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Campanellino

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee

Campanellino (Leucojum vernum)
 
Leucojum vernum, facile confonderlo con Galantus nivalis, il vero bucaneve: sarà perché entrambi sono bianchi e precoci, sarà perché l’idea popolare di uno sembra potersi accordare anche all’altro.
In realtà pur esistendo somiglianze, anche evidenti, si tratta di piante diverse, Leucojum vernum è più robusto, più alto e fiorisce più a lungo.
 
Riconoscere Leucojum vernum
Il genere Leucojum appartiene alla famiglia delle Amaryllidaceae e conta 11 specie originarie dell’Europa centrale e mediterranea. Cinque di queste possono essere trovate nel nostro paese. Sono piante bulbose, rustiche e resistenti.
Leucojum vernum, o “leucoyun invernale”, chiamato correntemente campanellino, ha fiori a forma di campanelle lunghi circa 2 cm. Sono formati da un perigonio con tepali liberi, tutti uguali, di colore bianco ad eccezione della punta macchiata di verde o giallo. Sono singoli, oppure lo scapo fiorale può portarne piccoli gruppi. Raggiunge un’altezza massima di 35 cm, ma di solito allo stato selvatico si presenta molto più piccolo.
Le foglie di color verde scuro sono lineari con punta arrotondata. Si originano dal bulbo che però resta ben affondato nel terreno. Hanno portamento eretto, quasi parallelo allo scapo fiorale.
Al termine della fioritura si forma un frutto a forma di capsula che ricorda una pera in miniatura.   
 
Fiorisce a febbraio
In natura il campanellino fiorisce precocemente a partire dal mese di febbraio fino a fine aprile secondo l’esposizione del terreno. I primi a fiorire sono i bulbi nei prati freschi e profondi a margine dei boschi o lungo le siepi, solo più tardi si apriranno i bulbi del sottobosco, ma sempre prima che la ripresa vegetativa degli alberi ad alto fusto abbia inizio.
 
In giardino
L. vernum ama i terreni freschi, umidi e non troppo soleggiati. È una pianta adatta ad impreziosire e rinaturalizzare un sottobosco fresco e ricco di humus, ma può crescere altrettanto bene al limite della vegetazione, in prati esposti a nord. Ideale nelle aiuole del giardino destinate ad altre bulbose di cui precederà e accompagnerà la fioritura, o sotto alberi, o cespugli spoglianti, abbandonato a sé stesso, darà ogni anno una generosa fioritura. Ma certamente L. vernum darà il meglio di sé se posto sullo sfondo verde del prato.
 
La coltivazione
Messa a dimora: nel mese di settembre, si pongono i bulbi ad una profondità compresa fra i 10 e i 15 cm e ad una distanza di 10-15 cm uno dall’altro. Se i bulbi sono molti, conviene dividerli in gruppi di dimensioni omogenee.
Terreno: il terreno ideale deve essere come quello del bosco: ricco di humus e sostanza organica decomposta, soffice e ben drenato così da non creare ristagni. 
Trapianto: L. vernum soffre questa operazione e conviene procedere al trapianto solo in presenza di gruppi fissi e solo dopo cinque anni dall’ultima messa a dimora. Le colonie sono pronte al trapianto o al diradamento quando le piante si presentano molto fitte e producono tante foglie e pochi fiori. Non si prelevano piante isolate, ma, muniti di vanga e un capace contenitore, si preleva una zolla in un’area di grande colonizzazione. La zolla deve essere integra e prelevata in profondità, perché i bulbi si trovano spesso fino a 15 cm dalla superficie. Questo consente di ottenere migliori risultati rispetto all’espianto dei singoli bulbi. Il periodo migliore è quello che segue il completo disseccamento delle foglie e si colloca nella tarda primavera o al debutto dell’estate.
In vaso: la coltivazione in vaso, nella maggioranza dei casi, darà risultati insoddisfacenti.
Acquisto dei bulbi: nei garden è pianta poco diffusa, anche perché poco richiesta, non manca invece sui cataloghi nel settore bulbose, ed in particolare piccole bulbose precoci, a fianco dei crochi, dei bucaneve, degli iris precoci, di Aurum italicum e di Eranthis hyemalis.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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