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Olea europea (olivo)

di Maria Teresa Salomoni
  • Alberi
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  • Olivo in fiore (Foto Ermes Lasagni)
  • I fiori dell'olivo sono poco appariscenti (Foto Ermes Lasagni)
  • La bellezza dell'olivo è anche nelle forme che caratterizzano il tronco adulto (Foto Ermes Lasagni)
  • La chioma argentea e i frutti verdi (Foto Malagoli)
  • L'olivo è caratterizzato da un'estrema facilità di

 

…Pareva un àrbolo finto, di teatro, nisciùto dalla fantasia di Gustavo Dorè, una possibile illustrazione per l’inferno dantesco. I rami più bassi strisciavano e si contorcevano terra terra…tronco potente, ma spirtusato, abbrusciato arrugato dagli anni… (rami che) parevano disperarsi, addannarsi per quella magària  che li avrebbe congelati, “canditi” avrebbe detto Montale, in un’eternità di tragica fuga impossibile…”  

Non c’è alcun dubbio: i rami e il fusto descritti da Camilleri (*) possono appartenere solo ad un olivo secolare ed i pensieri del famoso commissario Montalbano si intrecciano e si snodano e infine si dipanano seguendo il viluppo di “…un olivo saraceno, grande…con cui ho risolto tutto…” come disse Pirandello.

L’olivo è, per noi, l’albero dei contrasti: la struttura lignea poderosa e contorta e le radici possenti, spesso affioranti da un suolo petroso e secco, accompagnano a sorpresa quella chioma lieve, leggiadra e luminosa che non sembra appartenere ad una architettura così sofferta. L’olivo è l’albero del fuoco vegetale, è il trionfo della luce quieta e pacificante, è l’emblema della vergine Atena e della Castità, ma anche della Prosperità e della Pace. Un albero, un paesaggio. Un albero, un complesso stato d’animo.

Nei paesaggi della  Liguria e della Toscana sullo sfondo del mare, si vede l’argento della foglia degli olivi che sfiora la macchia mediterranea, profumata di mirto e di artemisia. Un poco più là, le chiome argentee lambiscono l’Adriatico, dalla punta del Conero fino al tacco d’Italia, e raggiungono la Sicilia ove si mescolano agli agrumi, prosperando in terre davvero poco feconde. L’olivo si originò nella parte orientale del Bacino mediterraneo e da qui si diffuse nel resto dell’area nell’era classica, quale dono della dea Atena alla sua città, sostituendosi alle colture di cereali, e divenne, insieme alla vite e al fico, l’elemento distintivo del paesaggio mediterraneo. Giunse in Spagna, punto di imbarco per il suo viaggio nel Nuovo Mondo, per regalare alla California una traccia del Sud Europa.

 

Hanno detto di lui

Dante Come a messager che porta ulivo / tragge la gente per udir novelle

D’Annunzio Esili foglie, magri rami, cavo / tronco, distorte barbe, piccol frutto, / ecco, e un nume ineffabile risplende / nel suo pallore

Proverbio toscano Chi vuole ingannare il suo vicino, ponga l’olivo grosso ed il fico piccolino

 

Un clima caldo con inverni miti

Le sue richieste riguardanti il clima sono così definite che la distribuzione naturale dell’olivo è usata dai botanici per indicare i limiti precisi della regione biogeografica mediterranea.

Il clima desiderato è temperato, di tipo caldo, con inverni miti; le coltivazioni olivicole si arrampicano fino ai 500 – 700 m slm ed hanno come limite settentrionale il Lago di Garda. L’olivo esige, inoltre, un terreno sciolto ed una posizione soleggiata.

La sua diffusione nell’area mediterranea, ove i terreni sono con forte percentuale di scheletro e dove il sole persin esagera, fu una benedizione, ma con qualche ombra: le radici dell’olivo si spingono verso il basso, e non molto in senso laterale, e non tengono insieme il suolo. L’erosione che ne consegue spoglia la roccia ed ecco l’origine dell’ispirazione dei poeti e dei pittori, tratta dalla luminosità ellenica della luce riflessa dal nudo calcare bianco.

 

Foglie curiose grigio-argentee e fiori bianchi

L’olivo appartiene al Genere Olea, Famiglia delle Oleaceae, che comprende una ventina di alberi e arbusti sempreverdi, tutti caratterizzati da una grande longevità, distribuiti dalle regioni mediterranee all’Himalaya, al Sud Africa e all’Australia.

L’olivo comune, Olea europea, è un albero che raggiunge l’altezza di 12 – 13 m; ha una chioma rotondeggiante, grigio-argentea, foglie cuoiose e fiori bianchi che si schiudono tra giugno e luglio. Seguono i frutti, le olive, ossia drupe ovali contenenti un solo seme. La forza di seduzione di questi frutti non è di certo pari a quella della mela di Adamo o a quello di una pesca vellutata o di un dorato agrume. L’oliva appena colta ha un sapore amaro, repellente, e per diventare gustosa deve essere messa in salamoia.

 

Basta un piccolo giardino

L’oliveto è diventato parte integrante del paesaggio mediterraneo; la diffusione e l’importanza di questa pianta sono tali che è diventata davvero “pianta guida” per tutte le piantagioni produttive e ornamentali. Se tralasciamo la coltura agricola vera e propria finalizzata al rendimento economico, osiamo affermare che l’olivo potrebbe essere coltivato in un areale molto più vasto  di quello indicato, purché protetto dai freddi venti invernali e affrancato in un terreno sciolto e molto drenante. Nonostante l’aspetto importante e solenne, può essere inserito in un giardino non molto grande, grazie alle dimensioni limitate. Ad esempio, volendolo includere al centro di un’aiuola, può accompagnarsi a una doppia fila, posta quasi al margine, di artemisia (Artemisia dracunculus), dal caratteristico colore glauco della vegetazione che richiama quello degli olivi, e da una doppia fila di Agapanthus umbellata, che si contrappongono per verde brillante delle foglie e per le celesti infiorescenze primaverili. Se disponiamo di un piccolo terrazzamento, bastano un olivo ed un prato ben tenuto per “fare paesaggio” ma, se vogliamo esagerare, sul ciglio del pendio possiamo inserire tutte le ricadenti che vogliamo; dalle azzurro-argentee lavande, alle salvie e al rosmarino fino alle erbacee perenni preferite, prescelte fra quelle che ci regalano i toni del rosa o del giallo mescolati al bianco e al blu.

 

* Camilleri A. Una gita a Tindari 2000, Sellerio Editore

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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