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Finocchio selvatico

di Alessandro Mesini
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Finocchio selvatico (Foeniculum vulgare)
 
Il finocchio selvatico, Foeniculum vulgare, conosciuto anche come finocchietto, finocchiello, finocchiastro, finocchio cavallo, anicetto, scartoccini, appartiene alla famiglia delle Apiaceae. Pianta perenne, erbacea, con rizoma breve e ramificato, radice cilindrica. Il fusto eretto, che può raggiungere anche i due metri d’altezza, è angoloso, solcato longitudinalmente, fistoloso e ramificato a corimbo.
Le foglie hanno forma facilmente riconoscibile, primo segno d’identificazione della pianta. Sono bislunghe e suddivise in sottilissime lacinie regolari e lineari. QuelleQue superiori sono dotate di guaina che avvolge il fusto e possono essere considerate sessili, quelle inferiori sono picciolate.
I fiori sono raccolti in ombrelle con un numero variabile di raggi dai 5 ai 15. I petali inizialmente verdognoli diventano gialli. I frutti, quelli che noi chiamiamo impropriamente semi, sono di forma oblungo-ovata, con coste rilevate ed equidistanti, glabri, grigiastri. Si tratta di acheni di forma ovoidale rastremati agli apici.
 
Dove trovarlo
Il finocchio selvatico è pianta tipica delle regioni costiere dove con facilità trova il suo habitat ideale: angoli aridi, sassosi, assolati, zone rocciose, vecchi muri a secco.
Il suo areale si spinge però sino alla zona submontana dove possiamo incontrarlo sporadicamente in terreni ben soleggiati, asciutti, ai margini di strade e terreni coltivati.
La raccolta per l’uso alimentare prevede di non toccare in alcun modo le radici e il rizoma così da poter garantire futuri approvvigionamenti. Si raccoglie quando è ben sviluppato, ma sempre prima della fioritura perché non sia stopposo. E non si raccolgono tutte le piante perché una parte di queste offrirà a fine stagione i semi per uso aromatico.
 
Largo alle insalate
Si unisce in tutte le insalate, senza scartare le foglie che possono essere tritate finemente e usate come una sorta di condimento di qualunque altra verdura, anche poco sapida, dell’orto o dei campi.
 
Come usare le foglie
Del non comune finocchio selvatico nulla deve essere gettato, nemmeno le foglie, la spiccata componente aromatica le rende idonee per preparare una semplice e veloce pasta.
In una padella sciogliere nel burro un’acciuga per ogni commensale e mettere sul fuoco basso con uno spicchio d’aglio schiacciato, ma non tritato. Unire, per ogni persona, 25 grammi di foglie di finocchio selvatico finemente sminuzzate. Sempre a fuoco molto lento insaporire con una punta d’estratto e unire pepe macinato fresco o, a scelta, peperoncino. La cottura richiede pochi minuti e appena la pasta è pronta va passata in padella. E’ possibile unire parmigiano reggiano a breve stagionatura, dodici mesi, grattugiato sul momento, pastoso e dolce.
 
Una zuppa aromatica
Una zuppa semplicissima, di facile esecuzione e gradita per la sua nota di sapore antico. Tagliare in cubetti regolari e mettere in un capiente tegame 100 gr di pianta senza foglie per ogni commensale. Coprire d’acqua, regolare di sale, e far cuocere, circa quindici minuti. Nelle ciotole disporre una robusta fetta di pane tostato. Cospargere con un filo d’olio e una abbondante dose di parmigiano reggiano grattugiato;  volendo aggiungere due cucchiaiate di cubetti di pancetta rosolati a parte con un po’ di peperoncino. La zuppa è pronta da versare nelle ciotole.
 
Dal pane ai liquori: ovunque si ritrovano i semi
I semi devono essere raccolti, secondo la zona e l’andamento stagionale, a fine agosto o in settembre. Se umidi si fanno seccare in posto ventilato e si mettono in un sacchetto di carta. Solo dopo un certo periodo di permanenza in dispensa, accertata la loro buona conservazione, si mettono in vaso.
Con i semi potremo insaporire a nostro piacere qualsiasi prodotto di panificazione. Per non annullare il sapore conviene non mescolarli con altri semi come cumino, papavero, coriandolo o anice.
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
Pianta dai molti nomi comuni, se ne conoscono almeno due varietà: la prima dal sapore dolce, in genere coltivata come ortaggio o per i semi aromatici, la seconda dal gusto amaro, più  spesso selvatica. Sono impiegate in fitoterapia in modo simile.
Regolarizza i disturbi digestivi attraverso un'azione antispastica, carminativa, cioè favorente l'espulsione dei gas intestinali; antifermentativa, specie nei neonati e nei bimbi  piccoli; digestiva ed aperativa. Aumenta inoltre la secrezione salivare, biliare e gastrica.
E' un potente galattogeno, cioè stimola la produzione lattea, sia per via orale (insieme alla galega ed all'anice) sia in forma di cataplasmi, cioè applicazioni "pastose" cutanee, impiegati  localmente. Il cataplasma è anche un disinfiammante mammario, e, come il decotto, lo è sull'occhio.
Mucolitico respiratorio ed antibatterico, si usa sia in forma di estratti acquosi sia di essenze nelle patologie bronchiali.
La radice è diuretica ed entra a far parte con sedano, pungitopo, asparago e prezzemolo dello "Sciroppo diuretico delle cinque radici".
Tanta facilità  di utilizzo deve, però, fare i conti con una serie di effetti collaterali: l'olio essenziale è allergizzante cutaneo e respiratorio; l'essenza pura può indurre spasmi del laringe e non va data in età pediatrica; meglio non maneggiarlo in caso di flogosi acute del tubo digerente; comunque è prevederne un uso a tempo determinato.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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