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Aceri decidui

di Paolo Cottini
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I turisti del verde che, a metà ottobre, decidono di visitare il celebre “Acer Glade” del Westonbirt Arboretum (Gloucestershire, Inghilterra), quasi non credono ai propri occhi davanti a tanta meraviglia del creato e dell’uomo. Bastano poche cifre per intuire le ragioni dell’estasi: 25 chilometri di sentieri, 17.000 alberi e più di 250 varietà diverse di aceri giapponesi che, sotto gli ormai obliqui raggi del sole, sembrano voler accogliere gli ospiti in un autentico festival di tinte infuocate. Da simile esperienza, però, non è lecito dedurre che il mondo degli aceri si esaurisca nel solo gruppo, per quanto molto consistente, dei cosiddetti “giapponesi” (Acer palmatum, Acer japonicum ed altri simili), perché invece il genere è in grado di offrire numerose altre sorprese, sia dal punto di vista strettamente cromatico sia sotto il profilo architettonico. E’ vero peraltro che i “giapponesi” hanno, in qualche modo, cambiato l’aspetto dei giardini moderni, fornendo prestazioni d’eccellenza per le situazioni più disparate: le loro dimensioni contenute consentono, infatti, di poterli impiegare in spazi anche molto piccoli, senza dover ricorrere a potature regolari. Detto questo, va però ammesso che, in tema di colori, gli “altri” aceri non temono affatto il confronto, senza contare la gran quantità di forme e portamenti, che fanno di questo genere di alberi uno dei più importanti nella formazione di giardini di superfici medio-grandi. L’uso degli aceri produce effetti solo positivi sull’ambiente e non ha contro-indicazioni. 

 

In breve

Tipo di pianta: Acer, arbusti e alberi perlopiù decidui

Famiglia: Aceraceae

Parenti stretti: un solo altro genere poco noto, Dipteronia

Dimensioni massime: altezza 3/40-45 m; ampiezza 3/20 m

Portamento: eretto, conico od espanso

Foglie: opposte, spesso semplici ma anche composte

Colore foglie: verde, da chiaro a scuro, con magnifiche tinte autunnali

Fiori: infiorescenze a pannocchia o corimbo, con fiorellini piccoli

Frutti: due ali (disamare) fuse alla base

Fioritura: primaverile

Rusticità in Italia: ottima

 

Un cenno botanico

Fino ad oggi sono state rinvenute e studiate almeno 150 ( fino a 600?) specie di aceri, provenienti da tutto l’emisfero boreale, soprattutto da Europa, Nord America, Asia. Sono piante arboree o anche arbustive, spesso decidue, dotate di foglie opposte quasi sempre lobate, solo raramente pennate (A. negundo). I piccoli fiori, che emanano una caratteristica fragranza un po’ dolciastra, sono raccolti in pannocchie o corimbi posti alle ascelle delle foglie o anche all’apice dei getti. Ben conosciute dai bambini sono le infruttescenze, le famose due ali a forma di elica (disamare), che sono unite alla base e che contengono ciascuna un solo seme. La natura le ha create così per sfruttare il vento ed aiutare la disseminazione spontanea.

 

Gli europei

  • A. campestre (5-12 x  5 m). Ha crescita lenta e un portamento conico ma ampio; foglie a 3-5 lobi, che ingialliscono in autunno; molto rustico, resiste all’inquinamento, non richiede potature.
  • A. opalus (15 x 15 m). Spontaneo nelle regioni meridionali, ha foglie ovate od obovate e a 5 lobi, di un bel giallo autunnale; attraenti sono le infiorescenze pendule colorate di giallo.
  • A. platanoides (25 x 15 m). Specie molto generosa e vigorosa, dal portamento espanso, ha foglie grandi, ovate e con 5 lobi dotati di denti acuti. In autunno diventa giallo o anche rosso.
  • A. pseudoplatanus (45 x 25 m). Magnifico albero da bosco montano, ha portamento espanso-globoso, con foglie a 5 lobi da ombra e da viale. Belle anche le disamare di colore verde-rosso.

