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Hamamelis

di Paolo Cottini
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Non esiste, lo sappiamo, la “prima” fioritura dell’anno, quella che trionfalmente apre il sipario e fa entrare i mille personaggi che rendono vario e appassionante il lavoro del giardiniere hobbista. Perlomeno non ne esiste una sola, perché questo è un primato che si contendono diverse specie (gli ellebori, i bucaneve, i nespoli giapponesi...) e poi perché il regno vegetale non osserva il calendario inventato dall’uomo, ma ne segue uno tutto suo, commisurato soprattutto sull’andamento climatico di ogni singolo anno. Fra i più importanti apripista, però, ne emerge uno davvero straordinario, Hamamelis, che nella stagione più cruda si avvale di due strumenti di seduzione irresistibili, i fiori e il profumo, per poi rincantucciarsi tra la primavera e l’estate ed infine esplodere nuovamente in autunno con un fogliame coloratissimo. Come in ogni famiglia che si rispetti, inoltre, anche il genere Hamamelis annovera il suo bravo membro eccentrico, H. virginiana, che invece di seguire gli ordini di scuderia preferisce dispiegare i suoi petali già a ottobre, accostando le corolle gialle alle foglie di uguale tinta, sotto le quali sembrano quasi voler giocare a nascondino.

 

In breve

Tipo di pianta: arbusto deciduo

Famiglia: Hamamelidaceae

Parenti stretti: Liquidambar, Corylopsis, Parrotia, Fothergilla

Dimensioni massime: altezza 2 / 5 m; ampiezza 2.5 / 4 m

Portamento: stretto alla base, ampio nella chioma

Foglie: ovate o arrotondate.

Colore foglie: verde scuro, poi giallo brillante, arancio, marrone-viola in autunno

Fiori: sottili petali nastriformi, gialli, rossi, rame, arancio. Molto abbondanti

Profumo: dolce e acuto

Fioritura: invernale o autunnale (H. virginiana)

Rusticità in Italia: ottima ovunque

 

Di specie in specie

Le specie in natura sono pochissime, due americane e due asiatiche, mentre è piuttosto nutrito il numero di varietà ottenute dall’uomo, senza contare l’importanza di un ibrido ottenuto incrociando le due specie orientali, H. x intermedia.

  • H. virginiana (U.S.A.). Grande arbusto dal portamento eretto, raggiunge notevoli dimensioni: fino a 5 m in altezza e ampiezza. Piccoli fiori autunnali, in 2-4 mazzetti, con petali giallo oro. Foglie ovate e gialle in autunno.
  • H. vernalis ( U.S.A.). Piuttosto simile a H. virginiana, ma con fioritura tardo-invernale, dopo la caduta delle foglie. Variabile nel portamento, talvolta eretto e imponente, altre volte basso e aperto. Piccoli fiori giallo-arancio o rossastri.
  • H. japonica (Giappone). Specie alquanto variabile, è un arbusto di 3 m, con rami aperti e foglie largamente ovate. I fiori sono gialli nella specie-tipo, più chiari in alcune cultivar, come ‘Sulphurea’ e ‘Zuccariniana’. Il calice è talvolta rosso.
  • H. mollis (Cina). E’ la specie che ha impresso una svolta nella coltivazione, perché ha fiori più grandi, dotati di petali diritti e meno increspati, così come le foglie assai larghe, che non sono lucenti ma opache in superficie. Numerose le cultivar: ‘Pallida’, ‘Coombe Wood’, ‘Goldcrest’, ecc.

All’ibrido H. x intermedia (H. japonica x H. mollis) va ascritta la maggior parte delle forme con fiori arancio e rosso-rame, come ‘Diane’, ‘Jelena’ e ‘Aphrodite’, pur non mancando splendide varietà a fiori gialli. La più bella è ‘Arnold Promise’, letteralmente carica di grandi fiori di un bel giallo vivo, che sostengono senza problemi anche pesanti coltri di neve. ‘Aurora’, invece, è dotata di fiori giallo-rosati molto vistosi, forse i più grandi dell’intero genere.

