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Utilizzo del cotone

di Anna Maria Fabbri
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  • Gossypium herbaceum
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Il nome generico “cotone” viene attribuito a parecchie specie della famiglia delle Malvacee appartenenti al genere Gossypium che più precisamente sono: G. hirsutum, G. herbaceum, G. peruvianum, G. arboreum, G. tomentosum, G. barbadense, G. sturtianum  ed  G. thurberi.
 
Il cotone viene maggiormente prodotto in Africa,  in India, in Egitto, nel Centro-Sud America e negli USA. E’originario della Cina, dove si coltiva da oltre 7000 anni, mentre in Italia è stato introdotto dagli arabi nel IX sec. , ma lo si può trovare quasi esclusivamente in Sicilia.
Le piante del cotone sono per lo più arbusti o piccoli alberi con fusto eretto, alti 1-2 metri. I fiori, di colore giallo chiaro, avvolti da tre grandi brattee, si trovano all’ascella delle foglie, che sono palmate con 3-5 lobi.
I frutti sono delle grosse capsule che a maturazione si aprono in tre valve, all’interno delle quali sono situati i semi avvolti da folti peli non secretori, aderenti e protettivi.
 
Dalla bambagia una fibra tessile
La peluria bianca e compatta, chiamata bambagia, che avvolge i semi, è costituita al 91% da cellulosa, ma contiene anche una piccola percentuale (0,4 %) di oli e cere che la rendono idrorepellente. Per essere trasformata in cotone idrofilo necessita un trattamento con sostanze basiche.
Dopo varie lavorazioni e trasformazioni dalla bambagia si ottiene la fibra tessile, che ha la peculiarità di essere morbida e di avere un’alta igroscopicità, una buona resistenza al calore e all’usura.
 
Estrazione dell’olio
In primo luogo, si elimina dal seme tutto ciò che non serve, considerato impurità, come terriccio, foglie e steli, materiale che si utilizza per fare humus organico. Si procede poi con la sgranatura che separa i semi dalla lunga e folta peluria. Infine i semi così ripuliti vengono macinati e trasformati in farina che, dopo essere stata scaldata a 80 gradi, viene pressata fino ad estrarne l’olio. La resa dell’olio di cotone può variare dal 13 al 18 %.
 
Proprietà dell’olio di semi di cotone
L’olio che si estrae dai semi del cotone contiene mg 43 di tocoferolo (vit. E) per ogni 100 grammi di olio ed è quindi il terzo in graduatoria, tra oli vegetali, per contenuto di vit. E. Questa vitamina è un potente antiossidante, con un’azione protettiva sulla vista e sul sistema nervoso, e stimolante la funzione riproduttiva dell’organismo.
L’olio di cotone è composto da una miscela di acidi grassi in cui prevalgono quelli essenziali come l’acido linoleico, con gli omega 6. Questi acidi grassi sono ritenuti essenziali in quanto il nostro organismo non è in grado di produrli, e svolgono ruoli importanti per la salute dell’uomo tra cui la prevenzione di malattie cardiovascolari.
 
Nell’olio di cotone:

  • 41 - 48 % di acidi grassi polinsaturi (acido linoleico)
  • 21 - 27% di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico )
  • 22 - 26 % di acidi grassi saturi (acido palmitico, stearico, arachico)

 
Allo stato grezzo l’olio di cotone è di colore rosso scuro con odore penetrante e sapore amarognolo per la presenza di gossipolo, dopo la raffinazione, che ne elimina il gossipolo, assume un colore giallino, un odore gradevole ed un sapore accettabile.
 
Utilizzo
Molto ricco di sostanze emollienti, l’olio di cotone si usa sulla pelle. Ne impedisce la secchezza e ne rallenta l’invecchiamento, la rende più morbida, svolgendo su di essa un’azione elasticizzante e nutriente. In particolare è indicato sulla pelle dei più piccoli, perché ne previene l’arrossamento e la difende dagli agenti esterni.
L’olio di cotone è anche un ingrediente importante degli shampoo ristrutturanti per capelli.
Le qualità più scadenti di questo olio vengono invece usate per la saponificazione, contiene infatti un coefficiente di saponificazione di 0,138, dato che indica la quantità di idrossido di sodio che serve per saponificare 1 grammo di sostanza grassa.
 
