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Uso della mimosa

di Alessandro Mesini
  • Alberi
  • Piante

 

Il legno di mimosa

Se il legno di acacia è ben lavorabile, pregiato, compatto, di una splendida tonalità aranciata, di grande effetto se lucidato, resistente all’umidità, adatto per strutture esterne, pali di sostegno, travi, scale, ideale per resistere nel tempo, di tutt’altra pasta è fatto il legno di mimosa: fibroso, poco resistente, galleggiante, di nessun interesse, almeno nelle nostre regioni.

 

La mimosa in cucina

Molte preparazioni gastronomiche che fanno del giallo la loro nota cromatica prevalente utilizzano il nome “mimosa” in modo improprio: spesso il fiore non compare fra gli ingredienti e non è nemmeno utilizzato come abbellimento del piatto (forse lo era originariamente).

Il fiore della mimosa è commestibile e quindi può essere utilizzato nella doppia valenza di colore e alimento. Alcuni fra i commensali tenderanno a scartare in ogni modo i fiori presenti sulle nostre preparazioni siano esse uova farcite o torte.

Le frittelle di fiori di mimosa sono la preparazione più classica. Gradite anche a chi si mostra inizialmente scettico, le frittelle di fiori uniscono in un felice connubio sapore e bellezza. I fiori devono essere raccolti da piante lontane da strade o altre fonti d’inquinamento. Si privano del “rametto” e s’immergono in una pastella per fritti fatta con farina, birra chiara non amara e sale. Il composto deve essere versato in olio bollente a cucchiaiate. Si accompagnano con formaggio morbido, ma gustoso, in fette sottili e/o miele, e un vino bianco vivace, ma anche sole o spolverate con zucchero a velo.

 

Per non fare appassire i fiori di mimosa

I fiori di mimosa una volta portati a casa tendono ad appassire e a seccare rapidamente. La mimosa è pianta capace di produrre, se ferita o recisa, un lattice gommoso che la isola dall’ambiente esterno. Questo fenomeno, utile in natura, non consente alla parte recisa di assorbire acqua dal vaso dove è collocata. Giunti a casa dobbiamo rinnovare il taglio del ramo e porlo quanto più rapidamente è possibile in acqua.    

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.