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Arieggiamento

di Alessandro Bertolini
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Arieggiamento superficiale
Per arieggiamento superficiale si intendono una serie di pratiche mirate a garantire la corretta ossigenazione dello strato superficiale del “top soil” nonché dell’erba, è il cosiddetto “verticutting”, cioè quella pratica basata sull’impiego di una macchina in grado di incidere verticalmente il tappeto erboso ed i primi millimetri di “top soil”. L’effetto del taglio verticale porta ad un diradamento temporaneo dei tessuti, con stimolo delle gemme dormienti e ringiovanimento del tappeto erboso. Esistono macchine di diversa grandezza e precisione operativa, le più piccole, quelle da giardino, possono essere noleggiate presso garden centre o manutentori. Le professionali di grandi dimensioni devono essere usate da personale specializzato. Il “verticutting” si esegue soprattutto su tappeti stressati da massime o minime termiche, su erba troppo densa e per questo in condizioni asfittiche, in presenza di eccessivo feltro, o in seguito attacchi fungini e/o di insetti. Questa operazione può essere anche mirata all’introduzione di nuove essenze (trasemina).
 
Arieggiamento sottosuperficiale
Con questo termine si intendono tutte le lavorazioni che interessano il “top soil” sino alla profondità di circa 10 cm. In pratica sono bucature con o senza asporto di materiale. La bucatura senza asporto di materiale può essere una chiodatura (cioè una bucatura con chiodi), o una lamatura o una discatura, che sono incisioni sottili. La bucatura con asporto di materiale è invece la carotatura, cioè una bucatura con fustelle cave, ne risultano dei cilindretti di terreno (carote) da asportare manualmente.
 
Arieggiamento di profondità
Il “top soil” va lavorato anche in profondità (oltre i 10 cm) per garantire un'efficiente ossigenazione e percolazione dell’acqua. A questo scopo si usa una bucatrice di profondità, detta
“vertidrain” e un trapano di profondità, detto “driller”. Nel primo caso si può operare sia con estrazione del materiale, sia senza. Si tratta comunque di operazioni a carattere straordinario da eseguirsi solo in caso di scadimento evidente del tappeto erboso, le macchine da utilizzare sono molto impegnative sia in termini di utilizzo, che di eventuale acquisto.
 
 “Top Dressing”
Con il termine “top dressing” si intende l’apporto di uno strato sottile (qualche millimetro) di substrato, allo scopo principale di riempire i fori della bucatura.
Il substrato può essere composto di sola sabbia silicea, o sabbia silicea + torba, o terra, o altri materiali porosi, come la terra di diatomee o la zeolite. Il “top dressing” serve anche per tenere sotto controllo il feltro. Questa tecnica è però efficace solo in caso di bucature superficiali, perché il “top dressing” riempie completamente i fori.
Diversamente, per le bucature di profondità, conviene fare un riempimento dei fori manuale (con imbuti) o meccanico (con macchine in grado di forare e di riempire in successione immediata).
 
Il “top dressing” si effettua con apposite macchine, chiamate “top dresser”, semoventi o portate su mezzi; mentre il “top dressing” manuale si fa con una buona mano ed un altrettanto buon badile facendo attenzione a garantire uniformità di spessore.
 
Una volta distribuito il materiale, si tratta di incorporarlo efficacemente nei fori o nei tessuti, come nel caso del “top dressing” per il contenimento del feltro. A questo scopo, si usa una rete vibrante snodata, passando ripetutamente ed incrociando i passaggi sopra il tappeto erboso.
 
Tempo di “verticutting” e di bucature
Per tappeti erbosi di microterme a medio-alto calpestio in generale si consigliano 2-3 “verticutting” all'anno, a primavera, a fine estate e a fine inverno e 1-2 bucature sottosuperficiali in primavera e in  autunno. Per gramigne e paspali, invece, si consigliano 4-5 “verticutting” all'anno in primavera e in estate e 1-2 bucature sottosuperficiali.
 
Arieggiamento primaverile
Utile, anzi molto utile per asportare tessuti morti o semplicemente degradati nel corso dell’inverno, il “verticutting” andrebbe effettuato su tutti i tipi di tappeto erboso in graminacee intorno a marzo (il momento migliore varia a seconda della zona climatica). Ma sono soprattutto le stolonifere (agrostidi e gramigne) e le rizomatose (poe e gramigne) a giovarsene. L’operazione contribuisce, infatti, a stimolare l’emissione di nuovi germogli laterali. Quindi, oltre a garantire un effetto di pulizia, il “verticutting” va considerato quale operazione volta a rivitalizzare l’intero sistema di sviluppo del prato. Allo scopo si utilizza una macchina con lame affilate secondo uno o due passaggi incrociati. Si raccoglie la risulta ed infine si effettua una sabbiatura (“top dressing”) di 3-5 mm, con sabbia silicea avente granulometria intorno a 1 millimetro.
 
Arieggiamento pre-invernale
Prima dell’inverno è consigliabile effettuare un “verticutting” leggero. Questo per asportare eventuale eccesso di feltro, ovvero di erba morta e depositata in superficie sul tappeto erboso. Nel feltro, spesso si stabilizzano i funghi, in particolare Microdochium nivale, agente della fusariosi.
 
Infine, sempre consigliabile effettuare una sabbiatura (3 mm in spessore) allo scopo congiunto di ridurre l’umidità superficiale e di creare comunque una zona più calda in corrispondenza delle corone dell’erba (la corona è la zona di sviluppo dei nuovi germogli, quindi il punto più importante della pianta). Tutto questo per limitare sia i danni da malattia fungina, ampiamente condizionata dall’umidità, sia quelli da ghiaccio, particolarmente pesanti se relativi alla perdita della corona.
 
La trasemina
Eventuali integrazioni al prato, dove questo non è sufficientemente fitto, possono essere effettuate a partire dagli inizi di aprile. Ciò è fondamentale se si vuole effettuare in seguito il trattamento di pre-emergenza contro le infestanti estive. Si impiega del seme certificato avente caratteri estetici (cioè larghezza e portamento della lamina fogliare, colore) e funzionali (adattamento al calpestio) simili all’erba già presente nel tappeto erboso. Per il dosaggio ci si deve basare su quanto riportato nelle etichette dei singoli prodotti, considerando comunque che una trasemina richiede percentualmente (+ 30 %) più seme rispetto a una semina su terra nuda. Ciò a causa della competizione da parte
dell’erba già presente.
 
(Disegni di Daniela Baldoni)

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Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

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Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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