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Agrumi

di Paolo Cottini
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Se è vero che i grandi imprenditori si distinguono soprattutto per la capacità di rischiare il massimo possibile al momento opportuno, non c’è dubbio che ai fratelli Giorgio e Sergio Tintori, figli del celebre Oscar fondatore dell’impresa, vada riconosciuto tale merito. Quando, negli anni Settanta, gli si presentò l’occasione di trasformare radicalmente l’indirizzo della loro azienda florovivaistica di Castellare di Pescia (PT), essi non ebbero dubbi e puntarono tutta la posta sulla produzione di agrumi ornamentali da coltivare in vaso, quando nessun altro aveva mai osato tanto in Italia. Dai risultati – ricordiamo solo le 70.000 piante vendute annualmente nel nostro Paese e soprattutto nel centro-nord Europa – si deve necessariamente concludere che la scelta fu forse fortunata, ma certamente azzeccata. Va però rimarcato che i due Tintori, insieme con i loro figli Alberto, Stefano e Lucia, professionalmente non nascono dal nulla, ma da quella tradizione di contadini-giardinieri che da secoli aveva fatto del vicino paese di Buggiano Castello un’isola mediterranea sulle colline pistoiesi. Da chi, se non da Giorgio Tintori, possiamo ottenere i più opportuni suggerimenti per coltivare al meglio le ‘mitiche’ piante del genere Citrus?

 

-         Signor Tintori, possiamo affermare che la sua ditta ha tratto linfa da un’esperienza storica locale?

-         Certamente: l’esempio dei contadini-giardinieri di Buggiano Castello, che ben s’inserisce nella secolare tradizione toscana della coltivazione di agrumi da vaso, ci ha insegnato molto. La nostra azienda, che oggi è giunta alla terza generazione, ha imparato da loro numerosi ‘segreti’, ma li ha anche affinati per metterli a disposizione della clientela.

-         Cosa cercano gli acquirenti di agrumi in vaso?

-         Non cercano fiori stagionali o comuni arbusti da giardino, bensì piante speciali sotto ogni punto di vista, che in fondo non sono così esigenti, ma che vanno curate e mantenute nel tempo, seguendo una serie di norme e di tecniche colturali che noi forniamo già al momento dell’acquisto.

-         Vuole spiegare queste tecniche ai nostri lettori? Partiamo con il terriccio.

-         Gli agrumi sono piante piuttosto rustiche, che tollerano diversi tipi di suolo, anche se gradiscono un certo livello di acidità. Il terreno deve essere di medio impasto, con l’aggiunta di alcuni elementi utili non solo a mantenere un pH leggermente acido, ma anche a garantire un’ottima struttura e porosità per consentire un adeguato sviluppo delle radici. In particolare, consiglio un terriccio in cui siano stati mescolati torba, stallatico ben maturo e anche pietra pomice.

-         Qui si entra anche nel campo della concimazione…

-         …che è davvero importante per mantenere la capacità vegetativa, esaltando quella produttiva, di queste piante sempreverdi. E’ essenziale ricordare che gli agrumi necessitano di elementi nutritivi in modo quasi costante, tra la fine dell’inverno e il tardo autunno, con un picco in primavera. Per una fertilizzazione completa è bene ricorrere sia ad un concime organico da distribuire a fine inverno (stallatico maturo, semi di lupino, cornunghia, sangue di bue), sia ad un concime minerale complesso (consiglio quelli granulari a lenta cessione), che invece va usato tre volte l’anno, in aprile, luglio e settembre.

-         Vi sono attenzioni particolari da seguire durante queste operazioni?

-         Sì. Va ricordato che lo strato di letame equino non deve essere fresco e che va posto, sopra la terra del vaso, ad una certa distanza dal tronco, così da preservare il colletto della pianta dall’insorgenza di malattie fungine dovute all’umidità. La farina di lupino, invece, va posta lungo i bordi del vaso, lasciata in superficie e interrata leggermente solo dopo la sua decomposizione: un contatto diretto con le radici è sempre dannoso. Dobbiamo curare, infine, che le dosi siano proporzionate alle dimensioni del vaso, seguendo le indicazioni scritte sulle confezioni.

