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Aristolochie

di Maurizio Vecchia
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  • Aristolochia grandiflora Sw. (A. gigas Lindl.)
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  • Aristolochia elegans Mast. (A. littoralis Parodi)
  • Aristolochia brasiliensis Mart. & Zucc. (A. ringens Link
  • Aristolochia brasiliensis Mart. & Zucc. (A. ringens Link
  • Aristolochia macrophylla Lam. (A. durior Hill., A. sipho L’Hel.)
  • Aristolochia fimbriata Cham

 
 
Vi è un genere botanico che sembra avere fatto della fantasia la sua virtù. Come le orchidee che hanno creato fiori strani e misteriosi, così anche le aristolochie si sono sbizzarrite per distinguersi dagli altri fiori, per non cadere negli schemi convenzionali e per discostarsi in modo deciso, nelle forme e nei colori, dal resto del mondo vegetale.
Si tratta dunque di creazioni davvero singolari e bizzarre, estetiche assurde e impossibili, ricerche e risultati fuori dagli schemi. I naturali processi evolutivi, che ne sono all’origine, hanno infatti attivato una vera e propria competizione per accaparrarsi alcune specie di insetti impollinatori specializzati.
 
Una pianta dalle forme bizzarre
Il genere Aristolochia è vasto e cosmopolita: comprende circa 350 specie presenti in tutti i continenti. In Italia ve ne sono almeno cinque specie (A. clematidis, A. altissima, A. rotunda,  A. pistolochia A. longa) diffuse negli incolti e nei boschi, conosciute già dagli antichi romani, che le consideravano dotate di straordinarie proprietà medicinali.
La denominazione botanica fa riferimento proprio a questi aspetto. ‘Áristos’ (ottimo) e ‘lochia’ (puerperio) sono due parole greche che richiamano il suo uso terapeutico in occasione del parto. Oggi sono elencate tra quelle velenose.
A partire dal sec. XVII sono state importate dal continente americano nuove specie dall’aspetto insolito e spettacolare, diventate di moda e diffusasi rapidamente.
Il portamento più comune di questo genere, è quello rampicante. Le foglie sono in genere di forma intera, cuoriforme, o raramente trilobata.
I fiori delle aristolochie escono dagli schemi del fiore classico: sono prive di petali, il calice è a forma di tubo, disposta ad ‘S’ (o a pipa) con base ingrossata e campana terminale. I colori sono insoliti, spesso nelle tonalità del marrone, con vistose screziature. I grandi fiori sembrano fauci aperte con labbra pendenti e arricciate o protuberanti in avanti come lunghi becchi di uccello, quasi un miscuglio impossibile tra flora e fauna, non un semplice vegetale.
 
Le specie più interessanti
Aristolochia gigantea, A. elegans, A. grandiflora, A. brasiliensis, A. macrophylla, A. fimbriata sono le specie che più di tutte hanno sviluppato fantasia ed originalità e danno l’idea della loro complessità e ricchezza. Molte di queste sono ricercate e coltivate da collezionisti nonché presenti anche in giardini della riviera ligure ed in altre zone a clima mite.

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Rampicanti

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  • Wisteria
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  • Wisteria frutescens ‘Amethyst Falls’

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Giardini di gennaio/febbraio'12 è in edicola!

 

Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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