 

I profumi

Non è necessario essere di professione un “nez” – uno di quei “nasi” che in Provenza, con il loro olfatto, sono in grado di operare sottilissime distinzioni di aromi – per percepire le differenze intercorrenti tra un profumo e l’altro degli Hamamelis. Il giardiniere esigente, che ama circondarsi di piante dotate di un profumo ben caratterizzato, con questo genere ha modo di soddisfare i propri gusti. I fiori di:

  • ‘Diane’  sono marcatamente fruttati
  • ‘Arnold Promise’ ricordano molto il muschio umido
  • ‘Jelena’ si ricollegano ad un sottobosco di felci
  • ‘Pallida’ sono assai simili al limone
  • ‘Vesna’ emanano un dolce effluvio di miele.
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Perché coltivarli

Il valore degli H. non si limita a questo o a quel pregio, ma si esprime nella sommatoria di diverse buone qualità, tutte da apprezzare. Vediamole.

  • Fioritura in un periodo dell’anno piuttosto difficile, fra gennaio e marzo (con la “coda” di ottobre)
  • Profumo non intenso come nelle Daphne, ma delicatissimo e penetrante
  • Numero di fiori molto abbondante e fioritura decisamente prolungata nel tempo. Dopo la caduta dei petali, anche i calici rossastri sono un buon elemento d’attrazione
  • Forma piacevole delle foglie: arrotondate oppure ovate ed obovate
  • Tinte autunnali che variano dal giallo più intenso al rosso-cremisi e dal violaceo al cioccolato
  • Gradevole colorazione grigia della corteccia
  • Caratteristica disposizione a V dei rami, che li rende ancor più eleganti
  • Tolleranza del gelo, anche fino a -20°C.
  • Tolleranza dell’inquinamento urbano

Viceversa, gli H. non denunciano particolari difetti, se si escludono occasionali attacchi da parte

di un fungo molto pericoloso, Armillaria mellea, contro il quale valgono soprattutto misure preventive. 

 

Impieghi

  • Grazie al portamento elegante, al profumo e ai colori autunnali, sono ideali per la coltivazione in giardini medio-piccoli e anche in cortili, dove, con opportune tecniche di potatura, non vengono fatti raggiungere le dimensioni massime.
  • Come esemplari isolati in un prato si fanno notare per almeno 5-6 mesi, da ottobre a febbraio-marzo. I fiori gialli risaltano meglio davanti ad un fondale scuro.
  • Nel giardino grande e nel parco vanno collocati al margine di aree boscose, così come nelle ampie bordure miste, in cui fungono da eccellenti punti focali
  • Gli esemplari di H. vernalis sono adatti per la decorazione delle rive di laghetti e stagni.

 

Coltivazione

Terreno. La tradizione ha sempre parlato di terreno tendente all’acido o comunque neutro, ma in tempi molto recenti la regola è stata più volte contestata da alcuni esperti e collezionisti inglesi che affermano la piena tolleranza anche di terreni alcalini, purché non gessosi. In ogni caso va assicurato un buon grado di umidità e di humus.

Esposizione. Nel nostro Paese, si scelgono luoghi aperti e soleggiati al Nord, evitando gli angoli troppo caldi, mentre a Sud è più indicata la mezz’ombra.

Temperatura invernale. Assolutamente rustici, gli H. tollerano anche i -20°C.

Messa a dimora. Si effettua a novembre o a marzo. Le tecniche più recenti suggeriscono di non inserire materiale organico al momento di preparare la buca. Viceversa, nel caso di terreni asciutti o sabbiosi, occorre pacciamare con materiale organico per assicurare un certo grado d’umidità. L’apparato radicale non va disturbato, nemmeno mettendo a dimora erbacee alla base della pianta, almeno nei primi anni.

Annaffiature. Se necessario occorre annaffiare perché non amano la siccità. Tuttavia, i ristagni d’acqua, soprattutto d’inverno, sono causa di morte certa per le piante.

Potatura. Gli H. non necessitano di alcuna potatura, fatta salva la pulizia del secco e dei rami malati o irregolari. Tuttavia, laddove risulti utile (per es. nel caso di mancanza di spazio sufficiente), si può ricorrere ad una potatura specifica per mantenere compatta la pianta. In questo caso, occorre recidere il ramo dell’anno precedente fino alla seconda gemma. L’operazione va fatta ogni anno, sempre che la pianta abbia avuto una crescita troppo modesta. In tal modo, si riesce a contenere l’esemplare fino ad una dimensione di circa 150-200 cm, sia in altezza sia in ampiezza.

Moltiplicazione.  I semi freschi vanno posti in autunno in contenitori con un terriccio di sabbia e torba, ma occorre un anno per vederli germogliare. Le propaggini con rami ben sviluppati, divise dalla pianta madre, vanno ripiantati dopo due anni. Le talee di 10 cm, prelevate da getti laterali, coltivate in sabbia e torba hanno meno successo.

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