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di Paolo Cottini
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Il concetto di “siepe” è quasi connaturato nell’uomo, anche a livello psicologico, perché tutto il nostro vivere è fatto di larghe aperture ma anche di forme di chiusura, specialmente nei confronti degli altri o, più in generale, dei vari problemi che ci vediamo precipitare addosso, sia pure contro la nostra volontà. Fin dal più lontano passato, l’uomo ha cercato di “circoscrivere” il proprio territorio ed i propri possedimenti, cercando di proteggerli da eventuali nemici o da noiosi disturbatori. In breve, da puro “sistema di difesa”, la siepe è diventata anche elemento architettonico e decorativo in tutti gli stili di giardino che l’uomo ha creato, da Roma in avanti. Si pensi solamente alla funzione essenziale che le fu assegnata all’interno dei cosiddetti giardini “all’italiana” e “alla francese”, giungendo sino ai giorni nostri, sia pure con infinite variazioni di ruoli e di composizione, ma sempre continuando a sollecitare sentimenti di diversa natura. Fin dall’infanzia, siamo abituati a considerare la siepe come un oggetto d’attrazione e in pari tempo di rifiuto: per un verso vorremmo in ogni caso oltrepassarla, se non altro per vedere cosa nasconde alla nostra vista, e per l’altro verso ne stiamo lontani, come se celasse chissà quali pericoli. Da sempre, dunque, ci siamo abituati a convivere con le siepi ed a porci problemi di relazione o, viceversa, a rallegrarcene, tutte le volte che ne incontriamo una. Più in breve, cosa sia una siepe lo sanno anche i bambini, ma il vero punto è: una volta stabilito lo scopo che ci spinge ad averne una, come la si realizza e come va potata? Questo lo sappiamo quasi tutti, anche se poi si commettono non pochi errori d’impostazione e di manutenzione. Ciò che maggiormente conta, infatti, è saper commisurare la sua progettazione con i fini estetici, ma soprattutto pratici, che s’intendono conseguire.
 
Formali ed informali
Cosa significhi siepe “formale”  è stato mostrato per secoli dai progettisti che, specialmente in Italia e Francia, hanno dato vita a giardini caratterizzati da un alto valore architettonico. Quelle che ammiriamo, per esempio, nei giardini storici di Boboli (Firenze) o di villa Lante a Bagnaia (VT), sono siepi formali: squadrate, ordinate, geometriche, realizzate con specie sempreverdi e quindi accuratamente potate e regolate. La nostra cultura è impregnata di questo modello di siepe, tanto che anche nel più banale dei giardinetti condominiali è usuale ricorrervi abitualmente, spesso senza una motivazione specifica. Assai meno comune è invece la siepe “informale”, di derivazione più anglosassone, che è per definizione irregolare, accattivante, fiorita o colorata, spesso realizzata con specie decidue. Quale scegliere? La risposta, ovviamente, dipende da fattori diversi, anche psicologici ed estetici, ma soprattutto dal luogo in cui essa deve nascere e quale funzione deve svolgere. Solitamente, la “formale” viene utilizzata allorché si voglia delimitare un giardino o una sua parte, ma anche se deve servire come barriera per assicurare la privacy. Le “informali”, invece, sono un buon frangivento e nello stesso tempo un ottimo habitat per uccelli e insetti: comunque, sono molto più attraenti per la varietà di fiori, bacche e colori.
 
