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Carta di canapa

di Anna Maria Fabbri
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  • Fibre di canapa separate dal canapulo

 
La canapa è una pianta dalle infinite risorse dalla quale si possono ricavare alimenti, cosmetici, combustibili, tessuti, carta ecc. Il suo impiego ha origini antichissime: da millenni le tele delle vele delle imbarcazioni, comprese quelle dei fenici, sono fatte con la canapa, poiché è l’unico tessuto naturale che resiste alla salsedine del mare; in Cina, dove ha avuto inizio la fabbricazione della carta, ne è stato ritrovato un piccolo pezzetto che risale al I secolo a.c.
 
Fino al 1975, quando entrò in vigore la legge che vietò la coltivazione di tutta la canapa, la produzione mondiale di carta derivante da questo vegetale era il 90 %; poi seguì un lungo periodo di declino durato fino al 1998, quando una nuova legge consentì la coltivazione di Cannabis sativa a basso contenuto di THC (tetraidrocannabinolo), il principio attivo stupefacente, che per legge deve essere inferiore del 0,2 %. Attualmente soltanto il 5 % della carta prodotta nel mondo deriva da piante annuali quali la canapa, il lino, il cotone ecc.
 
L’utilizzo della pianta di canapa
La carta si ricava dal fusto, sia dalla sua parte esterna, costituita da fibre, sia da quella interna, legnosa denominata canapulo.
Il fusto della canapa è costituito da:

  • 15-20 % circa da fibre
  • 80% circa da canapulo
  • 4% da lignina e pectina, che costituiscono il collante organico.

 
Con le fibre lunghe si realizzano tessuti, mentre con le fibre medie, la stoppa, si produce carta (e ormai solo in rari casi si impiegano anche in campo idraulico).
Le fibre medie, ricavate dalla parte fibrosa del fusto, sono lunghe 2 mm ed hanno uno spessore di 0,02 mm. Da esse si ottiene una carta pregiata, sottile, dura ed un po’ ruvida. Mentre con il canapulo, la parte legnosa della canapa, si produce un tipo di carta soffice, piuttosto spessa ed un po’ meno resistente.
 
Le qualità della carta di canapa
Questo tipo di carta, rispetto alle altre è molto più forte e resistente quasi indistruttibile, perché per produrla non si usano gli acidi, che rendono gli altri tipi di carta soggetti a decomposizione col tempo. La mancanza di trattamenti evita anche gli ingiallimenti. È dunque una carta forte ed estensibile, resistente a strappi e lacerazioni, ad attacchi di muffe ed insetti, resistente al calore e alla luce.
 
Una pianta “ecologica”
La canapa è una pianta erbacea annuale con fusto cilindrico eretto, alta da 80 cm a 5 m, che produce una enorme quantità di biomassa con la quale si può creare energia.
Coltivare la canapa ha grandi vantaggi ambientali, tra cui quello di evitare di abbattere gli alberi per fare la carta, considerando poi che gli alberi impiegano 20 anni circa per svilupparsi mentre la canapa cresce soltanto in 3-4 mesi, e che con un ettaro di terra coltivato a canapa si produce tanta carta quanta ne produrrebbe un bosco di 4 ettari.
La canapa è una pianta molto rustica e resistente che non necessita di annaffiature di soccorso o fertilizzanti per crescere. Si sviluppa così rapidamente che nel campo dove è coltivata non riescono a crescere erbe spontanee, soffocate dalla sua fitta vegetazione, è quindi una pianta che non necessita neppure di diserbo. Inoltre, migliora la fertilità del terreno, in quanto le foglie che cadono lo arricchiscono di sostanze minerali e le lunghe radici robuste migliorano la struttura del suolo.
La produzione di carta dalle fibre di canapa non necessita di acidi, ne occorrono solo piccole quantità per la lavorazione del canapulo; al contrario sono necessarie molte sostanze chimiche, quali solfati e solfiti, per sciogliere e separare le fibre di lignina negli alberi, contenute in quantità del 20%.
Infine, la pianta di canapa è talmente forte e resistente che la carta si può riciclare fino a 7 volte, a differenza di altri tipi di carta che è possibile riciclare al massimo 3 volte.
 
Dalla pianta alla carta
Ecco le varie operazioni necessarie per il processo di trasformazione:

  • pulitura da terriccio, sassi e materiali estranei
  • separazione di tutte le fibre con processi meccanici o chimici per dar origine alla polpa di canapa
  • taglio delle fibre a misura, secondo una data grandezza, per fare i fogli di carta
  • suddivisione delle fibre da classificare per ordine, scartando quelle troppo sottili, o troppo corte o toppo lunghe
  • per la sbiancatura è sufficiente un po’ di acqua ossigenata, la carta di canapa infatti è già abbastanza chiara e non serve il cloro, indispensabile invece per altri tipi di carta
  • la raffinazione consiste nel rendere la superficie delle fibre più ruvida in modo da agevolarne l’adesione ed avere una miglior legatura
  • la polpa di fibra si diluisce poi con acqua per renderla omogenea
  • successivamente si impasta e si versa sopra un reticolo per eliminarne l’acqua e pressarla, formando i fogli di carta
  • infine, i fogli ottenuti, ancora bagnati, vengono fatti asciugare

 
Gli impieghi
La carta derivante dal canapulo si usa per fare cartoni, giornali, fazzoletti, tovaglioli ecc. Per alcuni impieghi particolari dove è indispensabile che la carta derivi da fibre ed abbia delle peculiari doti di elasticità e resistenza si usa la carta di fibre di canapa, che viene impiegata per fare carta per sigarette, filtri per caffè, sacchetti filtro per the, carta per filtri ad uso tecnico o scientifico, carta artistica, carta isolante per uso elettrico…
 
(Foto di Mario Giannini)

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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