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Aquilegia

di Alessandro Mesini
  • Piante
  • Piante spontanee
  • Aquilegia: bellezza discreta (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • L’aquilegia è facilmente riconoscibile, la sua forma unica la rende preziosa e ricercata.
  • Il fiore è portato rivolto verso il basso, così che lo sperone, questo curioso elemento, risulta ben visibile e fortemente caratterizzante.
  • A fecondazione avvenuta i fiori si raddrizzano, si spogliano e ingrossano i carpelli che formano le capsule.
  • I fiori sono costituiti da 10 elementi divisi in due serie di cinque ciascuna, nelle forme spontanee sono tutti dello stesso colore.
  • Una volta che sono stati fecondati i fiori dell’A. vulgaris si raddrizzano, si spogliano dei petali, ingrossano i carpelli, formano le capsule che a maturazione si aprono diffondendo un gran numero di semi nero-verdastri.
  • Nel fiore si distinguono cinque sepali esterni e altrettanti petali veri e propri, che si uniscono in un cornetto e si estroflettono a formare uno sperone ricurvo. Questo sperone ricorderebbe l’artiglio di un’aquila e da qui, forse, prenderebbe origine il nome.
  • Tutte le aquilegie hanno foglie simili nella forma alle foglie del capelvenere, a tre lobi, più o meno incisi, ma nel confronto la lamina è più spessa e più forte. Il colore è grigio verde ed in autunno una parte delle piante, ma non tutte, si colora di un intensa tonalità vinaccia.

 
Un tempo erano molto diffuse in natura, oggi lo sono assai meno e per questo figurano nell’elenco delle specie protette di cui è vietata la raccolta. Compaiono inaspettate nei luoghi freschi e riparati dai venti dove la luce è abbondante, ma non diretta. Svettano sulle altre piante erbacee delle radure (a esclusione di felce aquilina ed ebbio), hanno fiori grandi e colorati, dalla bellezza elegante e discreta, mai chiassosa, neppure riunite in folti gruppi.
 
Coltivazione
Le aquilegie richiedono pochissime cure. L’avvertenza principale è assicurare un rinnovo costante delle piante presenti, perché anche se perenni non hanno una lunga vita. Si propagano per divisione in ogni epoca dell’anno, ma è meglio intervenire fra ottobre e marzo. Il trapianto di piante spontanee prese in natura è di solito fallimentare, meglio allora raccogliere i semi da porre subito in un cassone freddo con terriccio leggero mantenuto leggermente umido. I semi potranno germinare anche nella primavera successiva, in ogni caso hanno bisogno di una “vernalizzazione”, cioè di un periodo al di sotto dei 0°C per diventare attivi. La semina può essere effettuata anche direttamente nel terreno se questo è di qualità idonea: leggero, fresco, fertile, ben drenato, abbastanza profondo considerando il buono sviluppo dell’apparato radicale. Raggiunto uno sviluppo di tre foglie, possono essere trapiantate, prima in vasi, e poi in autunno nel terreno. Una volta cresciute le aquilegie si mostrano tolleranti in fatto di terreno purché sia mantenuto umido. Prima della messa a dimora si effettua una vangatura dell’aiuola e si aggiunge terricciato di letame maturo.
La diffusione spontanea per seme all’interno del giardino è un fatto del tutto normale. A primavera si prelevano le piantine con pane di terra e si ricollocano nello spazio prescelto.
Per favorire una fioritura ricca e protratta nel tempo delle specie a grande sviluppo, occorre recidere gli steli che portano corolle sfiorite a livello del terreno; per le specie più piccole, basta invece una cimatura.
A fecondazione avvenuta i fiori si raddrizzano, si spogliano, e ingrossano i carpelli che formano le capsule
Tutte le aquilegie hanno foglie simili nella forma alle foglie del capelvenere, a tre lobi, più o meno incisi, ma nel confronto la lamina è più spessa e più forte. Il colore è grigio verde ed in autunno una parte delle piante, ma non tutte, si colora di un intensa tonalità vinaccia.
 
Le specie del genere Aquilegia (famiglia delle Ranuncolaceae) sono circa 100, ma nel nostro paese crescono spontanee e nei giardini solo Aqulegia vulgaris, A. pyrenaica, A. bertolonii, e A. alpina. La specie più largamente diffusa è A. vulgaris, con un areale grande quanto l’intero continente europeo. Le aquilegie si distinguono sostanzialmente in due gruppi: quelle a grande sviluppo, come A. vulgaris, tipiche delle radure, adatte a formare macchie e bordure, e quelle a sviluppo più contenuto, chiamate anche aquilegie alpine, idonee per giardini rocciosi e alpini.
 
Fiori
I fiori sono costituiti da 10 elementi divisi in due serie di cinque ciascuna, nelle forme spontanee sono tutti dello stesso colore. Si distinguono cinque sepali esterni e altrettanti petali veri e propri, che si uniscono in un cornetto e si estroflettono a formare uno sperone ricurvo. Questo sperone ricorderebbe l’artiglio di un’aquila e da qui, forse, prenderebbe origine il nome. Il fiore è portato rivolto verso il basso, così che questo curioso elemento risulta ben visibile e fortemente caratterizzante.
Una volta che sono stati fecondati i fiori dell’A. vulgaris si raddrizzano, si spogliano dei petali, ingrossano i carpelli, formano le capsule che a maturazione si aprono diffondendo un gran numero di semi nero-verdastri.  
 
In giardino
Le aquilegie possono arricchire la radura di un giardino, abbellire una zona lasciata a bosco, oppure trovare posto in un’aiuola vera e propria. Le specie più piccole sono indicate per i giardini rocciosi, quelle più alte, come A. vulgaris, A. caerulea, A. canadensis, A. longissima ed altre, per formare macchie e bordure d’accompagnamento.
Sono l’ideale ai piedi di una bordura continua di siepe sempreverde, quando si vuole ravvivare con un tocco di colore e daranno il meglio se poste sul lato maggiormente in ombra.
Pur essendo piante da bosco, adatte ad una luce diffusa, si adattano con facilità anche ad aiuole in pieno sole, purché siano garantite bagnature costanti che mantengano umido il terreno.
Nelle aiuole di perenni, poiché tutte le aquilegie superano i 40 cm di altezza, meglio porle in secondo piano dopo elementi di altezza più contenuta. Si valorizzano se piantate in ricchi cespi e non come piante isolate: così risalta maggiormente sia la fioritura sia il fogliame leggero.
Per le poche cure necessarie sono indicate per i giardini a bassa manutenzione e per le seconde case.
L’ibridazione delle aquilegie è molto facile e le piante nate da seme, dove sono presenti specie o varietà diverse, non ripresenteranno fedelmente i caratteri degli esemplari originari.

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

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Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

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... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

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Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

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