VALLE DI SUSA: i colori dell’invernoL’autunno inoltrato e l’inverno in Valle di Susa si colorano di mille sfumature grazie alle sagre e agli appuntamenti culinari dedicati ai prodotti locali ma anche alle feste patronali e della tradizione che affondano le loro radici in un atavico passato. I villaggi si animano e le popolazioni si riuniscono per perpetuare gesti e usanze che rafforzano in loro il senso di appartenenza alla comunità. Tanti preziosi tesori di cultura materiale custoditi, insieme all’arte e alla natura, da questo territorio.
Per saperne di più www.vallesusa-tesori.it
Domenica 13 novembre
Sabato 12 e domenica 13 novembre
Sabato 10 dicembre
Venerdì 20 gennaio e domenica più vicina
Domenica 22 gennaio e domenica successiva
Martedì 31 gennaio
Venerdì 3, domenica 5 febbraio e domenica successiva
Sabato 4 e domenica 5 febbraio
Febbraio
Domenica 18 marzo
LA MELA E DINTORNI 10ª edizione - CAPRIE Domenica 13 novembre. Caprie, insieme a Gravere e Mattie, nel corso del tempo si è specializzata nella coltura del melo e vi dedica la sagra La mela e dintorni, che festeggia in questo 2011 il decimo anno di vita. Organizzata dall’associazione Ij Brus-ciajro, la manifestazione ha come gustosa anteprima, sabato 12 novembre, “La mela a tavola”, cena con menu a base di mela, e alle 21 una serata danzante. Domenica 13 novembre si entra nel vivo con l’allestimento delle bancarelle in piazza, la mostra mercato dei prodotti locali e artigianali, la rassegna pomologica con l’esposizione di vecchie qualità di mele valsusine. Contestualmente, il museo Bertone ospita un’esposizione di prototipi di auto Bertone (ore 10-12 e 14-17). Altre iniziative collaterali sono: “La mela e la scuola”, mostra di lavori delle scuole di Caprie; “Polenta da mesdi, fricioj ‘d pom dòp-mesdi e...anciove al verd tut ‘l di” (“Polenta da mezzogiorno, frittelle di mele nel pomeriggio e acciughe al verde tutto il giorno”), a cura dell’agriturismo Cascina Parisio; il “fruttolotto”, gioco popolare; il concorso “Gusto di mela”: consegna dolci con le mele e... dintorni. Nel pomeriggio, intervento musicale a cura della filarmonica “G. Verdi” di Caprie. In piazza San Rocco, degustazione di “pom pastissà” (“mele pasticciate”). Oltre il torrente Sessi, degustazione di “pom al cuciarin” (“mele al cucchiaino”). In Piazza Martiri, distribuzione torte e vin brulé a cura dell’Ana, frittelle di mele a cura dell’agriturismo Cascina Parisio. La festa si conclude intorno alle 17.30. Cosa vedere nei dintorni: a Condove, castello del Conte Verde e chiesa di San Rocco, cappella della Rocca, museo etnografico “Gente di montagna” (frazione Mocchie). Dove mangiare e/o dormire: a Caprie, b&b L’antico Borgo, Via Coppo 28, tel. 320/4224056; b&b Pera Rionda, Via Pietra Rotonda 49, tel. 011/9644459; La Sosta Climb Café, Via Sacra di San Michele 3, tel. 011/19887110.
