Aceri decidui
I turisti del verde che, a metà ottobre, decidono di visitare il celebre “Acer Glade” del Westonbirt Arboretum (Gloucestershire, Inghilterra), quasi non credono ai propri occhi davanti a tanta meraviglia del creato e dell’uomo. Bastano poche cifre per intuire le ragioni dell’estasi: 25 chilometri di sentieri, 17.000 alberi e più di 250 varietà diverse di aceri giapponesi che, sotto gli ormai obliqui raggi del sole, sembrano voler accogliere gli ospiti in un autentico festival di tinte infuocate. Da simile esperienza, però, non è lecito dedurre che il mondo degli aceri si esaurisca nel solo gruppo, per quanto molto consistente, dei cosiddetti “giapponesi” (Acer palmatum, Acer japonicum ed altri simili), perché invece il genere è in grado di offrire numerose altre sorprese, sia dal punto di vista strettamente cromatico sia sotto il profilo architettonico. E’ vero peraltro che i “giapponesi” hanno, in qualche modo, cambiato l’aspetto dei giardini moderni, fornendo prestazioni d’eccellenza per le situazioni più disparate: le loro dimensioni contenute consentono, infatti, di poterli impiegare in spazi anche molto piccoli, senza dover ricorrere a potature regolari. Detto questo, va però ammesso che, in tema di colori, gli “altri” aceri non temono affatto il confronto, senza contare la gran quantità di forme e portamenti, che fanno di questo genere di alberi uno dei più importanti nella formazione di giardini di superfici medio-grandi. L’uso degli aceri produce effetti solo positivi sull’ambiente e non ha contro-indicazioni.
In breveTipo di pianta: Acer, arbusti e alberi perlopiù decidui Famiglia: Aceraceae Parenti stretti: un solo altro genere poco noto, Dipteronia Dimensioni massime: altezza 3/40-45 m; ampiezza 3/20 m Portamento: eretto, conico od espanso Foglie: opposte, spesso semplici ma anche composte Colore foglie: verde, da chiaro a scuro, con magnifiche tinte autunnali Fiori: infiorescenze a pannocchia o corimbo, con fiorellini piccoli Frutti: due ali (disamare) fuse alla base Fioritura: primaverile Rusticità in Italia: ottima
Un cenno botanicoFino ad oggi sono state rinvenute e studiate almeno 150 ( fino a 600?) specie di aceri, provenienti da tutto l’emisfero boreale, soprattutto da Europa, Nord America, Asia. Sono piante arboree o anche arbustive, spesso decidue, dotate di foglie opposte quasi sempre lobate, solo raramente pennate (A. negundo). I piccoli fiori, che emanano una caratteristica fragranza un po’ dolciastra, sono raccolti in pannocchie o corimbi posti alle ascelle delle foglie o anche all’apice dei getti. Ben conosciute dai bambini sono le infruttescenze, le famose due ali a forma di elica (disamare), che sono unite alla base e che contengono ciascuna un solo seme. La natura le ha create così per sfruttare il vento ed aiutare la disseminazione spontanea.
Gli europei
Gli americani
Gli asiatici
Perché coltivarli
ColtivazioneColtivare gli aceri è facile, perché sono piante rustiche e poco esigenti. Preferiscono un terreno molto ben drenato, ma costantemente umido: in questo caso essi si sviluppano assai meglio che non su suoli poveri e aridi. La natura del suolo varia secondo le specie: alcuni aceri (come A. griseum, A. campestre, A. cappadocicum) crescono bene con un pH tendente all’alcalino, mentre altri preferiscono una certa acidità (A. cissifolium, A. triflorum, A. rubrum). Per la temperatura invernale non sussistono problemi, poiché la maggior parte delle specie occidentali resiste bene anche fino a -20° / -25°C. Un po’ meno rustici sono alcuni aceri orientali meno noti, per i quali occorre una protezione invernale. L’esposizione più indicata è quella in pieno sole o, nelle aree più calde, a mezz’ombra, tenendo presente la saggia regola secondo cui quanto più intenso è il soleggiamento tanto più umido deve essere il terreno. Inoltre, va ricordato che in genere le varietà a foglia variegata tollerano meno l’esposizione prolungata ai raggi solari. Le annaffiature sono necessarie quando la pianta è stata messa a dimora da poco, ma va osservato che l’eccesso di acqua è dannoso almeno quanto la sua mancanza. Se si avverte l’opportunità di concimare, il fertilizzante va aggiunto al suolo a metà anno, verso giugno. La potatura è essenziale solo se si desidera conferire una bella forma all’esemplare. In tal caso, l’operazione va fatta in piena crescita, per far sì che le ferite si rimarginino in fretta.
Un sito web sugli aceri: www.ubcbotanicalgarden.org |
Alberi
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