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Rosa selvarica, Rosa di macchia

di Alessandro Mesini
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Rosa selvatica, rosa di macchia (Rosa canina)
 
La rosa canina è pianta le cui virtù sono state apprezzate dall’uomo sin dall’antichità. Gli Assiri la consideravano già una pianta medicamentosa, Dioscoride ne diede un’accurata descrizione, l’imperatore romano Eliogabalo preferiva fra tutti i vini il “rosatum”, che non doveva il suo nome al colore tenue, ma all’aggiunta di petali di rosa che venivano posti in infusione a fermentazione ormai ultimata. I Persiani producevano con alcol, rose e coloranti naturali uno sciroppo chiamato Giulebbe, esportato in tutto il mondo antico; Avicenna considerava la rosa canina efficace contro la tubercolosi e tutto il medioevo ne fece largamente ricorso.
Potremmo continuare ancora per molto a elencare nel dettaglio i meriti della rosa canina, se non fosse che, ad un certo punto della storia moderna, come molte altre piante alimentari e medicinali del passato, è caduta in disuso.
 
Rosa, rosae: un vocabolo di recente introduzione
Nonostante il vocabolo “rosa, rosae” sia il primo che si insegni a declinare in latino è di introduzione piuttosto recente. Comparve, infatti, in epoca imperiale e, più precisamente, il primo riferimento letterario, o uno fra i primi, si trova in Virgilio.
Un più approfondito studio etimologico indica nel greco “rhodn” la radice del vocabolo latino, termine greco derivato a sua volta dal celtico “rhood”.
Questa teoria non è però condivisa da tutte le fonti ed alcune individuano nel sanscrito “Vrod” la radice prima. “Vrod” indicherebbe la flessibilità dei rami spinosi fittamente intrecciati e sarmentosi.
 
“Canina”: un nome che la rosa non merita
Il termine “canina” sarebbe stato assegnato alla rosa perché le credenze popolari le riconoscevano il potere di poter guarire la rabbia. Niente di più infondato perché anche se le virtù riconosciute alla rosa sono molte, nessuna di queste è miracolosa.
 
Una pianta da siepe, rustica e spinosa
La rosa canina è un arbusto capace di formare cespugli alti anche tre metri dove i rami sarmentosi si intrecciano tanto fittamente da non permettere il passaggio e quindi trova valido impiego nella formazione di siepi miste.
I tralci ricadenti sono dotati di robusti aculei arcuati con base allargata e colorazione, ma non sempre, rossastra.
Le foglie caduche sono composte e presentano una struttura “a rametto” con 5-7 foglioline ellittiche a margine dentellato.
I fiori sono disposti all’ascella delle foglie, spesso raggruppati. Il colore dei cinque petali cuoriformi può variare dal rosa al bianco. Gli stami sono giallastri. Il profumo è appena percettibile.
 
La bacca della rosa canina o del cinorrodonte
Le bacche sono cinnorodi e sono dei falsi frutti originatisi dall’ingrossamento del ricettacolo floreale che maturando assume il classico color rosso-arancione.
Il nome cinnorodo è una semplificazione del più altisonante e pomposo cinnorodonte, derivato direttamente dal termine greco “kinorodon”.
I veri frutti si trovano all’interno della bacca, immersi e protetti da setole trasparenti e aghiformi che, se ingerite, possono causare spiacevoli fenomeni irritativi. Sono piccoli acheni di forma ovale e compressa di colore chiaro.
 
Ricca come un agrume
Da sempre si apprezza l’elevato contenuto vitaminico delle bacche di rosa canina: in un passato non tanto remoto, durante il secondo conflitto mondiale, esse sostituirono egregiamente gli agrumi come fonte di vitamina C, nei paesi tagliati fuori dalle esportazioni di limoni.
Cento grammi di bacche contengono infatti, come acido ascorbico, l’equivalente di 400 milligrammi di Vit.C, pari ad un kg. di limoni.
Il valore delle bacche viene accresciuto dal buon apporto di vitamine del gruppo B, dalla presenza dei carotenoidi precursori della vitamina A, dalla vitamina E, dalla vitamina K, dai flavonoidi, dai tannini e dalle pectine.
Il contenuto in zuccheri è pari al 25% del peso.
 
La marmellata: lunghi tempi di preparazione per una delizia incomparabile
Oggi potete trovare la marmellata di rosa canina, con una certa facilità, nelle erboristerie e nei punti vendita con un angolo del biologico o con particolare attenzione ai prodotti naturali.
Produrre in casa marmellata di rosa canina richiede sicuramente un grosso sforzo e tempi lunghi, ma il risultato saprà ricompensarvi.
Raccogliete le bacche dopo che la temperatura esterna è già scesa sotto lo zero un paio di volte: l’esperienza insegna che i frutti raccolti a quest’epoca si presentano di sapore più gradevole, più polposi e con un più alto contenuto vitaminico.
A questo punto, potrete optare per mondare i frutti dalle setole interne con l’aiuto di un cucchiaino o di un getto d’acqua dopo averli sezionati oppure ricorrere ad una cottura molto prolungata per renderle inoffensive. Nel primo caso, il prodotto richiederà tempi di cottura più brevi, si presenterà più liquido, di un colore brillante e con un migliore valore nutrizionale.
 
Tisane e ricostituenti naturali
Le bacche di rosa canina possono essere conservate in vario modo.
Il più semplice è la surgelazione, che consente di poter disporre di frutti in quantità, da trasformare con comodo, anche per marmellate e sciroppi.
Il più tradizionale è l’essiccamento, previa svuotatura ed eliminazione delle setole. I frutti così conservati possono essere impiegati con successo in tisane di vostra preparazione, dove poter unire insieme sambuco, mirtillo, malva.
Il consumo di cinnorodi freschi o seccati è poi da considerarsi alla stregua di una terapia ricostituente naturale.
Chi volesse tentare di ripercorrere ricette più antiche, parliamo dell’Egitto dei faraoni, può preparare una maschera di bellezza a base di polpa fresca di bacche di rosa canina, miele e limone.

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Hypericum è la pianta vedette che Paolo Cottini ci propone in questo mese di maggio, non solo per la solarità del giallo dei suoi fiori anche per la grande diversificazione delle sue tante specie che ne permette l'impiego nelle situazioni più diverse.

La nostra collaborazione con Alice Galante ci ha permesso di trattare a fondo le piante del giardino acquatico, in questo numero è la volta del fior di loto, il bellissimo Nelumbo nella cultivar candida 'Alba Grandiflora' con un fiore di ben 25 cm o nell'orientale 'Hong Lin Jin' dai graziosissimi fiori color rosa-rosso, coltivabile anche sul terrazzo e fiorita, con l'altra tutta l'estate.

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Infine, segnalo il servizio di Fabiano Sodi che è stato per noi a Ostuni a fotografare i monumentali tronchi degli olivi secolari vere e proprie sculture della natura.