Stocker_2012_forbici-segacci Psenner_2012 Bakker_2011 Verdeacolori_2011 Zarpellon_2011 VivBuffa_2011 Verdemax_2011 Cifo_2011 Bonfante_2011 Acquaform_2011
Home

  • Sfoglio/Acquisto
    • Rivista Giardini
    • Abbonamenti online
    • I manuali di Giardini
    • Giardini in digitale
    • Singole Riviste
  • Piante
  • Lavori e consigli
  • Giardini
  • Ambiente
  • Appuntamenti Verdi

  • Arredo giardino
  • Macchine Attrezzi
  • Aziende Cataloghi
  • Vivai
  • Erboristeria
  • Animali
  • Mostra fotografica
Home

Robinia pseudoacacia (robinia)

di Alessandro Mesini
  • Alberi
  • Piante

 

 

Ognuno ha la sua pianta preferita. La Robinia, Robinia pseudoacacia è per me l’albero dell’infanzia quando passavo buona parte dell’estate, la migliore, in campagna a casa di mia nonna e di pomeriggio si partiva col cesto per far l’erba e la foglia per i conigli. Erano foglie di Robinia, o meglio foglioline, perché noi bambini le raccoglievamo sgranandole, lasciando i rachidi nudi. Nessuno la chiamava Robinia, ma soltanto “maruga” e ancor oggi mi sembra sempre di parlare di due piante diverse.

Razionalmente, credo sia questa la ragione che mi fa rende concorde con tutti quanti nel pensare alla Robinia come a una pianta infestante da non propagare, ma, sentimentalmente, non riesco a giustificare gli abbattimenti spiegati con un’alzata di spalle e un “era solo una maruga, ce ne sono tante e crescono in fretta” o, davanti ad una capitozzatura che grida giustizia, “non ho mai visto una maruga seccarsi, vedrai come ributta l’anno prossimo”.

 

L’albero dei contrasti…

Le rose rappresentano il contrasto per antonomasia fra la ricchezza del fiore e l’implacabile presenza delle spine, ma anche la Robinia ha spine che, lignificandosi, sanno farsi temere e fiori, tantissimi, in ricchi grappoli dal profumo invitante.

Le querce rappresentano forse l’albero monumentale per eccellenza, con la loro geometria precisa e al contempo contorta. Anche la Robinia, quando ha la fortuna di poter diventare centenaria, diviene un albero maestoso, ma al tempo stesso si propaga a una velocità inconsueta, formando lungo le strade vere e proprie siepi o boschetti in purezza. Una vera e propria infestante, se vogliamo seguire il parere di non pochi esponenti del giardinaggio, dell’arboricoltura, della progettazione del verde e del paesaggio.

Il castagno, dal medioevo in poi, è stato sicuramente l’albero più intimamente legato all’economia contadina, per l’importanza assunta come fonte alimentare anche in zone dove non era presente. La farina di castagne rappresentava, infatti, una quotata merce di scambio fra pianura e montagna per ottenere frumento e sale. La Robinia - pur essendo originaria del continente nord americano, e quindi una straniera venuta da lontano - si è tanto ambientata e diffusa da ritagliarsi un ruolo tutto suo nell’economia contadina. La foglia, i fiori, il legno: tutto trovava valido impiego.

 

Di padre in figlio, di Robin in Robin: il segreto di un nome che ha messo radici ovunque

Il nome Robinia ne nasconde un altro, quello di un’importante famiglia di giardinieri: i Robin, francesi e al servizio del re.

Jean Robin, nato a Parigi e vissuto in Francia a cavallo del 1600 (1500-1628), fu il primo a mettere a dimora e a far germogliare in Europa i semi di Robinia. Precisamente in Place Dauphine: mancava poco allo scoccare del secolo.

Nel 1601, pubblicando le specie esotiche che coltivava, faceva menzione di questo nuovo albero, che ancora non portava il suo nome. Gli annali avrebbero in ogni modo ricordato Jean, perché Enrico IV lo insignì del titolo di “arborista, botanico del Re, curatore del “Giardino della Facoltà”; quella di medicina, dato che nel giardino si coltivavano le piante medicinali.

Fra i discendenti diretti della Robinia di Robin padre non possiamo non ricordare quella che nel 1636 il figlio, Vespasian, trapiantò nell’attuale Jardin des Plantes, un tempo Jardin du Roi, la più vecchia oggi esistente.

Anche di Vespasian si sarebbero in ogni modo ricordati gli annali, perché era succeduto al padre e si fregiava anche di altri incarichi dal nome magniloquente.

L’albero di origine americana e di adozione francese, cui fu giustamente imposto il nome di Robinia, divenne di gran moda come ornamentale da giardino. La sua diffusione fu dunque assai più rapida di quanto avrebbe potuto essere la diffusione naturale, già di per sé efficientissima.

