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Giardini Peyron a Fiesole

di Patrizia Spinelli Napoletano
  • Giardini
  • Giardini da visitare
  • Nella terrazza-giardino che discende verso Firenze parallela al parterre all’italiana, Peyron ha impresso un senso di privata intimità, di dolcezza segreta fra architetture ad arco, pilastrini e statue e geometrie di bosso
  • Il gioco di intagli simmetrici di bosso, orci di rose e stagionali formano il piccolo parterre d’ornamento della facciata posteriore della villa che precede la magia paesisistica dei giardini sottostanti, luogo dal quale si gode lo splendido panorama
  • Il lungo viale d’ingresso stretto fra ranghi di cipressi porta alla prima terrazza in piano con la bella dimora in pietra e laterizi che si allunga sulle diverse architetture del giardino e la veduta su Firenze affiancata dalla collezione dei limoni in conca e l’affaccio laterale sul bosco e il lago
  • La bella fontana in bronzo punto focale e centro del piccolo parterre d’ornamento
  • Saverio Lastrucci appassionato direttore dello splendido complesso e memoria affettuosa della genialità di Paolo Peyron in un angolo del piccolo parterre d’ornamento fra i limoni
  • Il quieto pendio del viale assiale in quota sopraelevata, bordato di bosso potato in archi rovesciati e sfere, è geniale intuizione di Peyron che permette di ammirare dall’alto il fascino prospettico discendente delle seconde terrazze-giardino all’italiana e romantiche.
  • Una verticale che evidenzia la veduta a canocchiale su Firenze sottolineata dalla fontana centrale all’intersecarsi dei viali che scorrono fra le forme simmetriche di bosso intagliato del fantastico parterre all’italiana e l’alternarsi prezioso degli arredi di marmo e pietra
  • Il parapetto in pietra a secco popolato di statue e trapunto da un antico glicine recinge l’affaccio della prima terrazza con la villa sulla fantastica modulazione delle terrazze-giardino sottostanti.
  • Il bellissimo disegno geometrico del grande parterre formale si protende come un raffinatissimo omaggio alla città di Firenze inquadrata al fondo tra le quinte dei cipressi
  • La meridiana e il controcampo prospettico della villa e del suo parterre
  • Intorno alla centralità secolare di una vera di pozzo, l’avvicendarsi armonioso e suggestivo, tra luce e ombra, di forme di bosso, simmetrie di azalee, rododendri arbusti  ed alberature da fiore e da foglia caratterizzano l’andamento romantico del discendere a balze regolari della terrazza-giardino parallela al grande parterre e come sospesa sugli altofusti e la veduta del lago
  • Un girotondo di statue e sedute di marmo circonda lo stelo di una fontana e orna l’ultimo dei tre emicicli a prato che è lambito dallo specchio d’acqua
  • All'interno del bosco che fiancheggia la terrazza-giardino formale sono state realizzate da Péyron sorprese botaniche e architettoniche, quasi tutte con un significato metaforico, come questa loggia in cotto, pietra e cemento poggiata su un dosso da cui osservare lo scorrere del tempo
  • Scendendo a sinistra, laterale e sottostante alle balze delle terrazze-giardino, il paesaggio si trasforma proiettato verso il lago. Qui la doppia rampa semicircolare della grande scalinata in pietra a secco e pilastrini, ornata da una fontana avanza emotivamente nella morbidezza composita dell’oliveta secolare che insieme ai cipressi la incornicia dall’alto e tutt’intorno verso l’acqua di Fontelucente
  • Statue, anfore e forme scolpite nel bosso ornano il discendere dello scalone verso il lago
  • Dall’alto dello scalone fra cipressi e statue si susseguono i tre emicicli a prato degradanti sul lago destinati da Peyron ad incantati concerti all’aperto
  • Bellissimo l’insieme marmoreo della piscina fra pilastrini, putti e la sua fontana riflette la luce e così nascosta dall’alto e racchiusa fra i cipressi spiega anche il significato metaforico che le diede Paolo Peyron di “lavacro” non solo rivolto al corpo spogliato e deterso dall’acqua  ma anche dell’anima libera di esprimersi nella sua essenza
  • La balza più ripida del giardino, successiva al parterre all’italiana e conclusiva delle terrazze-giardino formali è stata realizzata da Peyron con questo raffinatissimo, lieve insieme di bosso modellato e marmi candidi della piscina-fontana racchiusa fra le quinte dei cipressi in ranghi
  • Il ricamo di bordure e sfere forma l’insolito, grande parterre a carré rettangolare di bosso circondato d’imbrecciata chiara, orna il tratto finale di questa parte del giardino seguendone la difficile convessità gibbosa e ripida che plana intorno all’intimità della piscina



