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Quercus (querce)

di Paolo Cottini
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Sorvoliamo per una volta sulle ragioni storico-mitologiche – simboli di vigoria, potenza, maestosità – che pure hanno una loro capacità persuasiva, e limitiamoci a spiegazioni più terra-terra che siano accettabili per un comune appassionato di piante e giardini. La domanda è: esistono motivazioni pratiche e concrete, per le quali dovremmo adottare almeno un esemplare di quercia (Quercus) e inserirlo nel nostro giardino a puro scopo decorativo? A nostro modesto parere sì, tali motivazioni hanno una loro fondatezza e non sono nemmeno poche. In primo luogo, l’ampia possibilità di scelta: le querce sono moltissime sia in termini di specie botaniche (oltre 600 in tutto il mondo), sia per numero di varietà ottenute dall’uomo, il quale ha operato specialmente sulle dimensioni e sulla colorazione del fogliame. In secondo luogo le querce, contrariamente ad una leggenda che le vuole lentissime nella crescita, sono invece piuttosto veloci a svilupparsi, almeno nei primi anni di vita, tanto che per alcune caducifoglie non è difficile un “allungamento” di circa mezzo metro nel volgere di un solo anno. Se, invece, pretendiamo da loro quell’aspetto maestoso che era tanto apprezzato dai Greci e dai Romani, allora occorre attendere almeno mezzo secolo e talvolta anche di più. Un altro loro pregio, forse il più apprezzato, risiede nella struttura delle foglie delle specie decidue: perlopiù eleganti e graziose, sono distribuite sui rami con misura, spesso consentendo ai raggi solari di filtrare almeno parzialmente, così che la mezz’ombra da loro creata è ideale per la messa a dimora di specie erbacee da sottobosco: si pensi ai ciclamini, a certi anemoni e alle Dicentra, per fare alcuni esempi. Se, viceversa, abbiamo necessità o desiderio di ombra fitta, non c’è problema: basta ricorrere alle specie sempreverdi, come i lecci, attraverso la cui chioma il sole fatica a farsi strada. Infine, tre considerazioni da non sottovalutare: le querce di norma vivono a lungo, sono di poche esigenze (fatte salve le regole di base) e appaiono immuni da malattie serie e “mortali”. Non è poco.

 

Un minimo di botanica

Tutte le querce, decidue o sempreverdi, sono piante “monoiche”: hanno cioè i due sessi separati sulla medesima pianta. Pur non essendo dotati di grande spettacolarità, i fiori maschili sono più vistosi, trattandosi di lunghi amenti penduli di colore giallognolo. I fiori femminili, invece, sono piccolissimi e rigonfi. Più attraenti sono i frutti, o ghiande, che si differenziano da specie a specie, tanto da costituire un ottimo segno di riconoscimento insieme con altri caratteri (forma delle foglie, corteccia, ecc.). Infine, le foglie sono alterne e distribuite sul fusto a spirale, mentre i loro margini sono spesso lobati o situati, ma anche interi o dentellati.

 

Le decidue di casa nostra

Amplissimo è il panorama delle querce decidue o semi-sempreverdi, con un ventaglio di specie che provengono da ogni parte del mondo, ma che mantengono i loro capisaldi all’interno del gruppo delle quattro principali specie nostrane: la farnia (Q. robur), la rovere (Q. petraea), la roverella (Q. pubescens) e il cerro (Q. cerris).

 

In ogni caso, tutte queste querce sono caratterizzate da un aspetto imponente, che può accentuarsi con il progredire del tempo. Nei grandi giardini e nei parchi esse non sono più molto utilizzate – soprattutto a causa dell’avvento di specie americane, più veloci nella crescita e ancor più colorate in autunno – ma questo è un errore di prospettiva, tipico dei nostri tempi, alla ricerca affannosa del “tutto e subito”. Chi mette a dimora una farnia o un cerro, pensa sicuramente più ai propri figli e nipoti che non a se stesso. Chi intende poi insistere sull’uso di querce nostrane, dovrebbe ricordare anche altre due specie del nostro Meridione, come Q. trojana - non troppo alta (5-15 m), dalle foglie semi-sempreverdi, lanceolate e dotate di margini fortemente dentati – o Q. frainetto, le cui foglie ricordano un poco quelle del cerro.