 

La Robinia e la zootecnia rurale

La Robinia si integrò benissimo nell’economia rurale, sfuggendo, per disseminazione naturale, ai giardini dove era coltivata come specie esotica.

Dalla sua aveva molteplici virtù: cresceva rapidamente e poteva essere impiegata come miglioratrice dei terreni poveri delle brughiere sassose; come pianta spinosa poteva essere concorrere a formare siepi di confine difensive; forniva una foglia molto proteica particolarmente gradita agli animali durante la stagione estiva, quando il pascolo iniziava a scarseggiare e era soprattutto prediletta dai conigli, che rappresentavano una delle migliori merci di scambio da inviare ai mercati cittadini; forniva legname idoneo per la costruzione di ruote a raggi indispensabili nei carri agricoli dell’epoca, ingranaggi, pioli per le scale, bastoni e utensili da cucina.

Per questa sua lunga frequentazione delle campagne europee e della vita quotidiana di decine di generazioni di agricoltori, la Robinia non ci pare soltanto pianta perfettamente acclimatata, ma protagonista a pieno diritto del panorama botanico.

 

La Robinia è pianta da strada

La Robinia si adatta in modo incredibile a vivere lungo gli argini di qualunque strada. Le ragioni sono sempre le stesse: velocità di accrescimento, facilità di diffusione, resistenza ai tagli ripetuti. A queste dobbiamo sicuramente aggiungere un’indubbia capacità di resistere alla pressione esercitata dai molteplici gas di scarico del traffico.

Vi farò un esempio soltanto, ma credo abbastanza illuminante. Considerate con attenzione la vegetazione presente sui contrafforti dei cavalcavia, lungo un tragitto autostradale del centro-nord della nostra penisola, e rileverete una netta prevalenza di Robinia; retaggio di un passato in cui venne impiegata proprio per consolidare i terreni franosi o di riporto, è oggi rimasta l’indiscussa padrona.

Attraversando il Piemonte, lungo il tratto autostradale Piacenza-Torino, dovreste convenire che l’albero tipico non dovrebbe più essere considerato il nocciolo, ma la nostra spinosa protagonista.

 

Duro e flessibile allo stesso tempo: ecco il legno di Robinia.

Il legno di Robinia viene oggi normalmente impiegato per due usi completamente differenti fra loro e, sicuramente, con una valorizzazione assai diversa.

Il primo, il più comune nelle attività rurali, è lo sfruttamento per paleria varia o, occasionalmente, ancora per lavori di falegnameria pesante, per lavori da carradore e da bottaio.

Il secondo, di pregio e monetizzazione più elevata, è l’impiego per liste e blocchetti da pavimento molto apprezzati.

Per il primo impiego, il fabbisogno del mercato italiano viene quasi completamente soddisfatto dalla produzione interna, mentre per il secondo impiego si ricorre a una significativa importazione di tavolame o semilavorati dai paesi del sud est europeo, in particolar modo dall’Ungheria.

La Robinia viene solitamente governata a ceduo per la produzione di legna da ardere di qualità non eccelsa e di paleria. La crescita veloce in altezza della pianta non si accompagna ad un proporzionale allargamento del fusto e così il diametro, quasi sempre al di sotto dei 50 cm., resta il punto debole della pezzatura del legname fornito.

I difetti peggiori sono le frequenti tensioni interne e gli attacchi fungini, che portano a un rapido decadimento della qualità dei tessuti.

Gli anelli di accrescimento sono ben visibili, l’alburno, di spessore limitato e di scarsa durabilità si presenta giallognolo, il duramen bruno verdastro o bronzeo.

Il peso specifico per metro cubo è di 1050 kg. allo stato fresco e di 750 kg. al termine della stagionatura, che avviene piuttosto lentamente.

La durezza è da media a elevata, ottimo il comportamento all’urto.

La corteccia si presenta con solchi e costolature longitudinali che nel tempo si approfondiscono e assumono colori giallastri.

 

L’albero delle frittelle.

Tutti conoscono il miele di Robinia, ossia di acacia, meno, invece, apprezzano i fiori impiegati in cucina per frittelle strepitose.

La prima difficoltà che incontrerete nell’esecuzione del piatto che vi proporrò consiste nella ricerca e nell’individuazione di Robinie che si trovino lontano dalle strade. La vicinanza a strade asfaltate, specie se di grande traffico, sconsiglia infatti la raccolta e l’impiego alimentare dei fiori.

I fiori vanno raccolti quando sono ancora in boccio o quando la loro apertura non è completata e già sul grappolo si possono individuare i primi segni di avvizzimento. Potete raccoglierli in grappoli spiccando l’intero racemo, glabro e pendulo, dalla pianta, o sgranandoli direttamente.

Per le frittelle salate vi consiglio di sgranarli, passarli nella patella da frittura che solitamente impiegate, e friggerli deponendo l’impasto a cucchiai nell’olio non troppo bollente. Se l’olio si rivelerà troppo caldo e la quantità di pastella o la sua capacità di legare insufficienti i fiori tenderanno a separarsi e a dividersi vanificando il vostro sforzo con una riuscita culinaria non adeguata. Salate a piacere dopo la frittura e servite con un formaggio fresco e di sapore particolare come il caprino.

