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Lampone

di Alessandro Mesini
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  • Lampone (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • Pianta di lampone (Foto di Ermes Lasagni)
  • La giovane piantina di lampone si presenta inizialmente quasi come una rosetta di foglie poco evidente fra la prima erba primaverile.
  • La coltivazione del lampone permette oggi di rifornire anche la grande distribuzione di un prodotto d’elevata qualità.
  • Il fusto del lampone presenta le classiche spine di tutti i rovi, ma molto meno dannose di quelle della rosa canina o della mora.
  • I lamponi vanno raccolti a maturazione completa quando sono ancora di colore brillante e consistenza elastica.
  • I lamponi freschi hanno un periodo di conservazione molto limitato dopo la raccolta ed è preferibile consumarli entro le 24-36 ore (Foto Mario Giannini).

 
Lampone (Rubus idaeus)
 
Il lampone, dall’inconfondibile colore acceso che piacevolmente contrasta con il suo aspetto vellutato, è, fra i frutti spontanei del bosco aperto e della prateria montana, quello più ricercato, quello che più facilmente si gusta in loco senza volere e senza aspettare di rientrare a casa. Un gusto particolare, che anche quando è reso caldo dal sole estivo ha sapore di fresco e di aria pulita.
Un frutto capace di appagare non soltanto la vista per il suo prezioso colore e per il suo gusto pieno, ma anche il tatto per la sua consistenza elastica e setosa.
 
Un arbusto facile da riconoscere
Il lampone si presenta come un arbusto con fusti eretti, ma spesso arcuati nella parte terminale, di forma cilindrica, muniti di aculei piccoli, diritti e non paragonabili per potere aggrappante e offensivo a quello delle rose e ai rovi.
Le foglioline, di colore verde chiaro nella pagina superiore e di colore bianco argenteo nella pagina inferiore, e di forma ovato-oblunga-acuminata dal margine seghettato, sono raccolte in numero di tre-cinque in una foglia imparipennata.
I fiori sono raccolti in racemi solitari e corti con ricettacolo spugnoso. Questa struttura è destinata ad ospitare i frutti: piccole drupeole che nell’insieme costituiranno il corpo fruttifero. Il lampone di colore prima verde e poi rosso è di forma subglobosa e pubescente.
 
Facile da trovare       
Il lampone predilige i terreni freschi delle zone montane e submontane dove si può trovare nelle radure, negli incolti in via di ricolonizzazione, ai margini dei boschi, nelle praterie declivi, nei boschi aperti. Raggiunge i 1500 metri d’altitudine. Il nome scientifico, Rubus idaeus, risale a Dioscoride che lo cita per la prima volta nel suo “De materia medica”. Il termine idaeus secondo il Mattioli indicherebbe nel monte Ida il luogo d’origine del frutto. La leggenda vuole che sul monte Ida, nell’isola di Creta, la dea dell’amore Afrodite raccogliesse lamponi per i suoi molteplici amori e per il figlio Enea.
In realtà il lampone può essere considerato originario di un vastissimo areale che comprende l’Europa, l’Asia minore e le regioni settentrionali dell’Asia.
 
Il gusto della raccolta           
Il lampone deve essere raccolto a piena maturazione e cioè quando il colore si presenta pieno, ma ancora brillante e non opaco, di consistenza elastica e soda tanto da permettere di essere spiccato senza sgranare e perdere succo.
Ponete i frutti raccolti in contenitori rigidi, e prestate attenzione a non metterne troppi perché l’eccessivo peso tende a schiacciare quelli del fondo riducendo il tutto in una poltiglia, che in buona parte andrà perduta nelle operazioni di conservazione domestica e che è in ogni modo inadatta anche al consumo fresco. Meglio allora prevedere piccoli contenitori seriali che consentano ai frutti di respirare, come i cestini vuoti delle fragole, le cassettine di legno basse, o, anche, le vaschette per gelato non chiuse. Una volta che la raccolta è terminata non lasciate i frutti al sole o nel baule dell’auto, che nelle ore più calde rischia di trasformarsi facilmente in un vero e proprio forno.
 
Ricco di vitamine, poco calorico
Il lampone è caratterizzato dalla completa edibilità del frutto composito e dal suo limitato apporto calorico, che è pari a sole 35 calorie per 100 grammi.
L’acqua è di gran lunga il maggiore componente superando il 90% della composizione dei frutti. Trascurabili i contenuti in grassi e proteine. Soltanto gli zuccheri, pari a circa il 6%, sono ben rappresentati. Ottimi gli apporti vitaminici per vitamina C (circa 200 mg. per 100 gr. di frutti), B1, B2, PP, e provitamina A.
Il sapore tipico è conferito dalla combinazione di acidi organici, alcoli e composti carbonilati.     
 
Un lampone in giardino
Già ai tempi del noto autore italiano sopra citato, il Mattioli, circa quattrocentocinquanta anni or sono, il lampone sarebbe stato oggetto di coltivazione domestica: “trapiantato negli horti per vaghezza”.
Oggi è possibile trovarlo in molti giardini e in molti orti, ma anche in vere e proprie coltivazioni specializzate in piccoli frutti, in grado di rifornire anche i mercati della grossa distribuzione in aree lontane da quelle originariamente vocate.
 
La crostata degli orsi
In ogni favola che si rispetti che abbia per protagonisti una famiglia di orsi, inevitabilmente nel testo o nelle illustrazioni a fianco del barattolo di miele compare sempre una trionfante crostata con la marmellata di lamponi.
La marmellata di lamponi si prepara in poco tempo e senza troppa fatica perché la frutta non richiede lavorazioni preventive di tipo particolare.
Una ricetta che consente di limitare al massimo i tempi di cottura salvaguardando il più possibile le caratteristiche nutritive e il colore dei frutti, senza aggiungere prodotti conservanti industriali, prevede l’impiego di una limitata quota di mele. A 500 grammi di lamponi unite 100 grammi di mela tagliata a fettine molto sottili ancora con la buccia. Cuocete in pentola per almeno il tempo necessario a rompere tutte le drupeole e a far fuoriuscire il sugo, circa venti minuti. Aggiungete 350 grammi di zucchero, il succo di un quarto di limone biologico e la parte gialla della buccia finemente tritata. Terminate la cottura e invasate calda. 
 
Una torta veloce e disordinata da servire calda
I lamponi raccolti non giustificano la preparazione della marmellata e desiderate ancora gustarne il sapore? Qualche amico vi raggiunge per una serata e non avete preparato niente perché vi siete attardati nella vostra passeggiata in montagna?
Prendete i soliti 500 grammi di lamponi e metteteli con due cucchiai di zucchero nella teglia che userete per infornare la torta. Metteteli sul fuoco molto basso e nel frattempo preparate la pasta. Preparate un impasto morbido con 100 grammi di burro fuso, 200 grammi di farina integrale, 100 grammi di zucchero di canna o metà zucchero normale e metà zucchero mascobado, che potrete facilmente reperire nei punti vendita del mercato equosolidale, un cucchiaino di lievito ed uno di zenzero macinato sul momento, e un’ombra di cannella. Versatelo direttamente sui lamponi ormai cotti e infornate a circa 125°C. In trenta minuti è pronto da servire, dopo aver pennellato il tutto con un cucchiaio di miele mescolato a qualche goccia di fiori d’arancio.
 
Un tè riposante
Raccogliete anche qualche foglia durante le vostre passeggiate e fatele seccare al riparo del sole. Potrete impiegarle, semplici o mescolate a quelle del rovo, per preparare un tè da consumare anche freddo. Ideale per ritemprare dagli eccessi della fatica.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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