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Uso della betulla

di Alessandro Mesini
  • Alberi
  • Piante

 
 
Lo stesso nord e gli stessi spazi sconfinati che la betulla sa richiamare alla nostra immaginazione anche se ne incontriamo soltanto esemplari isolati o piccoli gruppi. Questa, infatti, è la differenza sostanziale tra la nostra betulla e quella del grande nord. Scesa al di sotto delle Alpi in epoca glaciale la betulla è sopravvissuta e si moltiplica all’interno dei boschi misti senza mai divenire essenza dominante. Solo dove il freddo diviene davvero insopportabile per quasi tutti gli altri alberi, e dove le escursioni termiche sono amplissime, la betulla è pianta regina. Si spinge fino alla Groenlandia, alla Siberia e all’Islanda, ai limiti della tundra dove non cresce praticamente niente altro e la betulla si riduce ad un cespuglio.
Nei nostri boschi la betulla è facilmente individuabile dal colore bianco della corteccia che subito risalta a contrasto con il resto del bosco, ma un osservatore più attento ed esperto riconosce la forma e il colore delle foglie, il loro particolare movimento che asseconda anche il più leggero degli aliti di vento e la rende così preziosa, la luminosità che la sua presenza conferisce a quell’angolo, a quello scorcio.
 
La betulla come simbolo di luce
“Un ramo soltanto riserverò agli uomini perché possano costruirsi le loro case e quanto altro gli occorre”, disse la betulla allo sciamano nel suo viaggio d’iniziazione. “Con gli altri rami costruirai tre tamburi: uno per aiutare le donne che si apprestano a dare alla luce un figlio, uno per allontanare le malattie, e uno per ricondurre a casa gli uomini confusi dalla tempesta di neve. Ricorda che io sono l’albero della vita”.
Quest’incontro, fra lo sciamano e lo spirito dell’albero, nel credo del popolo siberiano Samoiedi Avam ben chiarisce l’importanza e la centralità della betulla assunta ad albero cosmico, ad asse del mondo.
Lo sciamano, viaggiatore fra le diverse dimensioni del mondo, spesso utilizzava praticamente la betulla, arrampicandovisi, come una sorta di scala verso il cielo nei loro riti divinatori ed estatici.
Nella sua dimora celeste il dio supremo ha posto una betulla di otto rami per accogliere i suoi figli.
 
Il legno di betulla
Il legno di betulla si presenta di colore bianco avoriato, omogeneo e compatto senza distinzione fra duramen e alburno, leggero, sicuramente elastico e di buona lavorabilità. La sensibile retrattilità che ne consiglia l’impiego solo dopo una stagionatura ad hoc (rispettosa dei tempi e delle condizioni) e la sensibilità all’attacco dei tarli rappresentano i difetti di questo materiale. E’ facile capire come nel nostro paese non ne esista un rilevante commercio e il suo impiego risulti limitato ad alcuni lavori specifici.
Fra gli impieghi più tradizionali: oggettistica lavorata al tornio, cornici, rifiniture e parti di legno per navi e carrozze, bastoni da passeggio, compensati di caratteristiche elevate. La grande resistenza all’umidità del suo legno e la flessibilità dei rami giovani hanno spesso consigliato la betulla per i cerchi di botti e tini.
L’artigianato russo fa largo uso del legno di betulla per tutta una serie d’utensili da cucina (dai bicchieri ai cucchiai), ma anche per oggetti destinati ad essere decorati e dipinti prima della laccatura.
Nei paesi scandinavi, dove è possibile trovare con facilità anche esemplari di grandi dimensioni, le assi che si ricavano dal legno del colletto, quelle di maggior pregio, sono riservate per la fabbricazione di mobili tenuti nella più alta considerazione.
 
La betulla come depurativo
La betulla fornisce in primavera anche un’ottima linfa conosciuta come “succo di betulla” che già nel XVII secolo era citata tra i possibili rimedi alle problematiche renali e che oggi viene consigliata per le sue virtù depurative.
I metodi per ottenere la linfa dalla pianta sono due: tagliare un ramo o praticare fori nel tronco. Meglio il primo, perché meno invasivo e perché nel tempo non pregiudica la sopravvivenza della pianta. Il liquido va raccolto e consumato.
Si afferma che le betulle dalle più alte caratteristiche qualitative crescono in terreni su roccia silicea. In particolare sono famose quelle della Boemia, ma si può scegliere un qualsiasi esemplare in salute, nel bosco lontano dal ciglio della strada, per avere foglie e fiori o linfa.
Un tempo quest’ultimo prodotto veniva raccolto in grande quantità dai popoli nordici, ma non certo per le sue virtù terapeutiche. Una volta evaporato lasciava un liquido zuccherino che sottoposto a fermentazione dava una bevanda leggermente alcolica e spumosa chiamata “birra di betulla”.
Nelle nostre regioni si raccomandava, invece, di aggiungerne al caglio così da ottenere “caci” con minori problemi di conservazione.
 
Una corteccia versatile e preziosa
Per i popoli del nord, la betulla fu un vero e proprio dono del cielo: nulla andava gettato, nemmeno la corteccia che è quasi immarcescibile, lungamente impermeabile, ben coibentante.
La corteccia delle giovani betulle a primavera, quando è tenera e di sapore dolciastro, ha rappresentato per secoli un importante alimento per i popoli più a nord dove non era possibile procurarsi alimenti vegetali per molti mesi l’anno. Durante le carestie o in periodi di grande penuria alimentari a seguito di eventi bellici si è persino ricorsi alla macinatura della giovane corteccia per ottenere una farina da pane.
La stessa corteccia ispessita, ma ancora elastica e lavorabile, serviva per intrecciare corde e reti, confezionare sandali, approntare canoe impermeabili all’acqua e recipienti.
Definitivamente invecchiata la corteccia serviva per rivestire il tetto delle abitazioni cui conferiva impermeabilità pur garantendo una certa respirazione.
La facilità di distacco in larghi fogli ne ha fatto uno dei primi materiali per fabbricare carta. Oggi la maggior parte del legno di betulla serve per la produzione di pasta di legno per cartiere.
La betulla aveva e ha anche altri usi: le scope nei paesi del nord dove la plastica è ancor oggi un lusso sono fatte di rami di betulla; le fronde e i giovani rametti servono come alimento per il bestiame perché la betulla riprende a vegetare prima che l’erba cresca; era utilizzata come pianta tintoria a doppia valenza, giallo dalle foglie, rosso dalla scorza; da sempre ha offerto un aiuto nella concia delle pelli e la lavorazione tipo “cuoio di Russia” si deve proprio alla betulla, in Russia l’estrazione avviene a livello industriale.
 
La betulla e il calendario degli alberi
Simbolo della rinascita della luce, della nuova ascesa del sole dopo il solstizio d’inverno la betulla nel calendario degli alberi simboleggiava il primo mese lunare quello che va dalla vigilia del giorno di Natale al 21 di gennaio. “Aurorale” la definisce con un ricercato, ma riuscitissimo neologismo botanico Alfredo Cattabiani nel suo “Florario” e pone l’accento come nella foresta nordica è proprio la betulla, insieme al sambuco, a dispiegare per prima le foglie nella nuova stagione.
In tutta Europa è legata alle feste della primavera: quelle legate alla ripresa della vita e dei lavori agresti, quelle della Pentecoste in Russia e quelle del Maggio cantato in Svezia.

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