DOLCE E CHARME - AVIGLIANA Sabato 12 e domenica 13 novembre. Nel secondo weekend di novembre, le “Città di Charme” della Provincia di Torino si incontrano ad Avigliana per una due giorni all’insegna delle “dolcezze e armonie” culturali e gastronomiche. “Città di Charme” è un progetto della Provincia di Torino avviato con la collaborazione dei Comuni e dell'Atl "Turismo Torino e Provincia" al fine di valorizzare le molteplici attrattive delle località coinvolte e di proporle come valide destinazioni turistiche per la vacanza breve: città "a misura di weekend". Le località individuate possiedono centri storici ben conservati con palazzi, chiese, musei e monumenti di pregio; un’offerta di servizi turistici di alto livello, dalle strutture ricettive ai ristoranti, oltre a una buona qualità della vita e a un’ampia proposta di eventi di animazione. In occasione della manifestazione aviglianese, sabato 12 e domenica 13 novembre, dalle 10 alle 18 le “Città di Charme” presentano le loro “eccellenze” nel contesto del centro storico di Avigliana, da Piazza del Popolo a Piazza Conte Rosso, con il coinvolgimento degli operatori locali della pasticceria e dell’arte bianca, con il supporto delle strutture della Città di Avigliana e del Museo del Gusto di Frossasco, e con l’ausilio tecnico delle scuole professionali di pasticceria. Gli operatori locali danno il benvenuto agli ospiti con l’esposizione di dolcezze artistiche, la documentazione storica delle attività, la creazione e la vendita di prodotti mentre le città presentano le loro bellezze artistiche e culturali oltre alle specialità enogastronomiche con la possibilità, per i visitatori, di degustarle e acquistarle. Avigliana si fregia anche del titolo regionale di “borgo sostenibile del Piemonte” grazie alle buone pratiche ambientali attuate sul territorio. Cosa vedere nei dintorni: ad Avigliana, Parco Naturale dei Laghi, sito archeologico di Malano, castello e borgo medievale, dinamitificio Nobel, chiese di San Pietro, San Giovanni e Santa Maria Maggiore. A Sant’Ambrogio, Sacra di San Michele, borgo medievale e castello abbaziale. Dove mangiare e/o dormire: ad Avigliana, Ostello del Conte Rosso, Piazza del Conte Rosso, tel. 347/9313177. A Sant’Ambrogio, agriturismo Cascina dei Canonici, frazione San Pietro, tel. 011/9631747.
PRESEPI DA GUSTARE 3ª edizione – VENAUS Sabato 10 dicembre. Giunge quest’anno alla terza edizione Presepi da gustare, percorso enogastronomico lungo le vie del paese alla scoperta dei prodotti locali e dei caratteristici presepi predisposti nelle antiche fontane. Novità principale del 2011 è il supporto degli artisti dell’Accademia Albertina di Torino che nei mesi precedenti all’allestimento prendono parte a vari incontri ospitati nelle case dei venausini interessati, allo scopo di fornire utili spunti sulle tecniche e sui materiali migliori da impiegare nella realizzazione dei presepi. L’inaugurazione è prevista per giovedì 8 dicembre. Il progetto del Comune di Venaus e dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino è promosso dall’associazione SusaCulture e curato da Maria Teresa Roberto. Gli artisti selezionati sono: Federico Nota, Marta Valsania, Alessandro Montone, Daniele Accossato, Ciro Rispoli, Paolo Bertino; il coordinamento è di Stefania Crobe. Sabato 10 dicembre, a partire dalle ore 19.30, i visitatori, spostandosi fra i punti tappa riscaldati, possono gustare ricette tipiche della cucina tradizionale venausina ed essere intrattenuti da accompagnamento musicale. La partenza è in località Casermette, proprio all’ingresso dell’abitato. Cosa vedere nei dintorni: a Novalesa, abbazia dei S.S. Pietro e Andrea e museo archeologico, chiesa parrocchiale, museo di Arte Religiosa Alpina, museo etnografico “Vita montana in Val Cenischia”. A Susa, castello della Contessa Adelaide e aree archeologiche, cattedrale di San Giusto, museo diocesano di Arte Sacra. Dove mangiare e/o dormire: a Novalesa, b&b La Ressia, via Susa 12 bis, tel. 0122/653116. A Susa, b&b Richi, Via Conte San Sebastiano 18 , 0122/31515; I Chiostri, Piazza San Francesco 3, tel. 0122/622548; Hotel Napoleon, Via Mazzini 44, tel. 0122/622855; Hotel Susa e Stazione, Corso Stati Uniti 4/6, tel. 0122/622226; ristorante Le Masche, Via Giaglione 3, tel. 0122/653902; Osteria della Marchesa, Via Montenero 4, tel. 0122/32803.
