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Croco o Zafferano maggiore

di Alessandro Mesini
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  • Crocus (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • I crochi sono fra i primi fiori a comparire, aprono le loro corolle quando ancora buona parte del terreno è nuda. (Foto di Ermes Lasagni)
  • Non tutti i crochi hanno lo stesso colore, variano le sfumature e di tanto in tanto ne compaiono alcuni bianchi o striati. (Foto di Ermes Lasagni)
  • Le foglie lineari dei crochi, di forma poco appariscente dopo che la pianta è sfiorita verranno confuse fra l’erba. (Foto di Ermes Lasagni)

Croco o zafferano maggiore (Crocus vernus)
 
Il croco selvatico, noto anche con il nome di zafferano maggiore o falso zafferano per la somiglianza con Crocus sativus da cui si ricava la nota spezia giallastra, appartiene alla famiglia delle Iridaceae ed è classificato come Crocus vernus. Il suo habitat è piuttosto vasto e lo possiamo trovare dai prati umidi e dalle praterie umide dei faggeti fino ai pascoli alpini al limite della vegetazione, ma solo laddove la vegetazione prativa non si sviluppa con grande anticipo impedendogli di completare il suo ciclo.
Il croco, infatti, per poter restare in vita da un anno all’altro dopo la fioritura deve poter riaccumulare sostanze di riserva all’interno del bulbo e questo non è possibile se lo sfalcio del prato avviene prima che si siano disseccate le ultime foglie.
 
Come riconoscerlo
Riconoscere il croco è facilissimo anche perché la sua precocità rende impossibile confonderlo con altri fiori, data la quasi totale assenza di questi. Il fatto che il fiore sia all’inizio ben più sviluppato delle foglie aiuta non poco. I bulbi producono fra febbraio ed aprile un fiore isolato, talvolta due, di colore violetto con venature più scure, talvolta bianco o striato. Svettano sulla prima erba raggiungendo un’altezza superiore agli 8 cm. Il numero degli stami, caratteristico della specie, è di solo tre, serve per distinguerli dal Colchicum, noto anche come zafferano bastardo, che ne ha sei.
Le foglie sono lineari, molto semplici, con una nervatura centrale bianca. Al momento della fioritura sono più piccole del fiore, ma poi continuano a crescere fino a raggiungere una lunghezza di 15-20 cm. I piccoli bulbi sono ricoperti da tuniche filamentose, come le bucce delle cipolle, di color chiaro.
 
Dove in giardino
La famiglia dei crochi annovera più di 70 specie rustiche e bulbose con fioritura dall’autunno alla primavera. Le norme di coltivazione che valgono per Crocus vernus valgono per la maggior parte delle specie, anche perché da questa si sono originate molte delle varietà oggi apprezzate, conosciute sotto un nome generico di “crochi olandesi” caratterizzate da fiori grandi. Il consiglio, anzi, è spesso di mescolare le varie specie di crochi, o le diverse varietà, in macchie di colore pur rispettando una certa contemporaneità del periodo di fioritura.
I crochi non hanno preferenze spiccate per il tipo di terreno purché questo sia ben drenato e non si formino ristagni. Possono entrare a far parte di bordure, giardini rocciose e prati fioriti, si possono usare in purezza per singola specie o mescolati, e mescolati anche ad altre bulbose come i bucaneve, fra le piante a portamento prostrato creano un piacevole effetto inatteso di colore.
La posizione ideale per Crocus vernus sono i prati fioriti dove si moltiplica spontaneamente con facilità formando gruppi anche molto estesi. Può essere messo anche al riparo di piante a foglia caduca che in questa stagione non sottraggono luce.
La luce è un fattore importante per la crescita e la fioritura e deve sempre essere abbondante.
 
Come coltivarli
Il terreno ideale è un terreno di medio impasto, ricco, permeabile e piuttosto leggero, ma sa adattarsi con successo a condizioni di terreno, temperatura e umidità anche distanti fra loro. In questo sta il segreto della facilità di coltivazione dei crochi.
Per raccogliere i bulbi allo stato selvatico avremo individuato chiaramente la loro presenza all’epoca della fioritura e durante la pausa vegetativa estiva. Scaveremo con accortezza per spiantare i bulbi dal terreno, sceglieremo quelli sani e di buone dimensioni e provvederemo subito al trapianto. I bulbi possono possono trattati prima della messa a dimora con una soluzione disinfettante a base di acqua e ossicloruro di rame (nome commerciale ossicloruro di rame - 20) in ragione di 5 grammi per un litro. Basta un’immersione per pochi minuti.
Lo scavo dovrà essere profondo circa 8 cm e fra un bulbo e l’altro lasceremo uno spazio di poco più di 5 cm in ogni direzione. I bulbi dovranno essere orientati con il ciuffo verso l’alto. Solo a fronte di un terreno secco e di mancanza di precipitazioni provvediamo ad una leggera annaffiatura.
A fioritura ultimata i fiori appassiti non devono essere tolti.

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

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Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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