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Dalechampia dioscoreifolia

di Maurizio Vecchia
  • Dalechampia dioscoreifolia
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La vidi per la prima volta al parco Phoenix di Nizza. Un lungo filo teso in orizzontale a circa due metri di altezza per almeno quattro metri di lunghezza. Un groviglio di tralci sottili lo percorreva in tutta la sua estensione. Molti di essi, persa la presa, pendevano verso il basso, creando una cortina verde lunga fin quasi a terra. Ma non era solo verde. Grandi e singolari brattee color ciclamino,  come ali di farfalle, rompevano la monotonia del fitto fogliame con una nota colorata.
Il cartello indicava: “Dalechampia dioscoreifolia Poeppig & Endl. (Euphorbiaceae)”, una denominazione bizzarra quanto la fioritura.
Così la mia curiosità  venne soddisfatta anche se l’emozione e lo stupore mi accompagnarono per tutta la giornata. Poi, non ebbi pace finché non riuscii a trovarlo sui libri per saperne di più. Ora un esemplare di questa euforbiacea vive con me e la sua singolare fioritura mi regala le stesse emozioni della prima volta. A causa dell’approssimarsi delle notti fredde l’ho riposto nella  fioriera della mia farmacia, ammirato dai clienti.
 
 
La famiglia delle Euphorbiaceae
La famiglia delle Euphorbiaceae è sicuramente tra le più ‘intelligenti’ se così di può dire, poiché ha al suo interno piante diversissime, che si sono differenziate durante il lungo processo evolutivo. Vi sono piante succulente, spinose e velenose. Ve ne sono di decorative e fantasiose nella loro estetica, di bizzarre e di impossibili per tanti e tanti artifici di sopravvivenza e di adattamento inventati, applicati e perfezionati.
La comune “Stella di Natale” (Poinsettia pulcherrim), in vendita ovunque in dicembre, o la Dalechampia, hanno affidato alle grandi brattee colorate la loro straordinaria bellezza. Mentre la prima è in natura un grande cespuglio, la seconda è un rampicante. Tuttavia l’”artificio” di circondare fiori insignificanti con sgargianti brattee è stato più volte applicato, evidentemente risulta efficace nell’attrarre insetti impollinatori, a scapito di fiori meno vivaci e vistosi.
 
Il genere Dalechampia
La creazione del genere è opera di Charles Plumier (1646-1704) che l’ha dedicata ad un botanico contemporaneo, J. Dalechamp.
 
D. dioscoreifolia
La pianta appartiene alla flora del Sud America ed è endemica in Perù. Alcuni testi botanici ritengono che la denominazione corretta non sia D. dioscoreifolia Poeppig & Endl. (utilizzata dai vivaisti) ma D. aristolochiifolia Kunt. La prima specie introdotta nel 1867 fu la D. roezliana e per molto tempo fu la sola specie coltivata in Europa.
I suoi fiori, insignificanti e di colore giallo, sono posti nel mezzo di due grandi brattee opposte (cm 15 x cm 4 circa) che nella D. dioscoreifolia sono rosa carico, di forma lanceolata e dai margini seghettati. Il portamento è sarmentoso rampicante, fatto da fusti sottili, serpentini, che si avvolgono su qualsiasi sostegno riescano a raggiungere. A volte si intrecciano tra di loro formando grovigli inestricabili. Le foglie, dalla forma obovata-acuminata, hanno una bella ed intensa tonalità di verde,. La lamina è rugosa ed opaca, leggermente tomentosa..
 
Come coltivarla
La Dalechampia dioscoreifolia è di facile coltivazione, poiché è adattabile e resistente.
In vaso: cresce benissimo se di adeguate dimensioni, più è grande, più si sviluppa e si arricchisce di fiori; è ottima d’appartamento, tuttavia nella bella stagione è ideale per una balconata, una recinzione, una ringhiera: in poco tempo la rete metallica ed altri sostegni scompariranno nel verde e nel ciclamino di questi tralci.
Esposizione: è pianta da pieno sole, ma si adatta anche alla mezz’ombra.
Terreno: per ottenere vivacità nella crescita occorre provvedere con terriccio ricco e fertile, concimazioni liquide settimanali e frequenti innaffiature.
Potature: va un poco ‘guidata’ nella sua crescita, perchè tende a svilupparsi in modo disordinato e arruffato.
Fioritura: fiorisce all’inizio dell’estate, quando il sole si fa più caldo e cessa all’arrivo dei primi freddi notturni.
In inverno: nelle regioni fredde deve essere ricoverata già all’inizio di ottobre in un ambiente luminoso e con una temperatura di almeno 10 gradi; non soffre tuttavia per brevi puntate a temperature inferiori ed ha buona e pronta capacità di recupero all’arrivo della successiva bella stagione.

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