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Boussingaultia baselloides

di Maurizio Vecchia
  • Boussingaultia baselloides
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I grappoli di Boussingaultia baselloides (sin. Anredera cordifolia) candidi e fragranti sono così numerosi da trasformare la pianta nell’immagine di una nuvola leggera e chiara quasi volesse riportare luce e bellezza ad una stagione dalle giornate sempre più buie in cui c’è ben poco da ammirare. Gli ultimi insetti, infreddoliti e stanchi, approfittano di questa inaspettata sorpresa e si attardano a godere le ultime gocce di nettare profumato.
Raramente la fioritura resiste a lungo. I primi freddi, di solito, gelano tanta esuberanza e la riducono ad un ammasso di racemi senza attrattiva che pian piano diventano di color marrone e poi neri. L’inverno è ormai alle porte!
La bellezza della Boussingaultia baselloides è tutta qui: nel suo tardivo candore di panna.  Senza di essa l’inverno arriverebbe prima mentre questa bianca fioritura, la più tardiva di tutte, concede una piccola gradita proroga.
Non è detto poi che sopravvivrà e arriverà viva a primavera, i geli severi la potrebbero uccidere, tuttavia si sa difendere bene e, grazie a numerosi piccoli tuberi presenti lungo il fusto e alla base, potrà rigenerarsi.
 
Caratteristiche botaniche
La famiglia a cui appartiene questo rampicante è quella delle Basellaceae (Ordine Centrospermae) ed è originaria in prevalenza dalle zone tropicali e sub tropicali del centro-America.
Si tratta di piante perenni, erbacee, in prevalenza leggeri rampicanti. Comprende cinque generi ed una ventina di specie in tutto. Nelle zone di origine le Basellaceae sono utilizzate ed apprezzate come ortaggi e vengono cucinate, come noi facciamo con gli spinaci. Questa prerogativa deriva dal fatto che le piante ascritte a questa famiglia hanno foglie carnose. Tuttavia la B. baselloides ha una singolarità in più: produce lungo tutto il fusto tubercoli, pure commestibili, simili a rizomi. Questi rigonfiamenti sono molto più fitti e di dimensioni maggiori al piede.
D’estate si presenta come un rampicante dalla consistenza erbacea. I fusti sono sottili, color verde e mogano e si avvolgono su tutti i sostegni che trovano. Cresce rapidamente, ramificandosi in continuazione. Supera grandi spazi ed arriva nei luoghi più impensati. Si distende così durante i mesi più caldi cercando di diventare sempre più grande. Alla fine di agosto è ormai cresciuta a sufficienza perché si avvicina ai 6 metri. La sua chioma di pesanti foglie carnose, glabre, verde lucido, è allargata come un manto, mentre gli strani rizomi tubercolati sono disseminati lungo i fusti sottili avvolti a spirale. Quando accidentalmente cadono a terra, radicano e nuove piante sorgono vicine alla madre.
 
La coltivazione
La patria di origine spiega la limitata rusticità delle specie ascritte alle Basellaceae. Tra di esse la B. baselloides è una delle più resistenti.
Deve essere collocata in posizione protetta e, in previsione dell’inverno e dei geli notturni, è necessario affrettarsi a coprire la base con un buon strato di torba.
È adattabile, resistente e priva di problemi. Anche il sole cocente, che inaridisce l’altra vegetazione, non compromette questo rampicante, ricco di riserve e di succhi, neanche fosse una succulenta.
Ho provato a piantarla alla base di un alberetto particolare, il Chionanthus virginicus che fiorisce come neve in primavera. La Boussingaultia lo ha ricoperto e d’autunno è sembrato rifiorire con il  bianco delle sue spighe. 
Richiede comunque un sostegno o un grande graticcio annesso ad una parete della casa, si può porre vicino ad una recinzione di rete metallica.
Apprezza un terreno ricco e ben drenato, posizione soleggiata ed aperta.
Si adatta alla coltivazione in vaso, possibilmente grande. Durante il riposo invernale può essere posto al riparo e lasciato asciugare per evitare marciumi. Nel periodo vegetativo sono gradite periodiche concimazioni liquide mescolate alle annaffiature.
La moltiplicazione è facilissima per mezzo dei tubercoli. È sufficiente porli nel terriccio immersi a metà, lasciando all’esterno una o più gemme dalle quali partirà prestissimo un vivace tralcio. Così in pochi giorni si possono avere tutti gli esemplari desiderati per regalarli ed anche spedirli.
 

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Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

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Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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