Rosa glaucaUna delle più particolari tra le botaniche autoctone della flora Italica Rosa paonazza (Rosa glauca Pourr.= Rosa ferruginea Auct., Rosa rubrifolia Vill.) colpisce immediatamente per il suo fogliame del tutto peculiare a tinte cangianti, dal verde glauco all’amaranto. Il portamento è simile a quello della più comune rosa canina. Si tratta infatti di pianta arbustiva di medie dimensioni, che senza difficoltà supera i 2 metri di altezza e che anche in larghezza si sviluppa abbondantemente. Non è stolonifera, per cui il cespuglio si infoltisce restando sempre un unico ceppo. Come la maggioranza delle rose, fiorisce ad aprile-maggio in pianura, e a giugno–luglio in montagna. Le roselline hanno cinque petali bilobati e dimensioni ridotte (3-5 cm di diametro), ma una sorprendente colorazione. Presentano corolla bianca al centro e fucsia-ciclamino all’esterno. In questo periodo anche le giovani foglie ed i germogli, hanno una valenza ornamentale molto accentuata, sfoggiando tinte vivaci, tendenti all’amaranto e al bronzo.
Cinorrodi Terminata la fioritura, dai fiori si evolvono i cinorrodi che da acerbi hanno una tinta particolarissima che ricorda il colore della cera lacca, a maturazione, diventano carmini. Forma e dimensione variano da esemplare ad esemplare, alcune rose hanno frutti più rotondeggianti, altre hanno la tipica forma a fiaschetto. Le dimensioni restano comunque sempre comprese tra 1 e 3 cm di lunghezza e 1 o 2 di larghezza. Come tutti i frutti delle rose selvatiche sono appetiti dall’avifauna.
Rosa glauca è una specie solo localmente comune, generalmente rara. Diffusa in Europa centro-meridionale, Balcani ed eventualmente Caucaso o Anatolia.
Di questa bella specie spontanea si fa un uso prevalentemente ornamentale in parchi e giardini, sia per la realizzazione di siepi e barriere che di splendidi esemplari singoli. Adatta al vaso solo su grandi terrazze. Come tutte le piante che ho presentato sin ora, anche la rosa paonazza è estremamente rustica, di poche esigenze, resistentissima a tutte le malattie classiche delle rose coltivate e di veloce sviluppo. Adatta al pieno sole ma anche alla mezz’ombra (soprattutto in pianura ed al Sud Italia). Indifferente al pH del terreno. E’ giusto aggiungere qualche consiglio per la potatura. Se si dispone di molto spazio, a mio avviso lasciarla sviluppare come natura dispone è la soluzione migliore. Infatti in questo caso, produrrà lunghi tralci ricadenti che si riempiranno letteralmente di fiori e frutti. Se al contrario, sarà necessario contenerne lo sviluppo, occorre ricordare che questa, come tutte le rose botaniche italiane, produce un’unica fioritura all’anno che è già programmata sui rami dell’anno precedente. Eliminare quei rami significherà dunque privarci dei fiori per un anno intero. Per questo motivo consiglio dei tagli sul vecchio (grossi rami al centro del cespuglio), utili anche a tenere sana e “giovane” la pianta, e dei tagli di accorciamento o diradamento, sui rami giovani, quelli fioriferi, così da non perdere completamente la fioritura, senza rinunciare a contenere un minimo lo sviluppo della pianta. Il periodo migliore per questi interventi è la fine dell’inverno (febbraio).
Per chi ama moltiplicare le proprie piante consigliamo come sempre la riproduzione da seme. Trattandosi di rosa, è possibile altrettanto la riproduzione per talea legnosa, margotta, propaggine ed innesto. Ovviamente le riproduzioni agamiche ci garantiranno la conservazione degli identici caratteri osservati sulla nostra pianta, cioè dimensioni e colori dei fiori, dei frutti e delle foglie, portamento, spinosità.
Valerio Gallerati VIVAIO FORESTALE VITAVERDE Via 1° Maggio, 28 40015 Galliera (Bo) Tel. 348 9100985 Fax 051 813027 vitaverde@vivaiovitaverde.it |
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