Gossipolo nell’olio
Il gossipolo, presente nell’olio di cotone grezzo, è una tossina, appartenente alla classe dei terpenoidi e più precisamente ai sesquiterpeni. Questa sostanza tossica che mette a rischio anche la fertilità delle persone, viene eliminata mediante la raffinazione e l’olio diviene commestibile.
 
(Foto di Mario Giannini)

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Nei numeri scorsi di Giardini abbiamo incontrato numerosi nuovi amici...

Valerio Gallerati e gli arbusti del suo Vivaio Vita Verde, un vivaio nato con la coltivazione di giovani piante forestali, ora, grazie alla sua ricerca di essenze meno diffuse,  anche produttore di essenze autoctone legnose rare, endemismi italici della flora legnosa, frutti selvatici, giovani piante da rimboschimento.

Maurizio Feletig esperto di arbusti da bacca e di rose antiche che produce nell'Azienda Agricola Feletig, ad Arignano in provincia di Torino.

Tullio Destefano de L'erbaio della Gorra che ritroviamo con la moglie Valentina Povero nelle mostre di primavera sempre tra i colori e i profumi delle sue festose erbacee, di cui descrive stagione per stagione le fioriture più belle.

Flavia Angotti cura, con il marito Aldo, il Biovivaio Granburrone, un vivaio biologico posto tra le colline umbre, in un ambiente incontaminato, dove produce, nel pieno rispetto della natura e dei suoi ritmi, piante officinali e aromatiche, collezioni di lavande e cisti.

Elisa Benvenuti del piccolo vivaio fiorentino Le essenze di Lea che coltiva e commercializza numerose e rare varietà di salvie ornamentali  e che descrive con la passione del collezionista.

Davide Picchi sempre alla ricerca di piante rare, racconta i suoi viaggi e le specie insolite che poi coltiva acclimatandole nel suo vivaio-giardino La Casina di Lorenzo in provincia di Lucca.
 
Il giovane vivaio di Alice Galante, Lilium Aquae, offre forse le specie tra le più spettacolari, nato dal desiderio di divulgare e condividere la poesia del giardino d'acqua, presenta su Giardini ninfee, fior di loto e piante palustri.

Ugo Fiorini riscopre e riproduce antiche varietà di frutti nel suo Vivaio Belfiore, posto sulle colline di Firenze, all'interno di grande parco di conservazione di essenze rare, dove organizza anche numerose attività collaterali, come percorsi didattici e corsi di coltivazione e potatura biologica, corsi d’innesto e difesa delle piante con prodotti naturali.


... e molti altri ne incontreremo quest'anno! Già in questo primo numero di gen/feb'12...

Maurizio Casale di Phytotrend, specializzato nella coltivazione di graminacee, crea giardini a bassa manutenzione e ridotti consumi idrici, qui presenta Muhelembergia dubia, un'erba ideale per zone con estati calde e aride.

Fabio Giani di Vivai Giani specializzatosi in piante rampicanti dopo un'esperienza di giardiniere in piccoli giardini torinesi dove l’esigenza di schermare pareti e ringhiere richiama l’interesse per queste piante. Qui descrive Lonicera similis var. delavayi, un rampicante profumato e sempreverde.

Pierlorenzo Marchiafava nel suo Vivaio Conifere Esotiche produce da seme e coltiva 57 specie di pini rari e di grande potenzialità ornamentale e paesaggistica. Qui suggerisce Pinus yunnanensis, un pino dall'apparente leggerezza evidente al minimo soffio di vento, in contrasto con la sua grande robustezza e resistenza anche a forti venti.

Giulio Farinelli dell'Azienda Florovivaistica il Sughereto, un piccolo vivaio nato dall'esuberante passione per le orchidee, seguita poi da studi e dedizione per coltivazione amatoriale di questa pianta. Qui ricorda le norme di coltivazione di alcuni ibridi del genere Cymbidium, selezionati per la loro più facile manutenzione.


 

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