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Progettazione di bio-piscine

di Eraldo Antonini
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  • Biopiscina a Merano: a destra la zona di rigenerazione e a sinistra la zona di balneazione
  • L’acqua di ritorno spinta dalla pompa deve essere indirizzata in modo da creare un flusso superficiale che asporta il materiale organico grossolano, ma non lo zooplancton posto più in profondità.
  • Vista d’insieme di una biopiscina all’inizio della primavera. Si notano chiaramente la zona di rigenerazione e la zona di balneazione. Le biopiscine non necessitano di essere svuotate a fine stagione, in tal modo mantengono il  loro aspetto ornamentale per tutto l’anno.
  • La scaletta in legno di accesso/uscita dalla zona balenabile.
  • La separazione, superficiale, tra zona di balneazione e zona di rigenerazione. Sul pelo d’acqua si osservano i pappi dei pioppi che saranno allontanati dal flusso superficiale dell’acqua.
  • Skimmer a sfioro o galleggiante mentre sta incamerando una foglia
  • Pozzetto tecnico con pompa (esterna alla biopiscina) e troppo pieno.
  • Lo zampillo crea un moto superficiale dell’acqua che facilita l’intercettazione del materiale grossolano da parte degli skimmer.
  • Lo zampillo crea un moto superficiale dell’acqua che facilita l’intercettazione del materiale grossolano da parte degli skimmer.
  • Vista d’insieme della biopiscina e sua integrazione con i fabbricati dell’agriturismo Gruberhof a Lagundo.
  • In evidenza, in questa foto la separazione tra zona di rigenerazione (in primo piano) e zona di balneazione.
  • Phragmites australis e Typha latifolia costituiscono, in questo caso, buona parte della vegetazione della zona di rigenerazione
  • Piante acquatiche a foglia galleggiante, come le ninfee, danno una nota di colore nella zona di rigenerazione.
  • Una biopiscina ottenuta dalla trasformazione di una piscina tradizionale. Quest’ultima rappresenta l’area balneabile mentre tutt’intorno è stata opportunamente creata la zona di rigenerazione. In questo modo si è ottenuto un biolago naturaliforme che meglio si integra col paesaggio circostante. Da notare il corrimano, perfettamente integrato con l’ambiente della “biopiscina”, che facilita l’ingresso e l’uscita dalla zona balenabile.
  • La vegetazione nella zona di rigenerazione. Ad un’osservazione superficiale non si osserva la differenza tra zona balneabile e zona di rigenerazione.

 

Il concetto di “biopiscina” detta anche “laghetto naturale balneabile” è relativamente nuovo e inizia ad affermarsi, in Svizzera, Austria e Germania, nei primi anni Ottanta del secolo scorso. La differenza tra la piscina tradizionale e la “biopiscina” sta nel differente trattamento delle acque. Infatti, la piscina tradizionale, per purificare l’acqua e renderla atta al nuoto e allo svago, si affida a sistemi chimici. La “biopiscina” invece si affida a sistemi di filtrazione naturale che sono rappresentati dalla microflora e microfauna e dalle piante acquatiche (spondali, palustri, sommerse, galleggianti). Le piante hanno la funzione di assorbire azoto disciolto nell’acqua per limitare i fenomeni di eutrofizzazione che portano ad una forte presenza di alghe e di intorbidimento dell’acqua. La microflora e la microfauna hanno la funzione di vero e proprio filtraggio. Per potere ottenere un filtraggio naturale occorre dividere la “biopiscina” in due parti: la zona balneabile, utilizzabile per il nuoto e le attività ricreative e la zona cosiddetta di “rigenerazione”. In questa si collocano le piante acquatiche e si ha la maggior presenza di microflora e microfauna utile (presenti, anche, nell’acqua della zona balneabile). L’impermeabilizzazione viene ottenuta con teli in pvc. La biopiscina, pertanto, è un luogo vivo che deve raggiungere un equilibrio tra le popolazioni degli organismi viventi che lo abitano; al contrario, la piscina tradizionale è un ambiente asettico in cui la balneabilità è raggiunta in totale artificialità.

 

Il disegno

La “biopiscina” può assumere un disegno classico regolare, per lo più rettangolare ma si possono creare anche soluzioni miste in cui ad una parte regolare se ne associa una di forma irregolare o addirittura realizzare una forma completamente irregolare. Questi due ultimi esempi si adattano meglio ai giardini “irregolari” o naturaliformi, dove la vegetazione assume una disposizione e una forma che imita la natura. La piscina tradizionale può essere convertita, con opportuni accorgimenti in biopiscina e se ne può anche cambiare il disegno generale, ampliando la superficie destinata a quest’uso.

