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Cicoria selvatica

di Alessandro Mesini
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Cicoria selvatica (Cichorium inthybus)
 
 
E’ da un ceppo di cicoria selvatica mediterranea selezionata nel tempo che derivano molti degli ortaggi abitualmente coltivati: la cicoria coltivata, le scarole, le indivie e le cicorie arricciate, i radicchi rossi o variegati del Veneto, la catalogna, il grumolo, il pan di zucchero, e quelle per la produzione di radici.
 
Come riconoscerla
La pianta, appartenente alla famiglia delle Compositae o Asteraceae, si comporta come perenne o, alla peggio, come biennale. Facile da riconoscere in fase di fioritura per le caratteristiche corolle azzurre riunite in capolini.
Ad inizio primavera cerchiamo, invece, la rosetta basale ricca di robuste foglie ruvide, leggermente pelose, dentate, che terminano in forma di punta di freccia. La nervatura centrale è evidente.
I fusti fioriferi sono spogli, flessuosi, con portamento spesso divaricato. La radice è fusiforme fittonante e tutto l’apparato è ben sviluppato. I frutti sono degli acheni ed i semi possono essere impiegati per propagare la pianta anche negli orti o nei pressi delle nostre case. L’epoca di semina non ha molta importanza perché i semi si mantengono attivi per più anni.
 
Quando e dove raccoglierla
Diffusa quasi ovunque nel nostro paese la cicoria preferisce i bordi delle strade, gli incolti, i maggesi, i pascoli, ruderi e scarpate. Si raccoglie quando le foglie sono ancora tenere, possibilmente prima della fioritura, anche se è solo con questo momento che la maggior parte delle piante divengono facilmente individuabili. Raccogliamo lo stesso le foglie rifilandole per eliminare le nervature più dure. Quando scegliamo di lessare la pianta anche le cime più tenere possono essere impiegate con successo. Non estirpiamo mai la pianta se non intendiamo far uso della radice, così potremo goderne anche l’anno successivo.
 
Il vecchio caffè di cicoria
La radice dobbiamo raccoglierla in autunno quando ormai la migrazione delle sostanze nutritive negli organi d’accumulo ne ha accresciuto le dimensioni. Estirpiamo la radice quando il terreno non è bagnato perché sarà più facile estrarla senza troncarla. Spazzoliamola, tagliamola per il lungo e mettiamola a seccare in piccoli pezzi in forno. La tostatura deve essere fatta lentamente per non bruciare le radici solo all'esterno, ma essiccarle completamente. Maciniamo e usiamo come surrogato del caffè o come componente di miscele di caffè, orzo e altri cereali tostati.
Molto in voga quando il caffè vero era un bene irraggiungibile per le tasche dei più, oggi ritorna come bevanda “verde”.
 
Cicoria alla romagnola
Prepariamo la cicoria come per una normale insalata, e quindi scegliendo parti tenere e fresche, ma, in sostituzione dell’olio e altri condimenti classici, facciamo soffriggere in padella della pancetta a dadini fino a quando la componente grassa ha cambiato del tutto colore, abbassiamo la fiamma e uniamo un buon aceto. Tiriamo a cottura il tempo necessario ad amalgamare e dare colore al tutto e versiamo ancora caldo sulla verdura.
 
Una zuppa ricca
Raccogliamo tanta cicoria da avere ottocento grammi di foglie pulite che con le forbici sminuzzeremo finemente. Soffriggiamo olio, cipolla e pancetta nel fondo di una pentola alta. Caliamo la fiamma e buttiamo la cicoria con due litri di brodo di pollo. Facciamo bollire fino a quando la verdura è cotta. Battiamo un uovo ogni due persone con formaggio pecorino grattugiato e mettiamo nelle fondine prima di versare. Guarniamo con un po’ di cicoria fresca.
 
Un fiore dell’amore non raggiunto
Dopo tanto tempo ben speso fra campo e fornelli non dimentichiamoci che dietro ogni fiore si nasconde una vera e propria miniera di storie, leggende e poesie.
Nei paesi d’oltralpe il fiore della cicoria è simbolo della sposa del sole, ma più ancora le lunghe scie di fiori, che si aprono al mattino e chiudono di sera, ai bordi delle strade ricorderebbero il cammino senza meta di un disperso amante.
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
Galeno, uno dei più antichi e grandi maestri della medicina, la definiva amica del fegato.
Questo per la sua azione coleretica e colagoga (che fa cioè aumentare la produzione ed eliminazione della bile). Se ne usano in medicina le foglie e le radici, attraverso infusi, estratti fluidi, secchi o alcolici.
In realtà tutti i maggiori studi rivolti alla valutazione dell’azione della pianta sono stati effettuati con utilizzo “ pseudo alimentare”.
Molto interessante è un lavoro svolto in Italia negli anni trenta: mise in evidenza le proprietà ipoglicemizzanti della pianta. Risultava che l’ingestione sia della cicoria sia della sua acqua di cottura, produceva un notevole abbassamento del valore dello zucchero nel sangue ed un minore rialzo dello stesso dopo un pasto a base di carboidrati. In seguito si ebbero analoghi risultati attraverso l’utilizzo di succhi. La cosa non ebbe ulteriori sviluppi certamente per assenza di interesse speculativo. Non credo che potrebbe mai sostituire gli ipoglicemizzanti orali e l’insulina, ma certamente il suo utilizzo permetterebbe, almeno, di ridurre le dosi di tali medicine !!!
Le radici producono disappetenza e quindi hanno ragione di essere nelle diete.
La bevanda che si prepara con le radici può costituire un succedaneo del caffè ed un antagonista delle proprietà stimolanti della caffeina.
Per uso esterno, i cataplasmi di foglie (applicazioni di foglie bollite) risolvono ulcere cutanee e foruncolosi.

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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