato con le S. è comunque la talea, che va prelevata da legno semi-maturo all’inizio dell’autunno e poi posta in vasi con torba e sabbia in parti uguali, da conservare in cassone freddo durante l’inverno. In primavera le talee radicate vanno trapiantate in vivaio, dove è meglio conservarle per due anni. La moltiplicazione da seme è pure possibile, ma ci si può aspettare qualche variazione rispetto alla pianta d’origine, soprattutto se nei pressi vivono altre specie o varietà.

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