 

Le varie tipologie

Le “biopiscine” possono avere un grado di naturalezza più o meno spinto. Si passa cioè da biopiscine in cui non vi sono elementi tecnici accessori a biopiscine in cui il filtraggio naturale è molto spinto. Nel primo caso i costi sono più contenuti, ma si hanno tutti gli “inconvenienti” di nuotare in un laghetto artificiale. Nel secondo caso ci si avvicina maggiormente alle condizioni di acqua e di ambiente acquatico che si possono trovare in una piscina tradizionale con costi più alti rispetto al primo caso. Le biopiscine naturali, a bassa tecnologia e a media tecnologia, se ben progettate e convenientemente manutenute, raggiungono un equilibrio biologico in 3-5 anni, dopodiché l’impegno manutentivo subirà una notevole riduzione.

 

Biopiscina naturale

La biopiscina naturale, quindi, rappresenta la tipologia più semplice ove il controllo dell’acqua non prevede apporti tecnologici esterni quali pompe e filtri. La zona balneabile e la zona di rigenerazione hanno le stesse dimensioni (rapporto 1:1) e deve, per raggiungere un equilibrio naturale, essere di almeno 150 mq, la componente vegetale deve essere differenziata (piante palustri, spondali, sommerse e galleggianti); vi è una certa ricchezza di fauna rappresentata, prevalentemente da insetti e anfibi e quando si nuota si passa molto vicino alle piante, proprio come se si nuotasse in un laghetto naturale. La manutenzione deve essere regolare per garantire una durata nel tempo delle condizioni di balneabilità dell’acqua.

 

Biopiscina a bassa tecnologia

La biopiscina a bassa tecnologia prevede l’applicazione di una pompa, posizionata all’esterno della biopiscina, a basso consumo (24 volts), che consente il ricircolo dell’acqua pari al 20% del volume totale nell’arco delle 24 ore. Il rapporto tra area balneabile e area di rigenerazione e la tipologia di vegetazione da adottare sono analoghi alla precedente categoria.

 

Biopiscina a media tecnologia

La biopiscina a media tecnologia rappresenta la soluzione maggiormente utilizzata in quanto consente un migliore controllo delle condizione ambientali e allo stesso tempo mantiene un alto grado di “naturalezza” a costi relativamente contenuti. Prevede l’applicazione di una pompa, posta all’esterno della biopiscina, in grado di assicurare la circolazione dell’intero volume di acqua entro le 24 ore; e di skimmers. L’acqua deve essere immessa nella biopiscina dalla pompa in modo tale da creare un flusso superficiale che contribuisce alla pulizia dei materiali più grossolani quali foglie, semi, alghe che vengono intercettati dagli skimmers. La zona di rigenerazione deve occupare il 40% del totale e la vegetazione, essendoci meno elementi nutritivi di origine organica, deve essere selezionata escludendo le piante con foglie galleggianti (ad esempio le ninfee). La manutenzione deve essere soprattutto rivolta alla pulizia delle ceste degli skimmers che raccolgono la sostanza organica grossolana, il controllo delle piante, che non diventino troppo invasive, e la pulizia del fondo almeno 1 volta all’anno.

 

Biopiscine ad alta tecnologia

Le biopiscine ad alta tecnologia, rispetto la categoria precedente, prevedono un filtraggio più spinto mediante l’apposizione di filtri di natura organica o minerale (ghiaia o microfibre). La pompa deve essere più potente rispetto la precedente in quanto il ricircolo dell’intero volume di acqua deve avvenire due volte al giorno, da qui maggiori costi di energia elettrica ma anche maggiori oneri manutentivi. I vantaggi, se tali si possono considerare, sono una maggiore limpidezza e trasparenza dell’acqua, la possibilità di un utilizzo intenso e una maggiore area di balneazione, infatti la zona di rigenerazione può essere introno al 30-35% del totale.

 

Biopiscine ad altissima tecnologia

Le biopiscine ad altissima tecnologia impiegano maggiori ausili tecnici per aumentare la zona balneabile a scapito di quella destinata alla rigenerazione, che solitamente non è contigua alla balneabile. La zona di rigenerazione si limita ad interessare il 30% circa della superficie complessiva. Si ricorre al filtraggio soprattutto mediante impiego di filtri minerali (zeolite, ghiaia, ecc.) e si tende a ridurre anche considerevolmente la presenza delle piante acquatiche. Il sistema di pompaggio deve assicurare il ricircolo dell’acqua più volte al giorno. Si ha, quindi un aumento dei costi gestionali e manutentivi (pulizia o sostituzione dei filtri).

 

Le foto che illustrano l’articolo si riferiscono a realizzazioni della ditta Luther di Merano

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Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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