Consigli: messa a dimora

  • Una programmazione accurata è essenziale, per evitare errori una volta che le piante siano giunte a maturità. Per es, l’altezza finale delle piante va calcolata in anticipo, allo scopo di non velare altre specie o angoli particolari del giardino.
  • Le liti con i vicini di casa possono essere causate da un esagerato accostamento ad eventuali drenaggi o addirittura alle fondamenta della loro casa.
  • Anche l’ampiezza futura va prevista, per non ombreggiare le piante vicine ed evitare di sottrarre eccessivamente umidità e nutrienti.
  • Prima di mettere a dimora le piante, preferibilmente in autunno, occorre assicurarsi che il drenaggio sia perfetto e che il suolo utile sia sufficientemente profondo.
  • Tutte le erbacce vanno eliminate in toto, perché poi non insorgano problemi di competizione con la siepe.
  • L’impiego di piante coltivate in vaso è assolutamente raccomandato (anche se un po’ più caro), perché si possono mettere a dimora in qualsiasi momento, tranne che con suolo gelato.
  • Se si piantano alberi o arbusti grandi, è meglio ricorrere ad esemplari coltivati in vaso da non più di tre anni, per essere certi di avere un buon apparato radicale.
  • La messa a dimora di una siepe richiede una distanza, fra pianta e pianta, più ravvicinata di quella che si adotterebbe in giardino: di norma, fra i 50 e i 100 cm, secondo le specie.
  • Bisogna ricordarsi di lasciare un passaggio di circa mezzo metro fra la siepe e le vicine aiuole.
  • Non scordarsi di aggiungere del buon fertilizzante ed eventualmente dei correttivi del pH
  • Dopo aver piantato, occorre bagnare generosamente, soprattutto se si è in periodo di siccità o di temperature elevate. Inoltre, va aggiunta una buona pacciamatura (corteccia, composta, foglie secche, ma anche fogli neri di polietilene ben fissati al suolo).
  • Non sono necessari i tutori, perché le piante devono abituarsi a flettersi anche con i venti impetuosi.
  • Se si vuole creare una barriera anti-rumore, è meglio utilizzare conifere, che sono più compatte, magari in due filari ravvicinati, lasciandole crescere più alte possibile.

 
Consigli: manutenzione

  • Se usata in situazione tradizionale, la “formale sempreverde” richiede una potatura continuativa e precisa, comportando costi, economici o di tempo, piuttosto elevati.
  • Per potare in modo regolare una siepe formale, è opportuno utilizzare una sagoma o dima.
  • Qualora si scelga di realizzarla con specie decidue, le esigenze di potatura si moltiplicano, per rispettare i tempi di formazione di foglie, fiori e frutti.
  • Se la siepe si è ben consolidata, non occorre più aggiungere fertilizzanti.
  • Nel loro primo anno di vita, le siepi realizzate con sempreverdi non devono essere potate. La regola vale anche per le decidue, fatta eccezione per le piante ottenute da seme, che invece vanno tagliate a 10 cm dal suolo.
  • Dopo il secondo anno, le potature sono ben accette, specialmente sui rami laterali, allo scopo di infittire le piante.
  • Le siepi di Berberis e di altre latifoglie sempreverdi vanno potate leggermente sul finire dell’estate. Per tutte le altre specie si deve procedere ad una seconda potatura a metà stagione.
  • Le siepi informali vanno potate solo quel che basta per mantenere le dimensioni volute, ma anche per stimolare lo sviluppo dei nuovi getti. Ovviamente non vanno potate in modo regolare le piante che fioriscono sui rami laterali. Le specie che fioriscono sui rami dell’anno (come Rosa rugosa) si potano a fine inverno, mentre quelle che fioriscono sui rami dell’anno precedente (come Chaenomeles) si potano subito dopo la fioritura.

 
Il panorama di specie idonee a formare siepi è amplissimo. La scelta dipende da molti fattori: obiettivo primario, sito, natura del suolo, clima, costi e, non ultimo, gusto personale. Prima di acquistare la specie preferita, occorre in ogni caso verificare il suo livello di rusticità
 
Le specie “formali”
Sempreverdi: Aucuba japonica ‘Crotonifolia’, Buxus sempervirens, Elaeagnus pungens, Elaeagnus x ebbingei, Euonymus fortunei, Euonymus japonicus, Griselinia littoralis, Ilex aquifolium, Laurus nobilis, Ligustrum ovalifolium, Lonicera nitida, Myrtus communis, Photinia x fraseri ‘Red Robin’, Quercus ilex, Taxus baccata, Teucrium fruticans, Thuja plicata, Viburnum tinus. 
Decidue: Alnus glutinosa, Berberis thunbergii ‘Atropurpurea’, Carpinus betulus, Crataegus monogyna, Fagus sylvatica, Prunus spinosa 
 
Le specie “informali”
Amelanchier canadensis, Chaenomeles japonica, Cotoneaster lacteus, Escallonia ‘Pride of Donard’, Hydrangea macrophylla, Lavandula angustifolia, Nandina domestica, Pyracantha coccinea, Rosa rugosa, Rosmarinus officinalis, Spiraea x arguta, Viburnum tinus ‘Eva Price’.
 

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