Potete tranquillamente impiegare la stessa pastella per la frittura dei fiori di zucca; se invece siete nuovi a questo tipo di preparazioni, fate riferimento allo collaudato Artusi.

Per le frittelle dolci, tenete la pastella di frittura scarsa, ma non del tutto priva, di sale. Friggete i fiori raccolti in grappoli e cospargeteli ancora caldi di zucchero o di zucchero a velo. Se volete esagerare, accompagnateli nel piatto con un cucchiaio di miele d’acacia.

Per la preparazione di un profumato ed interessante liquore, disponete a strati alterni in una pentola di acciaio 125 grammi di fiori ancora in boccio, e dunque profumatissimi, con 500 grammi di zucchero. Lasciate riposare per 24 ore e aggiungete un litro di alcol puro, due generosi cucchiai di miele di acacia, 250 grammi di acqua di fonte bollita e lasciata raffreddare in recipiente coperto. Mescolate fino a quando il miele e lo zucchero si sono completamente disciolti nell’alcol e nell’acqua. Lasciate macerare a freddo per una settimana prima di filtrare con una garza. Aspettate almeno fino a Natale prima di aprire le piccole bottiglie che avrete preparato; è una preparazione a forte gradazione e potete anche diluirla o sostituire una parte di alcool con acqua.

»
  • Share/Save

Alberi

  • Acacia dealbata (mimosa)
  • Acer campestre ‘Carnival’
  • Acer platanoides ‘Crimson Sentry’
  • Acer x freemanii
  • Acer ‘Silver Cardinal’
  • Aceri decidui
  • Aceri giapponesi
  • Aesculus hippocastanum (ippocastano)
  • Albizia julibrissin ‘Ombrella’
  • Betula
  • Betula pendula (betulla bianca)
  • Carpinus betulus (carpino bianco)
  • Carpinus betulus ‘Lucas’
  • Cercis
  • Cercis chinensis
  • Ciliegi da fiore giapponesi
  • Corylus colurna 'Te-Terra Red'
  • Cupressus (cipresso)
  • Cupressus sempervires ‘Swane’s Gold’
  • Cupressus: scelta della varietà
  • Fagus
  • Fagus orientalis ‘Iskander’
  • Ficus
  • Ginkgo biloba
  • Ginkgo biloba ‘Tit’
  • Koelreuteria paniculata ‘Coral Sun’
  • Lagerstroemia indica
  • Liquidambar styraciflua ‘Rotundiloba’
  • Liquidambar styraciflua ‘Variegata’
  • Magnolia grandiflora ‘Little Gem’
  • Magnolia stellata ‘Silvia’
  • Magnolia x ‘Star Wars’
  • Magnolie decidue primaverili
  • Magnolie gialle
  • Meli da fiore
  • Meli ornamentali: varietà
  • Metasequoia glyptostroboides ‘Gold Rust’
  • Morus kagayame ‘Sterile’
  • Olea europea (olivo)
  • Platanus digitata
  • Popolus deltoides ‘Purple Tower’
  • Prunus da fiore
  • Prunus incisa ‘Umeniko’
  • Prunus padus L. subsp. padus
  • Prunus serrulata ‘Royal Burgundy’
  • Pyrus calleryana ‘Chanticleer’
  • Querce sempreverdi
  • Quercus (querce)
  • Quercus macrolepis 'Hemelrijch Silver'
  • Quercus palustris ‘Isabel’
  • Quercus rysophylla
  • Quercus x bimundorum ‘Crimson Spire’
  • Robinia pseudoacacia (robinia)
  • Sophora secundiflora
  • Sorbus torminalis L.
  • Taxodium distichum
  • Toona sinensis ‘Flamingo’
  • Ulmus minor (olmo campestre)
  • Uso del cercis
  • Uso del cipresso
  • Uso dell'ippocastano
  • Uso dell'olivo
  • Uso dell'olmo
  • Uso della betulla
  • Uso della mimosa
  • x Chitalpa tashkentensis

Newsletter di Giardini

Ricevi via email le ultime novità da Giardini.biz

Email

Conferma email

Cancellazione

RSS


Seguici con gli RSS



Automatic Translator
Automatic Translator

Acquista Giardini

Acquista Giardini
Abbònati online
compra la rivista in formato digitale

oppure acquista una copia singola

Contatta Giardini

contattaci Contattaci.

Per richieste alla redazione e all'ufficio pubblicità, clicca qui.

Per informazioni su abbonamenti e vendite, clicca qui.

Forum

Segui il forum di Giardini.biz

Vai al forum

Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

Oltre alla nostra rivista, puoi comprare online anche i nostri libri

Ora anche in formato digitale!