FESTA PATRONALE DI SAN SEBASTIANO - CHIOMONTE Venerdì 20 gennaio e domenica più vicina. Lo svolgimento segue la tradizione: al mattino messa solenne, alle 14.30 processione per le vie del paese con la “Puento” (Punta), effettuando fermate nei pressi delle case dei Priori che distribuiscono vino, bevande e dolciumi; alle 17.30 ritrovo in Piazza del Municipio con distribuzione di vin brulé. I Priori e le Priore durante il passaggio lungo le vie del paese fanno “ballare” la “Puento” a suon di musica eseguita dalla banda. La “Puento” è a forma di fuso, alta tre metri, con intelaiatura in metallo leggero, montata su un sostegno tubolare che termina con quattro bracci, per consentire la presa. È ricoperta da una fodera a spicchi che a sua volta è totalmente guarnita da nastri di varie dimensioni e colori, ghirlande e altre decorazioni. A metà altezza spicca una larga fascia sulla quale appare la scritta “W. S. Sebastiano” e lo stemma di Chiomonte. La “Puento” un tempo era montata e smontata di volta in volta, per cui la sua confezione, che richiede parecchio tempo, iniziava già ai primi di gennaio. I lunghi nastri sgargianti, di pregio, quasi tutti in seta, venivano prestati dalle famiglie del paese. Da tempo questo non si fa più, la “Puento” e i nastri rimangono montati da un anno all’altro. I Priori che animano la festa sono in genere sette, così pure le Priore che indossano il costume locale, e a volte più di sette sono gli angioletti (i quali rappresenterebbero gli angeli che scesero dal Paradiso per posare sul capo di San Sebastiano la corona del martirio), che vestono chiari abiti lunghi, decorati con stelline argentate, un grande colletto di pizzo a coprire i lacci delle ali, collane lunghe e colorate. In testa portano una coroncina di fiori e sulle spalle un paio di ali di cartone, decorate anch’esse con stelline. Pare che la festa abbia avuto inizio nell’anno 1629-1630, quando una terribile peste colpì il paese. Poiché San Sebastiano era venerato come protettore contro la peste, probabilmente fu eletto a patrono di Chiomonte proprio in quel periodo. La “Puento”, secondo la tradizione religiosa, riprodurrebbe l’albero a cui fu legato il Santo durante il martirio. Cosa vedere nei dintorni: a Chiomonte, cappella di Sant’Andrea delle Ramats, Palazzo Levis. A Gravere, Certosa di Madonna della Losa. A Exilles, forte. Dove mangiare e/o dormire: a Chiomonte, Meisun Brodel, Via Cavour 8, tel. 0122/54441. A Gravere, Scotty and Co, Via Belvedere 16 B, tel. 0122/31125.
FESTA PATRONALE DI SAN VINCENZO - GIAGLIONE Domenica 22 gennaio e domenica successiva. È nel solco di un’arcaica tradizione che si inseriscono i protagonisti della festa patronale, a cominciare dalle Priore. Divise in tre coppie (due nubili di Santa Caterina, due giovani donne sposate del Sacro Cuore, due donne mature di cui la più anziana è la priora di San Vincenzo e l'altra della Madonna del Rosario), si fanno carico della festa loro assegnata: la messa, l'addobbo della chiesa, il rinfresco ad autorità, Spadonari e banda musicale. Al mattino un raduno informale raggiunge la casa della Priora festeggiata, da cui parte un corteo che raggiunge la chiesa seguendo un ordine rigoroso: aprono i quattro Spadonari, seguiti da banda musicale, “Bran” (un'intelaiatura di legno alta due metri totalmente coperta di fiori, frutti, nastri colorati e portata in bilico sulla testa da una ragazza in costume, secondo un'usanza che riporta ai riti della fertilità), Priore, autorità. Prima della celebrazione religiosa si tiene la processione intorno alla chiesa. Dopo la messa, conclusa con la distribuzione del pane benedetto, la banda musicale suona e gli Spadonari si esibiscono. Quale sia l’origine della danza delle spade non è dato sapere; secondo alcuni studiosi starebbe nell'eccitazione alla battaglia degli antichi Celti, mentre gli addobbi floreali e multicolori del copricapo riportano ai riti delle propiziazioni e fertilità della natura, i gesti alla fecondazione del terreno all'inizio del ciclo produttivo e alle antiche feste del Calendimaggio. La domenica successiva si festeggia l’Ottava di San Vincenzo, secondo un programma analogo a quello del 22 gennaio. Cosa vedere nei dintorni: a Susa, castello della Contessa Adelaide e aree archeologiche, cattedrale di San Giusto, museo diocesano di arte sacra. Dove mangiare e/o dormire: a Giaglione, agriturismo Cré Seren, frazione San Rocco 10, tel. 335/6083966. A Susa, b&b Richi, Via Conte San Sebastiano 18 , 0122/31515; I Chiostri, Piazza San Francesco 3, tel. 0122/622548; Hotel Napoleon, Via Mazzini 44, tel. 0122/622855; Hotel Susa e Stazione, Corso Stati Uniti 4/6, tel. 0122/622226; ristorante Le Masche, Via Giaglione 3, tel. 0122/653902; Osteria della Marchesa, Via Montenero 4, tel. 0122/32803.
