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Salvie del deserto

di Elisa Benvenuti
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La vita fra i sassi

Non ci stanchiamo mai di ripetere ai nostri clienti che per la coltivazione delle salvie è necessario preparare un buon drenaggio con 15/20 cm di ghiaia sul fondo della buca (un po’ meno se si coltiva in contenitori grandi) e mescolare ancora materiale drenante al terriccio di riempimento. Ma per le salvie che vivono nei deserti il problema si fa ancora più importante. Infatti, per coltivare queste specie occorre veramente esagerare con i sassi, onde evitare ogni ristagno durante i periodi piovosi e limitare i danni da irrigazioni eccessive durante l’estate. Con queste piante è quasi meglio non bagnare, anche perché le piante in quegli ambienti così poco generosi d’acqua hanno già sviluppato accorgimenti utili per contrastare l’eccessiva aridità. Ad esempio, hanno ricoperto le foglie di peli per ridurre l’evaporazione, sotto il solleone posizionano le foglie in verticale per offrire minore superficie ai raggi solari, hanno sviluppato ghiandole ricche di oli volatili che evaporando raffreddano l’ambiente circostante.

Dunque, per avere successo nella loro coltivazione basta preparare bene la messa a dimora usando sassi in quantità.

 

Potrà essere utile una arguta osservazione di Libereso Guglielmi, noto giardiniere di Calvino: uno spesso strato di sassi in profondità funziona per le radici di una pianta come una “cantina”: in inverno vi circola aria più tiepida e in estate aria più fresca...

 

Salvia pomifera

Dalle zone sassose con scarse precipitazioni delle isole greche e regioni del mediterraneo orientale viene Salvia pomifera. Si tratta in questo caso di una salvia suffruticosa con foglie grigie quasi dorate. Di forma ovale hanno un portamento caratteristicamente e elegantemente ondulato, se stropicciate emettono un profumo simile a quello della salvia comune, ma molto più intenso. Nelle zone di origine spesso sui suoi rami sviluppano galle traslucide (prodotte da insetti che qui in Italia forse non vivono) che assomigliano a piccole mele; da qui il nome specifico “pomifera”. Queste sono molto succose e gustose al palato, ricercatissime dai bambini che ne sono ghiotti. Bellissima anche la fioritura che va da maggio a tutto agosto: grandi e rigonfi fiori azzurri con macchie bianche che contrastano con le brattee rosso-violacee.

 

Salvia apiana

Ricordo ancora con piacere il successo nella coltivazione di un esemplare di Salvia apiana, messa a dimora, localmente con l’aggiunta di sassi, davanti a casa nostra in un’aiuola prospiciente uno scannafosso (sistema drenante tutto intorno a casa costruito per allontanare l’umidità dalle fondamenta). Durante l’inverno successivo all’impianto, contraddistinto da una straordinaria nevicata che lasciò al suolo 35 cm di neve, con temperature che nei giorni successivi toccarono i -14°C, Salvia apiana non subì nessun danno, mantenne le foglie e continuò a vegetare. Salvia apiana proviene dalle regioni desertiche della California meridionale; è una specie suffruticosa con foglie ovali bianco-cerose ricche di sostanze oleose e resine con un profumo intenso piacevolissimo. Le tribù indiane la considerano “sacra” e ne bruciano le foglie arrotolate come un sigaro durante le cerimonie di purificazione.

La pianta ha una bellissima fioritura estiva di corolle bianche su steli lunghi più di un metro con eleganti stami ricurvi; ma ancora più interessante sono il suo fogliame e il portamento.

 

Salvia clevelandii

Proveniente dalle stesse regioni è Salvia clevelandii con portamento arbustivo, e  foglie strette grigio-verdi, quasi bianche. Se stropicciate queste foglie emanano un forte odore canforato che persiste nell’aria anche a distanza. Dicono di lei che è l’unica salvia di cui si può sentire la presenza prima di vederla. Forma densi cuscini da cui si alzano steli fiorali provvisti di 2 o 3 verticilli che su più piani portano grandi corolle azzurre molto appariscenti. E’ abbastanza rustica se supportata da un ottimo drenaggio.

 

Salvia carduacea

Ancora proveniente dalla stessa zona geografica è Salvia carduacea. Non si può non citarla. È specie annuale di notevole bellezza: piccola erbacea con foglie pelose a margini spinosi, così come i verticilli. Dai calici spinosi escono fantastiche corolle azzurre con labbra sfrangiate e stami ricurvi color arancio. Un vero gioiello che come tutte le cose belle sparisce in un soffio. Una fioritura effimera che non si può dimenticare.

 

Salvia aurea

Di provenienza sud-africana, sempre da ambienti desertici è Salvia aurea, un tempo classificata coma Salvia africana-lutea. Arbustiva anch’essa, ha foglie grigie di forma variabile, da ovale ad arrotondata con margini non uniformemente dentati. Ha una fioritura capricciosa e spettacolare: i grandi calici hanno forma di imbuto allargato, la corolla è gialla quando è in boccio. A maturazione diventa marrone dorato. Le corolle sono pressate una sull’altra come se uscissero tutte da uno stesso involucro. Non proprio rustica, la sua resistenza al freddo si ferma a -6/-7°C (sempre se coltivata fra i sassi).

 

Salvia canariensis

Salvia canariensis viene invece dalle Isole Canarie; anch’essa vive in zone sassose con scarsi apporti idrici annuali. Forma grandi cespugli di oltre 2metri, molto compatti e densi. Le foglie sono sagittate cioè a forma di punta di freccia e raggiungono anche 25cm di lunghezza; sono pelose e ricoperte da un feltro densissimo. Guardando con la lente la superficie inferiore della lamina capita di osservare alle estremità dei peli una moltitudine di goccioline: sono le ghiandole degli oli essenziali che conferiscono alla pianta un forte odore e la proteggono efficacemente dall’attacco degli erbivori. La fioritura si sviluppa su lunghe spighe persistenti per tutta l’estate: le corolle viola emergono dai calici rossastri, circondati da brattee rosate e contrastano felicemente con il fogliame grigiastro. Il contrasto si fa ancora più marcato nella varietà candidissima dove le foglie ricoperte da lunghi peli sono letteralmente bianche.

 

LE ESSENZE DI LEA

di Elisa Benvenuti e Marco Licheri

Loc. Martinoni, 6

55011 Spianate (Lu)

Tel. e Fax. 0583 20646

Cell. 329 0850986

info@leessenzedilea.com

www.leessenzedilea.com

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

Non da meno in fatto di fioritura prolungata è il rampicante di Fabio Giani, ibrido di Lonicera, L. x brownii dai fiori piccoli di un colore scarlatto o giallo acceso a seconda della varietà.

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Per l'orto un ortaggio veramente insolito: la rapa 'Di Milano dal Colletto Rosa' descritta da Alessandro Mesini, dal gusto dolce con una punta di piccante, sicuramente da riscoprire. Mentre per il frutteto il suggerimento è di Ugo Fiorini: la susina 'Mirabella' la più apprezzata tra le damaschine, dalla polpa asciutta e succosa.

Ginkgo biloba è molto apprezzata per le foglie a ventaglio e la stupenda colorazione autunnale, ma le sue dimensioni la escludono da molti giardini, ora però Francesco Vignoli ci segnala la nuova varietà da poco sul mercato che non supera i 3 - 4 metri, è G. biloba 'Tubifolia', pianta rustica che vive praticamente in ogni clima.

Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.