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Timo

di Alessandro Mesini
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  • Piante spontanee
  • Timo (Disegno di Gabriella Gallerani)
  • Il timo si accontenta di poco e riesce a prosperare anche fra le pietre di un vecchio muro a secco. (Foto Mario Giannini)
  • Il timo serpillo è caratterizzato da una notevole variabilità morfologica, ma resta facilmente riconoscibile per alcune caratteristiche comuni e per l’inconfondibile aroma. (Foto Mario Giannini)
  • Nei terreni poveri, come i cigli delle vecchie strade, non è raro trovare qualche piantina spontanea. (Foto Ermes Lasagni)


Timo (Thimus serpyllum)
Thimus serpyllum è il nome scientifico del timo serpillo, ma molti lo conoscono con nomi popolari diversi da regione a regione: timo selvatico, pepolino, timo rosso, sermollino, timo bastardo, tè delle pastorelle.
 
Un piccolo arbusto dai fiori lilla
Il timo serpillo è un piccolo arbusto perenne dotato di una notevole capacità di sopravvivenza, che teme il ristagno d’acqua. L’apparato radicale, formato da piccole radichette, è ben sviluppato. I fusti possono divenire anche molto lunghi. Generalmente con portamento strisciante o prostrato, ma anche ascendenti e ramosi nella caratteristica forma a cuscino. Sono radicanti in corrispondenza dei nodi. Lignificano progressivamente e, come in tutti i suffrutici, la vegetazione dell’anno è rappresentata dalla parte erbacea. L’altezza complessiva è compresa solitamente fra i 10 ed i 15 cm.
Le foglie sono sub-rotonde, ma anche lineari, picciolate ed opposte. I fiori dal caratteristico colore lilla sono raccolti in piccole spighe su corti fusticini. Il frutto è un tetrachenio ovoidale.
 
Anche nell'orto
L’areale di diffusione del timo serpillo si estende dalle regioni centrali europee sino ai paesi mediterranei. Si spinge molto in alto fino a circa 3.000 metri d’altitudine. Predilige i luoghi sassosi, ben soleggiati e asciutti, gli incolti ed i muri di pietra, ma si può trovare anche nelle radure, nei prati e nelle macchie. Meglio cercarlo nelle passeggiate col cesto al braccio, ma si può anche trapiantare nell'orto, prelevandolo con tutto l’apparato radicale integro e collocandolo in modo adeguato.
 
Si raccoglie al mattino
La raccolta inizia a primavera, senza impoverire eccessivamente i cespugli, rimandando all’estate un più significativo prelievo. Si raccolgono i rametti verdi non legnosi e, come per tutte le aromatiche ricche di oli essenziali, al mattino se si vuole conservare, o se si usa, immediatamente prima. I rametti, legati insieme, si essicano all’ombra in luogo arieggiato, mai al sole, così da ridurre al minimo la perdita qualitativa. Si conservano in luogo asciutto, al buio, in vaso o sacchetti di carta. Meglio rinnovare annualmente la nostra riserva.
 
Antipasto di zucchine al timo
Tagliare le zucchine lavate e pulite in fette longitudinali sottili, passarle sulla piastra il tempo necessario per dare colore da entrambi i lati, poi a strati in una piccola terrina alternare alle zucchine così trattate foglioline di timo, sale, una spolverata di pepe, qualche goccia d’aceto e un generoso cucchiaio d’olio d’oliva. Inserire qualche spicchio d’aglio schiacciato per dare sapore e lasciare riposare, fuori dal frigo, fino all’indomani. Servire con pane toscano, per un ottimo antipasto.
Pasta dal gusto fresco e aromatico di timo
Ricotta fresca, 80 gr per persona, meglio se di caseificio e di giornata, un cucchiaio di timo tritato fresco, sale, pepe verde ed un’ombra di peperoncino. Mescolare il tutto e lasciare riposare per una o due ore. Unire alla pasta appena scolata e girata con un filo d’olio. Per finire, una spolverata di Parmigiano Reggiano di due anni, stagionato.
 
Timo, pianta medicamentosa
Le proprietà del timo sono molteplici e, dopo un secolo d’oblio, oggi è consigliato per le sue proprietà antisettiche e balsamiche. È un ottimo battericida e come tale è incluso in prodotti di cosmesi ad azione curativa e di prevenzione. Insieme con altre erbe è un ottimo espettorante impiegato con successo nelle affezioni delle vie respiratorie. La componente attiva della pianta è rappresentata dall’olio essenziale ricco in terpeni biciclici e fenolici come il timolo, il carvacolo ed il pinene.
 
Note omeopatiche di Ennio Masciello
In fitoterapia sono usati sia il timo serpillo che il volgare, essi hanno gli stessi costituenti, ma i principi attivi sono in quantità diversa; il timolo, ad esempio, è un olio essenziale che nel serpillo costituisce lo 0,1-1%, mentre nel volgare oscilla tra lo 0,5-2,5% del totale e così anche per altri componenti, considerando che essi variano anche in ragione del luogo e del momento di raccolta.
Il timo serpillo risulta quindi più blando nella sua azione farmacologica rispetto al secondo, ma ha anche meno effetti indesiderati e tossici rispetto al volgare, è meno irritante e più adatto per applicazioni locali su pelli sensibili o per le vie respiratorie per aereosol. Del tutto assenti sembrano essere, invece, le azioni tossiche del timo volgare sulla tiroide e sul sistema nervoso.
In cucina viene usato oltre che come condimento (Thymus è un nome di derivazione greca = profumo), anche come conservante in ragione dell'azione antifermentativa e battericida.
L'infuso, aggiunto all'acqua del bagno, lenisce dolori muscolari e reumatici, allo stesso scopo entra anche nella composizione di unguenti. L'utilizzo cosmetologico sulle pelli grasse ed impure prevede l'infuso mischiato all'acqua dei lavaggi o applicato direttamente sulla pelle, anche in forma di tintura madre o nella composizione di creme. Classico è l'impiego della polvere di timo per il benessere del piede. Tisane e tinture madri per bocca ed oli essenziali per aereosol trovano applicazioni nelle bronchiti per l'effetto emolliente e balsamico che produce. Un ulteriore utilizzo del timo risiede nella sua azione tonica generale, tanto assumendolo per bocca quanto attraverso la cute aggiunto all'acqua del bagno.

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

Ovunque, in giardino o in terrazzo, è ortomania! Una hobby che prende già 18 milioni di italiani, come racconta Ottavia de Petri, una passione alla ricerca anche delle erbe della cucina tradizionale che ora in mancanza di un interesse commerciale vanno scomparendo.

Un'attenzione, quella rivolta alle piante autoctone dalla bellezza discreta, sempre più crescente, che ci fa apprezzare una rosa di campo, come la spinosissima Rosa pimpinellifolia di Valerio Gallerati che esprime il suo fascino proprio nella semplicità.

Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.