FORA L’ORS! - CONDOVE Martedì 31 gennaio. Questa antica tradizione consiste nell’attirare con uno stratagemma qualcuno al di fuori della propria abitazione. Il malcapitato verrà poi accolto dagli autori dello scherzo con la frase dialettale “Fora l’ors”! (Letteralmente: fuori l’orso!). La simbologia è legata all’arrivo della primavera in cui l’orso, un tempo diffuso in queste zone, usciva dal suo lungo letargo invernale. Cosa vedere nei dintorni: a Condove, museo etnografico “Gente di Montagna” (frazione Mocchie), cappella della Rocca, castello del Conte Verde e chiesa di San Rocco. A Chiusa di San Michele, le chiuse e la cappella di San Giuseppe. Dove dormire e/o mangiare: a Caprie, b&b L’antico Borgo, Via Coppo 28, tel. 320/4224056; b&b Pera Rionda, Via Pietra Rotonda 49, tel. 011/9644459; La Sosta Climb Café, Via Sacra di San Michele 3, tel. 011/19887110.
FESTA PATRONALE DI SAN BIAGIO E SANT’AGATA - VENAUS Venerdì 3, domenica 5 febbraio e domenica successiva. Elemento di arcano fascino, similmente a quanto accade nel paese di Giaglione in occasione di San Vincenzo, a Venaus la danza della spada viene praticata ancora oggi con precise modalità rituali nei giorni della festa dei patroni Biagio e Agata e la domenica successiva a Sant’Agata (la cosiddetta Ottava). Personaggi della festa domenicale sono, oltre agli Spadonari, le autorità religiose, la Compagnia del SS. Sacramento, la Confraternita del SS. Rosario, le autorità comunali, i rappresentanti delle varie associazioni, oltre naturalmente alla popolazione venausina. La giornata celebrativa inizia alle 10 davanti al municipio. Circa tre quarti d'ora prima i quattro Spadonari si radunano a casa di quello che fra loro abita più vicino alla chiesa per consumare una colazione a base di vin brulé e focaccia. A questa riunione partecipano anche gli Spadonari non più in carica: lo spirito è proprio quello di rendere omaggio e ricordare i danzatori del passato. Successivamente gli Spadonari raggiungono le autorità civili e la Società Filarmonica Venausina davanti all'edificio municipale e si forma successivamente un piccolo corteo che raggiunge il sagrato della chiesa. Si entra per partecipare alla formazione della processione. Il corteo religioso è aperto da tre chierichetti recanti la croce astile seguiti da bambini, donne, rappresentanti dei Vigili del Fuoco e due Spadonari. Quattro ragazze della Confraternita del SS. Rosario portano la statua di Sant’Agata, precedute e seguite dalla Priore che indossano un lungo velo bianco (anticamente erano vestite con il tipico costume savoiardo) e reggono in mano dei grossi ceri accesi. Seguono la Società Filarmonica e la Compagnia del SS. Sacramento, con la crocifera affiancata da due lanterniere, quattro ragazzi portano la statua di San Biagio affiancati da quattro Priore della Compagnia del SS. Sacramento con dietro gli altri due Spadonari. Chiudono il corteo il clero e la popolazione maschile. Al rientro della processione, gli Spadonari si dispongono in piedi a quattro lati dell'altare con l'arma puntata in terra, solo al momento dell'Offertorio si inginocchiano sulla gamba destra, la spada sempre puntata a terra, e salutano militarmente portando la mano destra alla fronte. Al termine della messa, escono sul sagrato e, accompagnati dalla banda musicale, si esibiscono nelle loro danze. Cosa vedere nei dintorni: a Novalesa, abbazia dei S.S. Pietro e Andrea e museo archeologico, chiesa parrocchiale, museo di Arte Religiosa Alpina, museo etnografico “Vita montana in Val Cenischia”. A Susa, castello della Contessa Adelaide e aree archeologiche, cattedrale di San Giusto, museo diocesano di Arte Sacra. Dove mangiare e/o dormire: a Novalesa, b&b La Ressia, via Susa 12 bis, tel. 0122/653116. A Susa, b&b Richi, Via Conte San Sebastiano 18 , 0122/31515; I Chiostri, Piazza San Francesco 3, tel. 0122/622548; Hotel Napoleon, Via Mazzini 44, tel. 0122/622855; Hotel Susa e Stazione, Corso Stati Uniti 4/6, tel. 0122/622226; ristorante Le Masche, Via Giaglione 3, tel. 0122/653902; Osteria della Marchesa, Via Montenero 4, tel. 0122/32803.