 

Gli americani

  • A. macrophyllum (20 x 20 m). Grande albero molto vigoroso, dotato di foglie largamente ovate, lunghe fino a 30 cm, di un fulgente rosso-arancio in autunno. Fiori decorativi e grandi disamare.
  • A. negundo (15 x 10 m). Specie molto diffusa per il portamento eretto e lo sviluppo rapido. Ha foglie composte e fiori in racemi penduli. Assai decorativa la varietà variegata ‘Flamingo’.
  • A. rubrum (20 x 10 m). Ha un portamento espanso e arrotondato, quindi richiede ampio spazio. Le verdi foglie a 3-5 lobi diventano gialle o rosse in autunno. Prende il nome dai fiorellini rossi.
  • A. saccharinum (25 x 15 m). Molto popolare anche da noi, è di rapido sviluppo ed ha un portamento espanso con rami spesso penduli. Foglie verde sopra e grigie sotto, gialle in autunno.

 

  • Altri aceri americani: A. saccharum (20 x 12 m), A. spicatum (8 x 5 m), A. x freemanii (15 x 12 m).

 

 

Gli asiatici

  • A. cappadocicum (Turchia, Himalaya; 20 x 15 m). Ha un portamento espanso e foglie ovate a 5-7 lobi, che si colorano in autunno di uno dei gialli più intensi. Gialli sono anche i fiori primaverili.
  • A. carpinifolium (Giappone; 10 x 10 m). Molto compatto, è dotato di rami eretti e foglie oblungo-ovate molto simili a quelle dei carpini, dapprima verdi e poi gialle in autunno. Fiorellini verdi.
  • A. cissifolium (Giappone; 8 x 10 m). Alberello dal portamento espanso, con foglie palmate a tre segmenti, che mutano di colore: dapprima bronzo, poi verde scuro ed infine rosso vivo.
  • A. davidii (Cina; 15 x 15 m). Ha una corteccia striata di chiaro e rami arcuati. Le foglie sono molto variabili nella forma: senza lobi o profondamente lobate, giallo-arancio in autunno.
  • A. griseum (Cina; 10 x 10 m). Ha uno sviluppo lento, ma poi assume un portamento espanso. Splendida la corteccia ramata che si sfalda. Le foglie a 3 segmenti diventano rosso-scarlatto.
  • A. micranthum (Giappone; 10 x 8 m). Albero o anche arbusto con rami arcuati e corteccia striata di bianco. Le foglie sono ovate e lucenti, un po’ coriacee, dapprima verde medio e poi rosso-arancio.
  • A. pectinatum subsp. laxiflorum (Cina; 10 x 10 m). Sottospecie interessante per il portamento quasi globoso con rami arcuati e foglie semplici, ovate, spesse e lucide, rosso-arancio in autunno.
  • A. tataricum (Asia, Asia Minore; 10 x 8 m). Chioma quasi globosa nella specie-tipo, è variabile nelle sottospecie aidzuense e ginnala. Le foglie dentate diventano rosse o gialle in autunno.
  • A. triflorum (Manciuria, Corea; 10 x 8 m). Piccolo albero dal portamento colonnare un po’ espanso, con bella corteccia che si sfoglia e foglie lanceolate che diventano arancione in autunno.
  • A. velutinum (Caucaso, Iran); 20 x 15 m). Specie molto vigorosa dal portamento espanso-arrotondato, con foglie ovate a 5 lobi che diventano rosso vivo in autunno. Fiori gialli.

 

 

  • Altri aceri asiatici: A. buergerianum (10 x 8 m), A. x conspicuum ( 3 x 3 m), A. coriaceifolium (10 x 8 m), A. discolor (12 x 8 m), A. elegantulum (8 x 8 m), A. nipponicum (18 x 10 m), A. oliverianum (8 x 10 m), A. truncatum (8 x 10 m).