-         Gli agrumi vanno rinvasati?

-         Certo, perché le radici hanno bisogno di nuova terra per rinnovare il vigore vegetativo. Il periodo migliore è, stranamente, il mese di giugno e l’operazione va ripetuta ogni 2-3 anni per le piante giovani e ogni 5 per le adulte. E’ essenziale far sì che l’aumento del diametro del vaso sia progressivo (ad es. dai 25 cm si passa ai 35-40, non più), arrivando, per le piante adulte, ad un massimo di 80 cm. La pianta giovane va tolta delicatamente, tagliando le estremità delle radici che si siano eventualmente infeltrite sulle pareti del vaso. In seguito la zolla, ‘ripulita’ dal vecchio terriccio, va inserita nel nuovo vaso sul cui fondo si è apprestato un drenaggio perfetto con cocci sopra il foro e argilla espansa in quantità proporzionale al vaso. Infine, si aggiungerà terriccio nuovo e permeabile, sia sopra il drenaggio sia attorno alla zolla ‘ridotta’, pressandola bene con le dita. E’ altresì fondamentale badare che la base del tronco (‘colletto’) sia sopra la superficie del terreno e non sotto.

-         Passiamo all’irrigazione

-         …che è un’operazione difficile da spiegare, poiché non esiste una norma univoca per tutte le situazioni: esposizione al sole, clima, rapporto dimensionale vaso-pianta, quantità di frutti, stagione, sono tutti fattori che possono far variare la quantità d’acqua. Solitamente, d’estate si può irrigare tutti i giorni, mentre in inverno è sufficiente una volta la settimana. Tuttavia, la vecchia ‘tecnica’ empirica di infilare un dito nel terreno, per sentire se è ancora umido o meno, mi sembra ancora valida. Inoltre, se le foglie sono turgide ed estese, tutto bene; se invece sono accartocciate, bisogna bagnare. Evitare, piuttosto, di utilizzare acqua con cloro (lasciarla riposare per un giorno) e curare sempre il perfetto drenaggio.

-         Come si effettuano le potature?

-         Nei primi due anni ci si limita ad eliminare i ‘succhioni’ che crescono nella parte alta della pianta, favorendo la crescita di quelli orizzontali. Poi, man mano che le piante si sviluppano, si conferisce loro la forma preferita (vaso, alberello, spalliera). Terminato l’inverno, si tolgono i rametti che hanno fruttificato e si sono indeboliti (oltre a quelli disseccati), diradando poi la chioma soprattutto nella parte centrale della pianta. D’estate si eliminano solo i succhioni.

-         L’inverno è un ‘nemico’ degli agrumi?

-         Dipende dalle zone climatiche. Là dove la temperatura scende raramente sotto zero, basta coprire le piante con una tettoia per evitare le brinate. Se invece l’inverno è più rigido, ma non troppo sotto lo zero, può essere sufficiente il ‘tessuto non tessuto’ in unione con un ‘canniccio protettivo. Nelle aree più gelide, infine, gli agrumi vanno ricoverati in serre, verande o stanze luminose (ma anche abbastanza buie), con l’aiuto di un semplice riscaldamento antigelo. Viceversa, esse non tollerano il caldo eccessivo e secco degli appartamenti, fatta eccezione per il calamondino (Citrus madurensis o Fortunella japonica), che vive bene anche in casa.

-         Quali sono le malattie più frequenti?

-         Tra quelle causate da funghi, il ‘mal secco’, che colpisce i vasi interni del legno: per prevenirlo non bisogna rinvasare la pianta in momenti errati (ad es. in autunno). Anche il ‘marciume del colletto’, che si manifesta con sostanze gommose sulla corteccia, può essere prevenuto irrigando le piante senza che la zona d’innesto sia sommersa dall’acqua. Tra gli insetti, bisogna combattere con prodotti specifici gli afidi, la mosca bianca, la cocciniglia, il ragnetto rosso e la ‘minatrice serpentina’ (Phyllocnistis citrella).

 

Nota. Le foto di queste pagine sono state scattate presso ‘Oscar Tintori’, www.oscartintori.it

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Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

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