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Girasole

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • Girasole (Helianthus annus), disegno di Gabriella Gallerani
  • Una volta formata la struttura portante l’apice della pianta inizia ad ingrossarsi formando un grosso bocciolo dall’aria quasi spinosa
  • Appena dischiuso il capolino del girasole è di colore verde, sono già visibili i fiori tubolosi, meno quelli ligulari
  • Quando il girasole sfiorisce perde i fiori ligulari e al posto dei fiori tubolosi compare una superficie scura data dai semi fortemente addossati
  • I fiori tubolosi, fertili ed ermafroditi, si accrescono progressivamente dalla periferia verso il centro del disco
  • Il seme del girasole è un piccolo tesoro, utilizzabile in cucina è molto apprezzato da uccelli e roditori

 
Girasole (Helianthus annus)
 
I girasoli non sono piante spontanee nel nostro paese, ma a forza di coltivarli per diversi scopi l’uomo ha favorito una loro disseminazione così che di tanto in tanto è possibile scorgerne qualcuno laddove non era previsto.
 
Girasole
Il girasole, quello comune che siamo soliti vedere nei campi, a ciclo annuale, si chiama Helianthus annus, appartiene alla famiglia delle Asteraceae, ed è pianta originaria delle regioni dell’America centrale. Il nome “girasole” è ingannevole perché non è fra le proprietà del fiore quello di seguire il corso dell’astro celeste. I girasoli sono orientati in un’unica direzione: il sud-est. Ma poco importa perchè lo spettacolo di interi campi fioriti, tutti allineati, ci affascina ogni volta.
Più corretto, allora, il termine Helianthus, dalle parole greche elios (sole) e anthos (fiore), per la somiglianza che la forma del grande capolino ha con le stilizzazioni della nostra stella.
 
Grande, grande, grande
Il girasole, nonostante sia una pianta erbacea, raggiunge dimensioni da vero e proprio albero. Può superare anche i tre metri d’altezza. La forte radice è fittonante, ma altre radici minori si dipartono direttamente dal fusto a livello del terreno o appena sotto questo, il fusto è ben dimensionato, forte, e ruvido, semplice come nel caso del girasole classico o ramificato.
 
Il capolino dorato
Il fiore è in realtà un’infiorescenza chiamata capolino con due ordini di fiori inseriti su di un ricettacolo appiattito. Quelli esterni di color giallo, i fiori ligulari in forma di petalo a formare la corolla, con funzione vessillifera, sono sterili e disposti in un’unica fila; quelli interni più scuri, i fiori tubolosi, sono ermafroditi e fertili ed è da essi che si formerà il frutto per fecondazione incrociata. Le dimensioni del capolino sono molto variabili: dai 20 ai 50 cm di diametro.
I frutti, quello che noi chiamiamo semi, sono acheni appuntiti con un lato convesso ed uno appiattito disposti in file curve ad andamento orario e antiorario. Il colore può variare dal bianco al nero, dal bruno allo striato.
 
Uno, due, tanti diversi
Le coltivazioni industriali richiedono una grande uniformità del prodotto e nei campi seminati per la produzione di seme da olio tutti i girasoli sono identici. Nei campi seminati per la selvaggina il dimorfismo è molto più accentuato.
Oggi esistono girasoli per tutti i gusti: varia la taglia, la dimensione del capolino, la struttura del tronco, i colori dei petali e del disco, la struttura della corolla. I girasoli a fiori doppi, con i fiori ligulari a riempire tutto il disco, sono molto decorativi, ma non richiamano più la struttura originaria del capolino; i girasoli in gradazione di colore all’interno della stessa varietà sono molto apprezzati se coltivati in gruppo; i girasoli a contrasto netto fra colore del disco e petali o a colore uniforme sono indicati per filari; i girasoli nani si adattano sia al vaso che alle bordure come elemento di seconda fila; i girasoli a fusto ramificato portano un maggior numero di capolini e mostrano scalarità di fioritura.
 
Coltivarli è facile
Il girasole richiede poche cose per crescere bene e fiorire: un terreno profondo e fertile, una posizione soleggiata e riparata dai venti, una distanza di semina che consenta alle piante di non danneggiarsi una con l’altra. Può essere coltivato a file fra loro sfalsate, a macchie, a filare semplice, a soggetti isolati ed anche in vaso scegliendo fra le varietà nane.
Seminiamo a partire da aprile mettendo a dimora i semi singolarmente già nel terreno ad una distanza di un metro tra le file e di 60 cm sulla fila o fra i soggetti. Se vogliamo un anticipo possiamo seminare in vaso con un terriccio da fiore e trapiantare poi i soggetti alti circa 10 cm con quanta più terra possiamo senza danneggiare le giovani radici.
Irrighiamo con generosità soprattutto le piante in vaso, con più parsimonia quelle in terra, ricordando che il girasole preferisce un terreno umido, ma teme i ristagni. Rincalziamo la pianta seguendone la crescita e attendiamo la fioritura preparando sostegni perché il peso del capolino può risultare a volte eccessivo.
 
Il seme è un piccolo tesoro
Quando la pianta cessa il suo ciclo vegetativo e vogliamo liberare il terreno tagliamo i dischi dei capolini, infiliamoli con uno spago per appenderli ad un muro soleggiato. Quando sono ben secchi possiamo sgranarli oppure riporli e metterli a disposizione degli uccelli selvatici durante l’inverno.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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