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Cotogno

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee

 
Cotogno (Cydonia oblonga)
 
Il cotogno (Cydonia oblonga), appartiene alla famiglia delle Rosaceae. E’Piccolo albero, capace di raggiungere i 7 metri d’altezza, ma ha solitamente dimensioni molto più contenute, il cotogno si distingue facilmente dai meli e dai peri selvatici anche quando è privo di frutti. A fare la differenza sono le dimensioni di foglie e fiori. Le foglie del cotogno variano fra i 10 e i 12 cm di lunghezza ed i fiori raggiungono i 5 cm di diametro. Anche per i frutti vale la stessa considerazione. Le piante selvatiche producono frutti che arrivano a pesare 400 grammi, le varietà coltivate raggiungono anche il chilogrammo.
Il portamento, quando non potato, è irregolare, i rami a volte possono presentarsi contorti.
Contrariamente a un buon numero di piante da frutto spontanee non è spinoso, nemmeno nei rami più bassi.
Le foglie sono di forma ovale, allungate, dotate di stipole, con una folta peluria nella pagina inferiore, il colore verde non è mai brillante e conserva una nota di grigio.
I fiori sono gli ultimi a comparire fra quelli delle piante da frutto cugine ed è solo alla fine di aprile che iniziano ad aprirsi. Sono di colore bianco o leggermente rosati.
Il frutto è di forma irregolare, giallo dorato a maturazione, ricoperto da una peluria che a questo punto si rimuove facilmente con le mani e lascia visibile una buccia luminosa e piacevole al tatto.
 
Melo cotogno o pero cotogno
Il dilemma viene spesso riproposto. Si tratta di pere o di mele cotogne? La risposta esatta è “nessuna delle due”: si tratta, infatti, soltanto di cotogne (Cydonia oblonga Mill.) che a seconda della varietà possono avere una forma più vicina alla mela o alla pera.
 
In giardino
Acquistando una pianta in vivaio per metterla a dimora nel giardino ricordiamo che il cotogno teme soltanto due fattori: la siccità persistente ed il calcare. La prima per ragioni di conformazione dell’apparato radicale che resta superficiale. La seconda per intolleranza e quindi se si dispone soltanto di acque molto calcaree per l’irrigazione il cotogno potrebbe nel tempo stentare, meglio raccogliere, quando possibile, l’acqua piovana.
Ama i terreni freschi ed inerbiti, fertili, profondi e permeabili per evitare ristagni.
Non teme il freddo invernale sopportando temperature quasi polari (è originario di un vasto areale che comprende anche la regione caucasica), evita le gelate tardive fiorendo in ritardo, è resistente alla maggior parte delle problematiche sanitarie che colpiscono gli altri alberi da frutto.
 
Raccolta e conservazione dei frutti
Una buona pianta di cotogno entra in produzione al terzo o al quarto anno di età e può arrivare a produrre anche più di 40 kg. di frutta anno, ma ad abbondanti raccolti fanno solitamente seguito anni di magra.
Raccogliamo i frutti quando cambiano colore e virano dal verde al giallo. La raccolta è scalare ed i frutti si conservano senza problemi anche per due mesi se posti in un locale asciutto e con ricambio d’aria senza toccarsi uno con l’altro.
 
Marmellata di cotogne
Raccogliamo le cotogne ben mature, non importa se sono cadute per un giorno ventoso, nel caso toglieremo la parte danneggiata.
Laviamo la frutta togliendo la naturale e copiosa peluria che la ricopre, detorsoliamo senza tagliare i frutti e, sempre con la buccia, mettiamola in pentola coperta d’acqua. Facciamo bollire fino a quando la resistente buccia inizia rompersi. Scoliamo, sbucciamo, eliminiamo gli eventuali semi rimasti e riduciamo la polpa a purea. Pesiamo e aggiungiamo lo stesso quantitativo di zucchero. Facciamo cuocere a fuoco lento sorvegliando con cura che non attacchi. Uniamo succo di limone prima di invasare o la parte gialla della buccia dell’agrume. Impieghiamo vasetti ermetici di piccole dimensioni perché il gusto particolare potrebbe non trovare tutti d’accordo in famiglia. 
I lettori che si apprestino a raggiungere i quattro decenni di età sono gli ultimi a ricordarsi la cotognata, la mitica marmellata solida venduta in cubetti avvolti da carta trasparente nei negozi d’alimentari. Oggi introvabile, come molto più rari sono divenuti gli alberi di cotogno.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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