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Tricyrtis

di Paolo Cottini
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Certe piante hanno avuto in sorte un destino tanto bizzarro quanto difficile, a volte fin dal momento della loro scoperta in natura. Prendiamo come esempio le Tricyrtis, che oggi si vanno gradualmente rivalutando dopo ben centocinquanta anni dal loro arrivo nel mondo occidentale: una lunga parentesi durante la quale non hanno mai vissuto momenti di vera gloria, come invece meriterebbero. A studiarle per primo fu un botanico illustre, il medico danese Nathaniel Wallich, che ai primi dell’Ottocento, ricoprendo la carica di direttore del Giardino Botanico di Calcutta, si recò più volte sulle montagne himalayane alla ricerca di piante nuove. Nel corso delle sue esplorazioni botaniche, il Wallich era solito raccogliere semi di specie preziose per poi spedirli in Inghilterra con un sistema tutto suo, inserendoli cioè in barattoli di zucchero di canna per meglio proteggerli durante il viaggio per nave. Fu così che, fra una Gentiana ornata e un Cornus capitata, nel 1851 sbarcò in Europa anche Tricyrtis elegans, la prima rappresentante di questo genere ristretto. Attualmente, le T. stanno compiendo passi da gigante nelle mostre internazionali e nazionali che si svolgono in autunno (a Courson, ma anche a Masino), anche se qualche problema sorge dalla confusione che tuttora regna a livello scientifico, tanto che la medesima specie o il medesimo ibrido talvolta sono presentati con denominazioni differenti. Inoltre, gli orticoltori non hanno esitato ad avviare campagne d’incroci a tutto campo, così che il settore si sta allargando a dismisura: partendo dalle 10-15 specie naturali si è oggi arrivati a non meno di 60-70 cultivar, non tutte ben definite. In ogni caso, gli hobbisti a caccia di succose novità con le Tricyrtis avranno pane per i loro denti.   

 

In breve

Tipo di pianta: Erbacea perenne

Famiglia: Convallariaceae (Liliaceae)

Parenti stretti: Convallaria, Liriope, Ophiopogon, Polygonatum

Dimensioni massime: 80-90 (altezza) x 60-90 cm

Portamento: Steli eretti o talvolta arcuati

Foglie: Alterne, ovate o lanceolate

Colore foglie: Verde chiaro o medio, a volte maculato

Fiori: Forma insolita, con sfondo bianco o giallo e macchie rosa-viola-porpora

Profumo: Assente

Fioritura: Molto prolungata, da agosto a ottobre

Rusticità in Italia: Ottima

 

In natura

L’areale in cui vivono le T. è molto vasto, estendendosi dalla regione himalayana in direzione est, fino all’isola di Taiwan, ma concentrandosi soprattutto in Giappone (Hokkaido, Honshu, Shikoku). Gli habitat sono diversi secondo le specie, ma di norma sono costituiti da boschi e forre muscose, senza escludere i pendii rocciosi, quasi sempre in luoghi umidi e ben ombreggiati, in aree di montagna fino a 3000 m di quota. 

 

Il fiore

Nel genere Tricyrtis l’attrattiva morfologica più valida risiede sicuramente nel disegno curioso e seducente dei fiori, così come avviene per le orchidee, che appartengono a tutt’altra famiglia, ma in qualche misura sono un po’ simili. In generale, essi hanno una forma di stella, ma anche di campanella o di piccolo imbuto e sono composti da 3 tepali interni e 3 esterni. I primi sono nastriformi e divergenti nella porzione superiore, mentre i secondi terminano in basso con una piccola sacca rigonfia. Non meno curiosi sono i 6 stami, che sono uniti alla base ma curvati all’infuori in cima.

 

Le due colonne

  • T . formosana. Nativa dell’isola di Taiwan, il suo habitat preferito è formato da boschi o cespuglieti umidi e riparati dal sole. Ha fusti ben eretti, ma di norma non più alti di 60 cm, cosparsi di numerose foglie lucenti e di forma quasi ovale. Sovente si propaga tramite stoloni, così da formare gruppi compatti larghi fino a 1 m. I fiori di 3 cm sono imbutiformi ma un po’ aperti, con tepali rosati e punteggiati di macchie cremisi.
  • T. hirta. Alta fino ad 80-90 cm ed ampia fino a 60 cm, questa specie giapponese è solita vivere su terreno roccioso e piuttosto ombreggiato. E’ dotata di steli, spesso eretti ma talvolta un po’ penduli, molto pelosi, con foglie lanceolate di 8-15 cm che alla base abbracciano il fusto. I fiori, alti circa 3 cm, nascono alle ascelle delle foglie e sono eretti e imbutiformi; i tepali raggiati presentano una moltitudine di macchie violacee su uno sfondo chiaro.

 

Vecchie e giovani promesse

  • T. lasiocarpa. Scoperta alla fine dell’Ottocento, proviene da Taiwan, da dove vene introdotta in Europa con il nome errato di T. formosana ‘Amethystina’. E’ una delle specie più belle da coltivare nei climi più caldi, anche se rustica. Forma grandi masse di getti alti quasi 1 m, con foglie lucenti e macchiettate di scuro. I fiori hanno tepali chiari con punte colorate di azzurro e ametista, lunghi circa 2,5 cm.
  • T. setouchiensis. E’ una delle specie più recenti, scoperta a metà degli anni Settanta del secolo scorso. Originaria di un areale molto ristretto nel Giappone meridionale, ha portamento eretto con fusti sottili e pelosi, alti fino a 80 cm. Le foglie di 15-17 cm sono alterne, oblunghe e abbraccianti il fusto. I fiori, all’ascella delle foglie superiori, sembrano piccole orchidee, con fondo bianco e delicate macchioline rosa intenso.