I giardini del diletto: spesso accade che un luogo esista semplicemente per la felicità del suo proprietario, un’opera di gioia e immersione nella natura in cui perdersi. Questa è la caratteristica che rende unica Villa Peyron

 

Come il crescendo di un brano d’opera, la suggestione del paesaggio di Villa Peyoron cattura per gradi l’attenzione del visitatore. Lentamente l’incanto, dopo la già affascinante discesa del ripido viale di cipressi d’ingresso, circonda subito dalla prima terrazza in piano. Questa avanza compresa fra la pertinenza adibita ad originale museo d’arte moderna, l’affaccio sul lago e il suo bosco e le mura della villa incorniciata da limoni in conca. La simmetria di orci da rose e stagionali, alti carré di bosso sagomato e fontane disegnano il piccolo giardino d’onore prospiciente la facciata posteriore della dimora, giusto e ben calibrato preludio all’emozione successiva. Al fondo, fra la meridiana e la schiera di statue lungo il parapetto, la bellissima scenografia coinvolge sulla travolgente fuga prospettica discendente delle terrazze-giardino formali a destra e romantiche a sinistra fino allo stupefacente coup-de-téhatre dello splendido scenario a cannocchiale fra le quinte dei cipressi sulla veduta di Firenze.

Il paesaggista Saverio Lastrucci, direttore ed erede morale del complesso, mi accoglie, guida e soprattutto racconta con affetto e passione, per averla condivisa con Peyron negli ultimi anni della sua vita, la storia inusuale del posto scandito dal suo ideatore da contini rimandi colti, allegorici e affettivi.

 

La villa e il parco, sorti su rovine etrusche, dominano da uno sperone roccioso del versante fiesolano del monte Fiano, con stupenda vista su Firenze, furono acquisiti insieme alla sorgente naturale di Fontelucente, già delle Mantellate e documentata nel Cinquecento, per alimentare il lago e le numerose fontane,  ai primi del ‘900 dall’imprenditore piemontese Angelo Peyron, mentre il restauro delle mura, dell’architetto fiorentino Ugo Giovannozzi, ha conferito alla villa l’aspetto attuale. Il giardino a balze formali discendenti verso la città medicea, racchiuso fra quinte vegetali autoctone di olivi e cipressi e riflesso nel suo lago, è l’immaginifico, affettuoso progetto ideato successivamente dal figlio Paolo, erede del complesso, esclusivamente per il proprio diletto. Peyron, lasciandosi guidare da gusto e sensibilità, fors’anche in parte ispirato dalle architetture botaniche limitrofe dell’inglese Cecil Pinsent (fra i molti, il giardino dei Tatti, sottostante a Peyron), lavorò da solo costruendo il paesaggio lentamente intorno a sensazioni e soprattutto un’idea. Racconta Peyron “La prima cosa che ho pensato è stata quella di realizzare uno squarcio nel bosco di cipressi, per aprire la vista verso il paesaggio”. “Infatti, spiega Lastrucci, “é proprio intorno al discendere mozzafiato a “cannocchiale” su Firenze che il giardino prende forma”.

 

Un lungo asse centrale, ricamato ad archi rovesci e sfere di bosso, cuce e separa fra loro  lo scoscendere dei diversi parterre, evidenziando la purezza geometrica dello scenario “all’italiana” concluso dallo splendido “squarcio” su Firenze fra i cipressi e dal raffinatissimo gruppo di bosso scolpito e metaforico “lavacro” della piscina in marmo. A sinistra dell’asse invece una serie di giardini più romantici si susseguono intimi, velati dall’ombra degli altofusti spostano e indirizzano l’attenzione alle scalinate in sequenza che portano all’emiciclo in riva al lago dedicato ai momenti musicali. Tutt’intorno il bosco, giocato da Peyron come elegante proscenio “all’inglese”, modula quinte vegetali intorno all’intera composizione creando una sorta d’orizzonte infinito e nello stesso tempo cela e svela nel suo interno lo stupore, tipico di questo stile, di percorsi, architetture di verzura, marmo, laterizi e decorazioni. Un giardino e una storia da non perdere!

 

La visita

Villa Peyron al Bosco di Fonte Lucente

Direttore Saverio Lastrucci – Fondazione Parchi Monumentali Bardini&Peyron

Via Vincigliata, 2 - Fiesole - (FI) - Tel 055- 264321 - Fax 055-213112

web: www.bardinipeyron.it - www.boxol.it - internet@boxol.it

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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