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Morus kagayame ‘Sterile’

di Francesco Vignoli
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  • Morus alba

 

 

Il gelso! Pochi di noi lo hanno ancora nella memoria, se lo ricordano bene solo quelli molto avanti negli anni, ma sino alla metà del secolo scorso le campagne della Lombardia, del Veneto, dell’Emilia e della Toscana erano dominate da imponenti filari di questa pianta. L’allevamento del baco da seta per la produzione dei “bozzoli”, materia prima dell’industria della seta, erano una risorsa agricola importante, ma del gelso si usavano anche i lunghi rami flessibili per fare ceste, tutori per la vite e tanti altri usi. Il legno era ottimo per i mobili e io ho ancora in salotto una splendida vetrina in legno di gelso, eredità del nonno che tagliò due alberi, uno per costruire la vetrina e l’altro per pagare il falegname. Allora si usava cosi! Ma nel frattempo, quante cose sono cambiate…

 

Forse non c’è altra pianta al mondo sconfitta dalla modernità come il gelso, in modo così totale da essere quasi dichiarato scomparso. La seta si fa con fibre sintetiche, le ceste con la plastica, la vite nei moderni vigneti non ha più tutori, ma è sorretta da lunghi e sottili fili di ferro.

Neanche nel giardino, le due specie di gelso bianco (Morus alba) e di gelso nero (Morus nigra) hanno trovato uno spazio per sopravvivere: le foglie e il portamento non hanno una ornamentalità tale da invogliarne l’uso. E neppure i frutti, more di squisito sapore, li hanno aiutati, anzi, poichè questi frutti non sono serbevoli e cadono in grande quantità non appena maturi, sporcano e macchiano tutto quello che c’è sotto la pianta. Quindi via il gelso dal giardino: è brutto e sporca, via dalle campagne: è inutile e ingombrante…

Eppure c’è una nuova varietà di gelso che riabilita tutta la specie e che sicuramente prenderà nei giardini il posto da ‘prima donna’ che gli spetta: Morus kagayame ‘Sterile’.

 

Morus kagayame ‘Sterile’

E’ un piccolo albero di origine giapponese che non cresce in altezza oltre 6 metri, ma forma una chioma molto larga. I rami sono lunghi e flessibili, quelli che si trovano in basso sono leggermente decombenti. Il colore del tronco è marrone chiaro, liscio e pulito. Le foglie sono splendide, grandi, da ovate a palmate, glabre, di un bel verde scuro, lucido sulla pagina superiore. In piena vegetazione questa lucidità è così accentuata che si ha l’impressione che sul fogliame sia stato passato quello spray che usano i fioristi per lucidare le loro confezioni. Fiorisce in aprile/maggio, i fiori maschili e femminili si possono trovare sullo stesso ramo ma poi non fruttificano perché sterili e quindi non creano i disagi dovuti alla caduta dei frutti.

Nei vivai specializzati italiani è più conosciuto con il sinonimo di Morus ‘Fruitless’ ed è prodotto in grandi quantità, ma la maggior parte delle piante sono destinate all’esportazione, questa cultivar è infatti già molto usata all’estero, non ancora altrettanto in Italia.

 

La coltivazione

Il Morus kagayame ‘Sterile’ vive praticamente in tutti i tipi di terreni anche i più poveri e silicei. Resiste bene al freddo, al caldo, allo smog e richiede poca acqua, ama posizioni soleggiate, non è colpito da malattie importanti. E’ una pianta di basso costo.

Reagisce molto bene alle potature e si può potare ogni anno, in inverno, tagliando via tutti i rami dell’anno lasciando 2/4 gemme. Si riformeranno rapidamente dei lunghi rami giovani con foglie più grandi. E’ una pianta classica da viali, in giardino è l’ideale per chi vuole un ombra scura da una pianta non molto ingombrante.

 

L’acquisto e il trapianto

Si trova esclusivamente allevato ad albero ed è venduto in zolla, il trapianto è molto facile, si può fare in autunno tardi, durante tutto l’inverno sino all’inizio della primavera, prima comunque dell’emissione delle nuove foglie. L’acquisto di piante in contenitore è da prendere in considerazione solo se si vuole piantare in primavera inoltrata o in estate e, ovviamente il prezzo è più alto.

Data la sua chioma voluminosa, è bene assicurarlo con un buon tutore per i primi due/tre anni soprattutto in zone ventose.

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