FORA L’ORS! - MOMPANTERO Sabato 4 e domenica 5 febbraio. Nel piccolo comune di Mompantero, e precisamente nella frazione di Urbiano, similmente a quanto accade a Condove da secoli si ripete la tradizione del “Fora l’Ors!”. Il rito è legato alla Candelora, però sembra che abbia origini pagane: secondo alcuni risalirebbe al culto della dea Diana, in onore della quale si sacrificava una vergine, mentre altri ritengono che possa riallacciarsi alla venerazione della divinità celtica Brigit. Un'ultima, suggestiva interpretazione identifica nell'orso una rappresentazione dell'inverno. La festa ha da sempre il medesimo svolgimento. Nelle sere che precedono la domenica, i bambini si spostano nella frazione bussando alle porte delle case, suonando i campanelli e gridando "Fòra l'Ors" e vengono ricompensati con vari dolcetti. Identificati come "orsi" sono le persone che, rimanendo chiuse in casa durante l'inverno, assomigliano agli animali in letargo. Nella serata di sabato, i cacciatori si devono rifocillare prima di partire per la caccia: ecco il senso del percorso enogastronomico "mingia e beiva" allestito dalla Pro Loco lungo le vie di Urbiano. La domenica mattina si celebra la messa in onore di Santa Brigida, patrona della frazione, durante la quale viene distribuito il "pane della carità". Nel pomeriggio, la popolazione si raduna attorno alla stalla in cui l'orso, catturato nella notte, è stato imprigionato; quindi esso viene portato fuori incatenato e i bambini lo trascinano lungo le vie del paese. Durante il percorso viene incitato a urlare amplificando la voce con un imbuto e gli viene offerto del vino, da bere con l'aiuto dello stesso. Alla fine del giro, l'uomo-orso balla con la più bella ragazza del paese. La vera identità della “belva” è segretissima, conosciuta solo dai cacciatori che lo avevano aiutato a vestirsi. Una curiosità: è bene augurarsi che la domenica il tempo non sia troppo clemente: secondo un vecchio proverbio della zona, infatti, “Se l'ouers fai secha soun ni, per caranto giouern a sort papì”, che significa che se il giorno della festa fa bello, tanto che la tana dell'orso si asciuga, la stagione fredda durerà ancora 40 giorni. Cosa vedere nei dintorni: a Susa, castello della Contessa Adelaide e aree archeologiche, cattedrale di San Giusto, museo diocesano di Arte Sacra. Dove mangiare e/o dormire: a Susa, b&b Richi, Via Conte San Sebastiano 18 , 0122/31515; I Chiostri, Piazza San Francesco 3, tel. 0122/622548; Hotel Napoleon, Via Mazzini 44, tel. 0122/622855; Hotel Susa e Stazione, Corso Stati Uniti 4/6, tel. 0122/622226; ristorante Le Masche, Via Giaglione 3, tel. 0122/653902; Osteria della Marchesa, Via Montenero 4, tel. 0122/32803.