 

Le sempreverdi

Fra le sempreverdi, da sempre ha grande importanza decorativa il leccio (Quercus ilex), che pur essendo pianta mediterranea si inserisce facilmente anche in aree con clima meno mite. La sua altezza può raggiungere i 20-25 m, mentre la chioma si arrotonda sempre più con l’avanzare dell’età; le foglie, molto variabili nella forma anche se solitamente ellittiche, sono di un bel grigio chiaro sulla pagina inferiore. Pure mediterranea e meno rustica, è la sughera (Q. suber), che pure trova spazio in alcune aree meno fredde del nostro Settentrione. Con un’altezza massima di 20 m, essa sfoggia una chioma globosa costituita da foglie semplici, ovali e acute; molto interessante è poi il tronco, irregolare e sinuoso, ricoperto da una spessa corteccia di colore giallo-brunastro, per il cui sfruttamento sono state predisposte grandi coltivazioni in Sardegna, Spagna, Portogallo e Francia. Ancora più alta – fino a 25 m – è Q. myrsinifolia, originaria di Cina e Giappone, che nei nostri ambienti contiene la propria altezza nell’ordine dei 12-20 m. Non molto diversa è Q. glauca, alta sui 10-15 m, anch’essa proveniente dall’Estremo Oriente, con foglie lanceolato-obovate, glauche e glabre. Infine, l’americana Q. chrysolepis, alta fino a 25 m, ha foglie ellittiche o lanceolate, talvolta asimmetriche, caratterizzate da margini fortemente dentati.

 

Le americane

Le specie americane sono preziose per la ricca gamma di colori che hanno introdotto nei nostri ambienti. Si pensi all’ormai diffusissima quercia rossa (Q. rubra), con foglie lunghe fino a 23 cm, che in autunno sfoggiano un rosso fuoco sugli esemplari più giovani e giallo-bruno su quelli adulti; a Q. coccinea, alta fino a 30 m, dal tronco imponente e dalle foglie con margine doppiamente pennato e dentato, colorate di scarlatto-rossiccio in autunno; a Q. palustris, simile alla quercia rossa, ma con foglie più piccole e rosse in autunno, e ghiande quasi interamente incluse nella cupula appiattita.

 

Per parchi e giardini di grandi dimensioni

Per chi ama esemplari isolati immersi in spazi adeguatamente ampi, suggeriamo due querce insolite. Dapprima una specie che vive sulle montagne del Caucaso, Q. castaneifolia, alta anche più di 35 m, con foglie caduche e un po’ simili a quelle dei castagni. Se poi si desidera una pianta semi-sempreverde, la scelta dovrebbe cadere su Q. x turneri - un ibrido fra Q. ilex e Q. robur - meno alta della precedente, ma con uguale tendenza a formare una chioma ampia, arrotondata e non meno solenne: entrambe, in ogni caso, incutono rispetto e soggezione. Molte altre specie esotiche meriterebbero poi la nostra attenzione, come Q. garryana, dalle curiose foglie a margine revoluto; Q. faginea, semi-sempreverde portoghese, dalle foglie a margine ondulato e dentato; Q. lobata, californiana, con curiose foglie profondamente lobate che sembrano ritagliate nella carta; Q. canariensis, nordafricana, fra le più alte con i suoi 30 metri e più.

 

Bonsai

Chi si diletta di arte del bonsai, con le querce dispone di un ottimo materiale di lavoro, perché sono piante che si prestano bene agli scopi e alle tecniche di questo tipo di coltivazione. In particolare, sono utili le specie sempreverdi dotate di foglie piccole, originarie di aree mediterranee piuttosto “calde”. Per es., Quercus coccifera, che in natura è un arbusto di taglia molto bassa (di norma, da 25 a 150 cm d’altezza), reagisce bene alla potatura regolare dell’apparato radicale, a condizione che il terreno sia ben concimato. In pari tempo, essa tollera senza problemi il taglio dei rametti, vegetando di nuovo con rapidità.

 

 Speciali per l’autunno

Oltre alle specie più note, due altre querce sono indicate per la colorazione autunnale: Q. prinoides e l’ibrido Q. ‘Pondaim’. La prima è una delle più indicate per giardini medio-piccoli, con i suoi 4 m d’altezza e le foglie di uno splendido rosso mattone. La seconda, ottenuta in Olanda una quarantina d’anni fa, ha grandi foglie di un giallo brillante.

 

Coltivazione

La qualità del terreno è variabile in relazione alle singole specie, ma in genere le querce esigono una reazione leggermente alcalina: solo Q. alba e Q. rubra tollerano una maggiore acidità. Più importante è che il suolo sia profondo, fertile, ben lavorato. Il drenaggio deve essere buono, ma l’umidità va pure mantenuta costante. La messa a dimora va effettuata in autunno o primavera, quando appunto le condizioni del terreno sono migliori: l’aggiunta di torba o terriccio di foglie le aiuta a produrre radici più robuste. Molte di loro richiedono un’esposizione a mezz’ombra, meglio ancora se prodotta da altri alberi e arbusti. La moltiplicazione ottimale avviene con la semina delle ghiande, ma l’innesto è obbligatorio per le cultivar.

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