 

Perché coltivarli

  • La colorazione autunnale di molti aceri non è seconda a quella di tutti gli altri generi di alberi che vanno famosi per tale prerogativa: Liriodendron, Fagus, Liquidambar ecc.
  • Rispetto a molti generi “rivali”, gli aceri vantano una dote in più: le infiorescenze primaverili che sono piccole, ma assai graziose e abbondanti, e che quasi sempre sbocciano alla fine dell’inverno, quando il fogliame non si è ancora sviluppato.
  • Le specie più imponenti (come A. pseudoplatanus o A. rubrum) sono da lungo tempo scelte non solo dai proprietari di giardini o parchi di grandi dimensioni, ma anche dagli amministratori delle città, per la formazione di viali alberati.
  • Alcuni aceri – soprattutto occidentali – hanno dimensioni più ridotte (anche grazie ad alcune loro cultivar) e quindi si prestano bene a decorare spazi ridotti, come le aiuole o i cortili e talvolta perfino i contenitori. Fra loro: A. negundo ‘Flamingo’, A. campestre e alcune sue varietà, A. monspessulanum.
  • Gli aceri orientali sono fra le piante più belle e più indicate per la coltivazione di bonsai: oltre ai noti ‘giapponesi’ per eccellenza (A. palmatum ecc.), vanno raccomandati A. buergerianum, A. tataricum e A. griseum.
  • Così come avviene per alcune specie del genere Prunus, anche in Acer troviamo un bel gruppo di piante dotate di una corteccia ad alto valore decorativo, sia per il colore rosso-ramato oppure striato, sia per la prerogativa di sfaldarsi in strisce e riccioli. Così è per: A. griseum, A. pectinatum, A. davidii subsp. grosseri, A. capillipes. Ottime, dunque, d’inverno.
  • Anche le infruttescenze (le ben note “eliche”) concorrono a rendere gli aceri fra gli alberi più simpatici in ogni giardino. Spesso non solo sono colorate in modo acceso, ma sono anche belle a vedersi. I bambini le amano perché possono usarle nei loro giochi.
  • Ogni specie offre una sua specifica forma d’impiego. A. pseudoplatanus è un’ottima pianta da ombra; A. campestre è da secoli usato in campagna per sostenere le viti o formare siepi, mentre in città resiste bene all’inquinamento; A. negundo è indicata come pianta frangivento o per formare schermi; A. platanoides resiste bene al vento e alla salsedine nelle zone costiere; A. carpinifolium si presta bene anche ad essere allevato come arbusto.

 

Coltivazione

Coltivare gli aceri è facile, perché sono piante rustiche e poco esigenti. Preferiscono un terreno molto ben drenato, ma costantemente umido: in questo caso essi si sviluppano assai meglio che non su suoli poveri e aridi. La natura del suolo varia secondo le specie: alcuni aceri (come A. griseum, A. campestre, A. cappadocicum) crescono bene con un pH tendente all’alcalino, mentre altri preferiscono una certa acidità (A. cissifolium, A. triflorum, A. rubrum). Per la temperatura invernale non sussistono problemi, poiché la maggior parte delle specie occidentali resiste bene anche fino a -20° / -25°C. Un po’ meno rustici sono alcuni aceri orientali meno noti, per i quali occorre una protezione invernale. L’esposizione più indicata è quella in pieno sole o, nelle aree più calde, a mezz’ombra, tenendo presente la saggia regola secondo cui quanto più intenso è il soleggiamento tanto più umido deve essere il terreno. Inoltre, va ricordato che in genere le varietà a foglia variegata tollerano meno l’esposizione prolungata ai raggi solari. Le annaffiature sono necessarie quando la pianta è stata messa a dimora da poco, ma va osservato che l’eccesso di acqua è dannoso almeno quanto la sua mancanza. Se si avverte l’opportunità di concimare, il fertilizzante va aggiunto al suolo a metà anno, verso giugno. La potatura è essenziale solo se si desidera conferire una bella forma all’esemplare. In tal caso, l’operazione va fatta in piena crescita, per far sì che le ferite si rimarginino in fretta.

 

Un sito web sugli aceri: www.ubcbotanicalgarden.org

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