CARNEVALE DEL LAJETTO – CONDOVE Febbraio. L’antico Carnevale del Lajetto, piccola borgata della montagna condovese, fa parte delle più rappresentative e particolari manifestazioni del folklore alpino piemontese. Si teneva la ”domenica grassa” e l’organizzazione faceva capo ai membri della Società Filarmonica del luogo: giovani maschi che stabilivano i vari ruoli all’interno della rappresentazione, cucivano le maschere e preparavano i costumi. Le “Barbuire”, vale a dire i personaggi mascherati, si dividevano in due gruppi: i belli (il Monsù e la Tòta, i due Arlecchini, il Dottore e il Soldato), rispettosi delle regole del vivere sociale, e i brutti, personaggi animaleschi, al di fuori degli schemi (le coppie di Vecchi). Protagonista era El Pajass, così chiamato perché sotto le pelli di capra che lo rivestivano completamente era imbottito di paglia. Costui indossava corna di mucca e portava appeso a una gamba un campanaccio che risuonava a ogni passo, con l’intento di risvegliare la primavera. Il corteo delle maschere, accompagnato dalla banda musicale che suonava appunto “la Marcia delle Barbuire”, si snodava per le strette vie della borgata, all’epoca assai popolata, per raggiungere un grande prato (el Terahè) dove la folla divertita osservava gli Arlecchini, il Monsù e la Tòta ballare al ritmo della musica della banda, mentre El Pajass e le coppie di Vecchi continuavano le loro allegre scorribande. Il Dottore correva in soccorso delle Barbuire quando queste, stremate, si gettavano a terra fingendosi morte; accompagnato dal Soldato, somministrava loro la “medicina”: vino o grappa. Si giungeva quindi al momento culminante della rappresentazione: El Pajass, tagliando con la sciabola la testa al gallo - che nel frattempo era stato appeso a un albero - ammazzava se stesso, decretando la morte del Carnevale, la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, con un rituale propiziatorio per la fecondità e la prosperità del nuovo anno. I festeggiamenti proseguivano fino a tarda sera e il giorno seguente i membri della Filarmonica si spartivano il gallo con un po’ di brodo e vino a volontà (ciò accadeva fino a metà degli anni ’50). Nel 2010, grazie a un gruppo di appassionati che hanno dato vita all’associazione “Le Barbuire”, questo antico Carnevale è stato ricostruito raccogliendo testimonianze dagli anziani e recuperando le poche fotografie esistenti, e da allora è nuovamente rappresentato. Cosa vedere nei dintorni: a Condove, museo etnografico “Gente di Montagna” in frazione Mocchie, cappella della Rocca, castello del Conte Verde e chiesa di San Rocco. A Chiusa di San Michele, le chiuse e la cappella di San Giuseppe. Dove dormire e/o mangiare: a Caprie, b&b L’antico Borgo, Via Coppo 28, tel. 320/4224056; b&b Pera Rionda, Via Pietra Rotonda 49, tel. 011/9644459; La Sosta Climb Café, Via Sacra di San Michele 3, tel. 011/19887110.
FESTA PATRONALE DI SANT’ELDRADO - NOVALESA Domenica 18 marzo. I festeggiamenti sono in onore del compatrono Sant’Eldrado (13 marzo), abate dell'abbazia dei SS. Pietro e Andrea, le cui reliquie vengono portate in processione per circa 2 km in una pesante urna d’argento sbalzato. La popolazione si riunisce davanti al sagrato della chiesa parrocchiale di Santo Stefano, dove si compone il corteo per la processione diretta all’abbazia. Visitare i luoghi nei quali ha vissuto Sant’Eldrado è ogni anno un’esperienza di fede vissuta da numerosi Novalicensi e non solo. Il corte è aperto dalla locale banda musicale e composto da autorità religiose, civili e militari, cantoria parrocchiale, Priore, coscritti di 18, 19 e 20 anni con foulard e bandiere, alpini che portano a spalle l’urna contenente le reliquie del Santo e tante persone comuni. La recita del rosario, alternata a canti sacri e brani musicali eseguiti dalla banda, accompagnano fino all’abbazia, dove si celebra la messa presieduta dal vescovo della diocesi di Susa. Prima della cerimonia solenne, i fedeli attraversano il parco dell’abbazia, passando davanti alla cappella dedicata al patrono e baciandone la reliquia. La cappella è fra le opere d’arte più significative del Piemonte e conserva al suo interno un ciclo pittorico che racconta la vita del Santo. Egli è raffigurato come agricoltore, intento a tagliare con la scure un cespuglio, immerso nelle acque di un fiume; poi lo si vede come pellegrino; alla porta dell’abbazia di Novalesa, dove un sacerdote di nome Arnulfo lo consacra e lo veste con abito monastico. Seguono Sant’Eldrado che libera la regione di Briançon (Francia) dai serpenti, rinchiudendoli in una caverna, e l’abate che, in punto di morte, riceve la Comunione mentre un monaco piange. Cosa vedere nei dintorni: a Novalesa, abbazia dei S.S. Pietro e Andrea e museo archeologico, chiesa parrocchiale di Santo Stefano, museo di Arte Religiosa Alpina, museo etnografico “Vita montana in Val Cenischia”. A Moncenisio, ecomuseo delle Terre di Confine. Dove dormire e/o mangiare: a Novalesa, b&b La Ressia, via Susa 12 bis, tel. 0122/653116. A Moncenisio, polenteria La Ramasse, via Trieste 15, tel. 333/2469981, punto di ristoro Circolo 1880, via Trento 9, tel. 334/3365970. |
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