Ibridi e cultivar

Le notevoli variazioni cromatiche, che caratterizzano i fiori di T., rappresentano uno dei maggiori punti di forza di questo genere, tanto che numerosi ibridi e varietà sono stati costituiti giocando appunto su tale prerogativa.

  • T. ‘Blau’ e T. ‘Blaue’ (probabilmente un’omonimia) hanno fiori che da un iniziale rosso-porpora virano ad un violetto-blu man mano che trascorrono le settimane, verso settembre-ottobre.
  • T. ‘Empress’. I suoi fiori hanno un fondo bianco su cui si stende una rete di curiose e attraenti macchie malva, estremamente variabile da pianta a pianta. I fiori sono tra i più grandi del genere.
  • T. formosana ‘Dark Beauty’. Sul solito fondo chiaro sono disegnate diverse macchie di un piacevole viola prugna. E’ una varietà che fiorisce molto a lungo e che si presta anche al reciso.
  • T. formosana ‘Pale Form’. Si tratta di una varietà abbastanza alta e dal portamento eretto. I suoi fiori sbocciano su getti sottili ben al di sopra delle foglie, che sono un po’ maculate.
  • Tricyrtis hirta ‘Washfield’. In questa cultivar, le macchioline, piuttosto scure e di forma irregolare, sono molto ben evidenziate da un sottofondo bianco. E’ alta circa 1 m.
  • T. ‘Tojen’. I tepali sono chiari, ma con sfumature violette e una base gialla. Le corolle ricordano alcune orchidee e sono caratteristicamente rivolte in fuori o all’insù.
  • T. ‘Lightning Strike’. I fiori di questa varietà hanno macchie color lavanda su fondo bianco. Belle sono pure le foglie, che presentano screziature longitudinali di color oro.

 

Perché coltivarle

  • Quando le specie fiorite non sono così numerose –  al termine dell’ estate e in autunno –  le T. costituiscono davvero una risorsa molto preziosa per qualsiasi giardino. Solo T. latifolia fiorisce d’estate.
  • I fiori tradiscono, nel loro disegno curiosamente “orientaleggiante”, la loro origine esotica e si distinguono da tutte le altre piante, che di norma hanno petali aperti e ben distesi.
  • La fioritura delle T. è molto prolungata, arrivando a superare anche le 4 settimane.
  • Il fogliame è tutt’altro che trascurabile, perché elegante e ben distribuito sui getti.
  • Non va sottovalutato il fatto che le T. sono piante che vivono e fioriscono benissimo anche nell’ombra più fitta.
  • La loro rusticità è notevole, riuscendo a superare anche inverni molto rigidi.
  • Le T. sono particolarmente apprezzate se si ammirano da vicino: occorre quindi metterle a dimora in luoghi frequentati, come per es. lungo i bordi dei viali e sentieri, magari in compagnia di Hosta, felci, crochi autunnali, colchici, graminacee ed Heuchera.

 

Esigenze colturali

Terreno. Un suolo ricco di humus e molto ben drenato, ma che in pari tempo sia costantemente umido, è ciò che le T. desiderano maggiormente. Il pH deve essere tendenzialmente neutro o un po’ acido, possibilmente arricchito da concime organico ben maturo. La concimazione deve poi essere ripetuta una volta l’anno.

Clima. Le T. sono assolutamente rustiche, tollerando temperature invernali anche fino a -15°/-20°C: sono quindi coltivabili in quasi tutto il nostro territorio nazionale. Tuttavia, qualche attenzione, almeno nei primi tempi, può riguardare alcune varietà di T. formosana, ma anche tutte le altre specie se, durante un inverno particolarmente rigido, non dovesse verificarsi una nevicata “protettiva”. In tal caso, occorre ripararle con uno strato di pacciamatura organica.

Esposizione. Sono piante da mezz’ombra o anche da ombra assoluta, dove fioriscono per lunghi periodi. Se il terreno è adeguatamente umido in misura costante (ma curando sempre il drenaggio!), possono tollerare anche alcune ore di sole pieno (specialmente T. hirta).

Coltivazione. I siti d’impianto ideali sono le bordure miste non soleggiate, magari sotto la protezione di alberi o arbusti alti, i sentieri ombrosi, i margini delle boscaglie. D’inverno possono scomparire anche completamente, per poi rispuntare in primavera. La concimazione con fertilizzante a lenta cessione è raccomandata ogni tre mesi circa. Durante il periodo vegetativo, se necessario, occorre annaffiare in modo regolare, ma badando a non creare ristagni. Preventivamente, è bene irrorarle in primavera con un insetticida ed un fungicida ad ampio spettro.

Propagazione. Il metodo migliore è la divisione effettuata in primavera o anche la talea. Le specie botaniche si sviluppano molto bene da seme, al coperto a febbraio, usando contenitori da 10 cm e un miscuglio di torba e terriccio con l’aggiunta di sabbia. Si consiglia di stendere un velo di graniglia sulla superficie del vaso, allo scopo di allontanare licheni e muschi. I semi germogliano a metà primavera e spesso le piante fioriscono già il primo anno.

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