TropaeolumE’ vero che non si tratta di un caso unico e nemmeno raro, ma i Nasturzi (Tropaeolum) si sono dimostrati assolutamente fantasiosi nel tentativo di nascondere il loro vero nome, perché nel corso di oltre tre secoli d’onorato servizio in Europa hanno saputo presentarsi con le denominazioni volgari più disparate, come se si vergognassero di fornire le proprie effettive generalità. “Cardamindo” è il più antico, utilizzato in Italia nel ‘700, subito seguito dal francese “capucine” (italianizzato poi in “cappuccina”), mentre “nasturzio” – oggi comunemente usato da noi tutti – è d’origine più recente. Quest’ultimo travestimento è anche il più subdolo, perché è stato sottratto ad un’altra pianta (Nasturtium officinale o crescione d’acqua), che con i T. nulla ha da spartire, se si esclude il sapore piccante di cui sono dotate le loro foglie. Spontanee in quasi tutta l’America centro-meridionale, dal Messico alla Patagonia, le circa 90 specie di T. sono caratterizzate da curiose foglie a forma di scudo tondeggiante e da fiori lungamente picciolati, che ricordano gli elmi degli antichi guerrieri. In altre parole: piante apparentemente marziali per alcuni tratti, ma in realtà delicate e fascinose nelle loro doti ornamentali, anche se la coltivazione non è sempre facilissima. Alcune di loro sono piante annuali anche in natura, mentre numerose altre sono perenni, ma in coltivazione vengono spesso trattate come le prime, appunto per facilitare il compito del giardiniere.
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Rampicanti
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